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OCSE: a dieci anni dall’Accordo di Parigi, esperti e governi riconoscono progressi nel clima ma avvertono che gli obiettivi restano ancora insufficienti

A dieci anni dalla firma dell’Accordo di Parigi, l’OCSE pubblica un nuovo rapporto che fotografa lo stato dell’azione climatica nel mondo. Il documento — basato su un sondaggio che ha coinvolto oltre 250 responsabili politici e esperti provenienti da più di 60 Paesi — evidenzia un dato chiaro: senza l’Accordo, la lotta ai cambiamenti climatici sarebbe oggi molto più debole.

Secondo l’OCSE, l’intesa del 2015 ha contribuito a rendere gli sforzi globali più coordinati, ambiziosi ed efficaci, pur riconoscendo che gli impegni attuali restano ben lontani da quanto necessario per centrare gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale.

Obiettivi ancora insufficienti

Il nuovo rapporto si affianca al Climate Action Monitor 2025 dell’OCSE, che ha già segnalato come gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni siano insufficienti. La percezione degli esperti intervistati va nella stessa direzione: l’Accordo di Parigi ha spinto i Paesi ad agire, ma il percorso verso lo zero netto è tutt’altro che in discesa.

Il clima diventa una priorità nazionale

Uno dei dati più forti riguarda la politica interna. Oggi oltre l’80% dei decisori politici e circa il 60% degli esperti ritiene che la mitigazione del cambiamento climatico sia una priorità nazionale. Una percentuale che, in uno scenario “senza Parigi”, crollerebbe sotto il 50%.

Non solo: l’Accordo sembra aver aumentato anche la fiducia nel futuro. Gli intervistati dichiarano di credere quasi il doppio nella possibilità di politiche climatiche efficaci entro il 2040 se l’intesa continua a essere implementata.

Denaro, infrastrutture e tecnologie: gli ostacoli principali

Sul fronte degli ostacoli, governi ed esperti concordano su diversi punti critici.

  • Fondi insufficienti: per il 45% dei decisori politici e il 30% degli esperti, la mancanza di risorse pubbliche è il principale freno economico alla transizione.

  • Infrastrutture ancora inadeguate: dalle reti elettriche ai sistemi di mobilità, molti Paesi non sono ancora pronti a sostenere un’economia a basse emissioni.

  • Accettazione pubblica: misure come carbon tax o limiti alle emissioni incontrano spesso resistenze sociali.

  • Tecnologie pulite troppo costose: sia per cittadini sia per imprese, la convenienza economica delle alternative green non è ancora sufficiente.

Gli intervistati ritengono che circa il 60% dei progressi necessari per colmare il divario tra obiettivi e realtà sarà frutto di politiche pubbliche. Di queste, gli strumenti economici — dai prezzi del carbonio ai sistemi di scambio delle emissioni — rappresenteranno da soli il 25% del cambiamento.

Elettrificazione e energia pulita: le priorità per il futuro

Guardando al prossimo decennio, la ricetta indicata dagli esperti è chiara. Le strategie considerate più efficaci per raggiungere gli obiettivi climatici sono: elettrificazione dei consumi; decarbonizzazione del sistema energetico; miglioramento dell’efficienza energetica.

Tre linee d’azione ormai condivise da governi, scienziati ed economia, ma che richiedono investimenti massicci e continui.

Il messaggio del rapporto è chiaro: l’Accordo di Parigi ha rappresentato una svolta nell’azione globale per il clima, ma la strada resta impervia. Senza un’accelerazione reale e immediata, gli obiettivi fissati dieci anni fa rischiano di restare sulla carta.

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