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In Italia oltre il 22% dei bandi pubblici non applica i criteri verdi obbligatori: il report Legambiente accende l’allarme

La transizione ecologica italiana continua a inciampare negli appalti pubblici. Nonostante dal 2016 sia obbligatorio inserire i criteri ambientali minimi nei bandi della pubblica amministrazione, oltre una gara su cinque continua a ignorare le regole green previste dalla normativa.

A lanciare l’allarme è il IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato durante il Forum Compraverde Buygreen a Roma. L’indagine ha analizzato 847 bandi pubblici emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti italiane tra aziende sanitarie, centrali regionali di committenza ed enti gestori di aree protette.

Il dato più pesante riguarda proprio l’applicazione dei CAM: nel 22,6% delle gare analizzate i criteri ambientali minimi non sono stati inseriti, nonostante rappresentino uno degli strumenti principali per ridurre l’impatto ambientale della spesa pubblica.

Calzature, eventi e tessile: i settori più in ritardo

Le maggiori criticità emergono in alcuni comparti specifici. Le calzature da lavoro e gli accessori in pelle risultano tra i casi più problematici: quasi una gara su due non applica i criteri ambientali previsti. Situazione critica anche nel settore degli eventi culturali, dove il CAM è assente nel 40% dei bandi esaminati.

Secondo il rapporto, dietro questi ritardi ci sono soprattutto difficoltà burocratiche e carenze organizzative interne alla pubblica amministrazione. Molte amministrazioni faticano infatti ad aggiornare procedure e regolamenti, soprattutto nei settori in cui i criteri ambientali sono stati introdotti più recentemente.

Problemi significativi emergono anche nei comparti del tessile, dei distributori automatici, del verde pubblico, delle infrastrutture stradali e degli arredi.

Formazione insufficiente e controlli quasi assenti

Il vero nodo, però, resta quello delle competenze. Più della metà delle stazioni appaltanti coinvolte nell’indagine indica nella mancanza di formazione specifica il principale ostacolo all’applicazione dei CAM.

A pesare sono anche le difficoltà nella scrittura dei bandi e la scarsa presenza di personale specializzato negli acquisti verdi. Solo una minima parte delle amministrazioni dispone infatti di un referente dedicato al Green Public Procurement.

Ancora più critico il tema dei controlli. Quasi l’80% delle amministrazioni analizzate non effettua un monitoraggio adeguato degli acquisti sostenibili, rendendo difficile verificare l’effettiva applicazione dei criteri ambientali.

Una leva economica da oltre 300 miliardi di euro

Eppure il potenziale degli appalti pubblici resta enorme. La spesa della pubblica amministrazione italiana supera i 309 miliardi di euro e potrebbe rappresentare una leva decisiva per orientare il mercato verso produzioni più sostenibili.

Secondo Legambiente, i criteri ambientali minimi non devono essere considerati soltanto un obbligo normativo, ma uno strumento capace di migliorare qualità, trasparenza e tracciabilità degli appalti pubblici.

Il Green Public Procurement viene sempre più indicato anche come leva industriale strategica per sostenere innovazione, competitività e filiere produttive sostenibili.

Dove gli appalti verdi funzionano davvero

Nonostante il quadro critico, alcuni segnali positivi emergono. I CAM risultano ormai consolidati soprattutto nei settori dell’edilizia, della pulizia e dei servizi energetici per edifici, dove i livelli di applicazione superano l’80%.

Resta però evidente il ritardo complessivo della pubblica amministrazione italiana nel trasformare gli obiettivi ambientali in pratiche operative realmente diffuse.

La sfida, ora, sarà trasformare gli appalti verdi da semplice obbligo burocratico a motore concreto della transizione ecologica del Paese.

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