Superficie dell’oceano, simbolo del ruolo dei mari nell’assorbimento della CO2 secondo il nuovo rapporto UNESCO
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Un nuovo rapporto della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO avverte: non sappiamo con precisione come l’oceano assorbe il 25% della CO₂ globale. Un’incertezza che può compromettere le strategie climatiche

L’oceano è il nostro più grande alleato contro la crisi climatica. Assorbe circa un quarto dell’anidride carbonica (CO₂) che immettiamo ogni anno in atmosfera. Eppure, proprio su questo meccanismo fondamentale, la scienza ammette di avere ancora troppe incertezze.

È quanto emerge da un nuovo rapporto coordinato dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, che lancia un allarme chiaro: esiste un “grave punto cieco” nella comprensione di come l’oceano assorba e immagazzini il carbonio. Un vuoto di conoscenza che potrebbe compromettere le previsioni climatiche globali e rendere meno efficaci le strategie di mitigazione e adattamento nei prossimi decenni.

L’oceano assorbe il 25% della CO₂: ma non sappiamo con esattezza come

Secondo il rapporto, l’oceano immagazzina circa il 25% delle emissioni globali di CO₂. Senza questo “pozzo di carbonio” naturale, il riscaldamento globale sarebbe già molto più intenso.

Il problema è che i modelli scientifici oggi disponibili forniscono stime anche molto diverse tra loro. Le discrepanze sull’assorbimento globale di carbonio variano tra il 10% e il 20%, con differenze ancora più marcate in alcune aree del pianeta, come le regioni polari e costiere.

In altre parole: stiamo prendendo decisioni cruciali sul clima senza sapere con precisione come reagirà il più grande regolatore naturale del sistema climatico terrestre.

Modelli climatici basati su dati incompleti

Il documento, intitolato Integrated Ocean Carbon Research Report, evidenzia che le incertezze derivano soprattutto da tre fattori:

1. Dati a lungo termine insufficienti

Le osservazioni continuative sull’assorbimento del carbonio oceanico sono ancora limitate e distribuite in modo disomogeneo nel mondo.

2. Processi biologici poco compresi

Non è ancora chiaro in che modo il riscaldamento delle acque e i cambiamenti nella circolazione oceanica influenzino l’assorbimento di CO₂. Anche il ruolo del plancton e dei microrganismi marini nello stoccaggio a lungo termine del carbonio presenta molte incognite.

3. Impatto delle attività umane

Attività industriali, sfruttamento delle aree costiere e possibili interventi di ingegneria climatica potrebbero alterare la capacità naturale dell’oceano di funzionare come serbatoio di carbonio.

Cosa succede se l’oceano assorbe meno CO₂?

Lo scenario più preoccupante è semplice da spiegare: se in futuro l’oceano dovesse assorbire meno anidride carbonica, una quantità maggiore di CO₂ resterebbe nell’atmosfera, accelerando il riscaldamento globale.

Questo avrebbe conseguenze dirette su:

  • Obiettivi di riduzione delle emissioni

  • Piani climatici nazionali

  • Strategie di adattamento, soprattutto nelle aree costiere

Le comunità che già oggi affrontano tempeste più intense, innalzamento del livello del mare e riscaldamento delle acque sarebbero tra le più colpite da eventuali errori di valutazione.

Dall’incertezza all’azione: la roadmap degli scienziati

Il rapporto, redatto da 72 esperti provenienti da 23 Paesi, rappresenta la sintesi più completa finora realizzata sulle lacune scientifiche legate al carbonio oceanico.

Ma non si limita a evidenziare i problemi: propone anche una tabella di marcia concreta.

Un sistema globale di monitoraggio

Gli esperti chiedono la creazione di un sistema globale coordinato di osservazione del carbonio oceanico che integri:

  • Satelliti

  • Piattaforme autonome in mare

  • Misurazioni continue dalla superficie fino alle grandi profondità

In parallelo, servono modelli climatici più avanzati e un rafforzamento delle competenze scientifiche nelle regioni oggi sottorappresentate, così da garantire una copertura davvero globale.

Il Decennio ONU degli Oceani e gli investimenti in corso

Dall’avvio del Decennio delle Nazioni Unite per le Scienze Oceaniche per lo Sviluppo Sostenibile (2021-2030), la Commissione ha lanciato oltre 500 progetti in tutto il mondo, mobilitando più di un miliardo di dollari.

Gli interventi spaziano:

  • Dal rafforzamento dei sistemi di osservazione oceanica

  • Alla mappatura avanzata dei fondali marini

  • Fino ai sistemi di allerta precoce per i rischi costieri

L’obiettivo è trasformare la conoscenza scientifica in azioni concrete per proteggere la biodiversità marina e rafforzare la resilienza climatica globale.

Ridurre le emissioni resta la priorità

Il messaggio finale del rapporto è chiaro: ridurre drasticamente le emissioni di carbonio resta l’unica soluzione strutturale per proteggere oceano e clima.

Ma senza una comprensione più solida di come evolve il “pozzo di carbonio” oceanico, le strategie climatiche rischiano di poggiare su basi scientifiche incomplete.

E quando si parla di clima, anche un margine di errore del 10% può fare la differenza tra un futuro gestibile e uno molto più difficile da affrontare.

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