- 11/06/2026
- Simone Martino
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Le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) si candidano a trasformare l’agricoltura europea. Da Bologna arriva l’appello di ricerca, imprese e istituzioni: servono regole certe per accelerare innovazione, sostenibilità e competitività delle filiere agroalimentari
Più resistenti alla siccità, capaci di utilizzare meglio le risorse naturali e meno vulnerabili a parassiti e malattie. Sono alcune delle promesse delle TEA, le Tecnologie di Evoluzione Assistita, considerate da molti esperti una delle innovazioni più importanti per il futuro dell’agricoltura europea.
Il tema è stato al centro del convegno “Piante TEA per l’innovazione in ambito agrario”, che si è svolto a Bologna presso la Sala 20 Maggio 2012 della Regione Emilia-Romagna. Un appuntamento che ha riunito ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni agricole e operatori della filiera agroalimentare per fare il punto sullo sviluppo di queste tecnologie in Italia e sulle prospettive normative europee.
L’evento, promosso dall’Accademia Nazionale di Agricoltura insieme alla Regione Emilia-Romagna e all’Università di Bologna, è stato aperto dal saluto inaugurale del Prof. Federico Magnani, Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura.
Per il Presidente Magnani “Oggi le TEA, ricoprono un ruolo fondamentale per lo sviluppo agricolo perché rappresentano, non solo, tecniche avanzate capaci di risolvere problemi contingenti, ma anche la capacità del mondo della ricerca di ascoltare eventuali dubbi della società e proporre nuove metodologie”.
Cosa sono le TEA e perché possono rivoluzionare l’agricoltura
A differenza degli OGM tradizionali, le TEA consentono di introdurre modifiche puntuali all’interno del patrimonio genetico della stessa specie, senza trasferire geni provenienti da organismi diversi. L’obiettivo è accelerare processi che in natura potrebbero richiedere molti anni, ottenendo varietà più adatte alle nuove sfide ambientali e produttive.
In un contesto segnato dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, dalla scarsità idrica e dalla necessità di ridurre l’impiego di input chimici, queste tecnologie vengono considerate da una parte crescente della comunità scientifica uno strumento strategico per aumentare la resilienza del settore agricolo.
L’Europa verso il voto decisivo
L’attenzione degli operatori è ora rivolta a Bruxelles. Il prossimo 17 giugno il Parlamento europeo sarà chiamato a votare la nuova regolamentazione sulle cosiddette NGT (New Genomic Techniques), categoria che comprende anche le TEA. La normativa punta a definire regole comuni per coltivazione, commercializzazione e utilizzo dei prodotti ottenuti attraverso queste tecniche.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la distinzione tra le piante NGT-1, considerate equivalenti a quelle ottenute con metodi convenzionali, e le NGT-2, che prevedono modifiche genetiche più complesse e saranno soggette a procedure autorizzative e obblighi di tracciabilità più stringenti.
Per il settore agricolo europeo si tratta di un passaggio cruciale: una cornice normativa stabile viene infatti considerata indispensabile per attrarre investimenti e favorire il trasferimento delle innovazioni dai centri di ricerca alle aziende.
Produttività più alta e minore impatto ambientale
Tra gli interventi più attesi del convegno, quello di Luigi Cattivelli, direttore del Centro di Ricerca Genomica e Bioinformatica del CREA di Fiorenzuola d’Arda.
Secondo i dati presentati, le applicazioni delle TEA potrebbero generare incrementi produttivi compresi tra il 10 e il 15%, migliorando contemporaneamente la capacità delle colture di adattarsi alle condizioni ambientali più difficili.
I risultati delle sperimentazioni mostrano inoltre una maggiore efficienza nell’utilizzo dell’azoto e una riduzione delle perdite di nutrienti dal terreno. Aspetti che potrebbero tradursi in una diminuzione dell’impatto ambientale delle produzioni agricole e in una gestione più sostenibile delle risorse.
Per gli esperti, il passo successivo è incrementare le prove in campo per verificare su larga scala i benefici osservati nei programmi di ricerca.
I cittadini europei guardano con meno diffidenza alle biotecnologie
Uno dei temi storicamente più delicati riguarda la percezione pubblica delle innovazioni genetiche applicate al settore agroalimentare.
Secondo quanto illustrato dalla giornalista e divulgatrice scientifica Anna Meldolesi, i risultati dell’ultima indagine Eurobarometro mostrano un atteggiamento più aperto rispetto al passato. L’utilizzo delle nuove biotecnologie nella produzione alimentare figura infatti tra le preoccupazioni meno sentite dai cittadini europei.
Un dato che, secondo gli esperti, suggerisce come il vero nodo non sia tanto l’accettazione della tecnologia quanto la necessità di garantire trasparenza, informazione e comunicazione scientifica efficace.
Brevetti e innovazione: la sfida della proprietà intellettuale
Nel percorso che porta una nuova varietà vegetale dal laboratorio al mercato, un ruolo centrale è svolto dalla tutela della proprietà intellettuale.
Francesco Mattina, presidente del Community Plant Variety Office (CPVO), ha sottolineato come il sistema europeo della privativa vegetale rappresenti uno dei modelli più avanzati al mondo per proteggere l’innovazione varietale.
La possibilità di valorizzare economicamente gli investimenti in ricerca è infatti considerata essenziale per incentivare lo sviluppo di nuove soluzioni genetiche e favorire la competitività dell’agricoltura europea nel lungo periodo.
Dalla ricerca ai campi: il settore chiede regole certe
Il messaggio emerso con maggiore forza dalla tavola rotonda conclusiva è stato condiviso da istituzioni, mondo produttivo e ricerca: il potenziale delle TEA è ampio, ma per trasformarlo in risultati concreti servono norme chiare e tempi certi.
La filiera agroalimentare guarda alle nuove tecnologie come a uno strumento capace di conciliare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività economica. Tuttavia, senza un quadro regolatorio definito, il rischio è quello di rallentare investimenti e sperimentazioni proprio nel momento in cui il settore agricolo è chiamato a rispondere alle sfide poste dal clima e dai mercati globali.
Per molti osservatori il voto europeo di giugno potrebbe quindi rappresentare l’inizio di una nuova fase per l’innovazione agricola del continente, con effetti destinati a incidere non solo sulla produttività delle aziende, ma anche sulla capacità dell’Europa di costruire un sistema alimentare più resiliente e sostenibile.











































































































































































































































































































































































































