- 09/05/2026
- Simone Martino
- 0
Da Milano l’appello di Confagricoltura sul futuro dell’agricoltura: Giansanti lancia il piano al 2050, Meloni rilancia sulla sovranità alimentare e sul Made in Italy
L’agricoltura non è più soltanto produzione alimentare. È sicurezza nazionale, energia, stabilità economica e autonomia geopolitica. È il messaggio lanciato dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, durante il convegno organizzato a Milano insieme all’Università Bocconi, trasformato in una riflessione più ampia sul futuro dell’Europa e sui nuovi equilibri globali.
Nel suo intervento, Giansanti ha parlato di una vera “rottura di paradigma” che sta cambiando gli assetti economici mondiali. Guerre, crisi energetiche, tensioni commerciali e fragilità delle filiere internazionali stanno riportando il cibo al centro delle strategie delle grandi potenze.
“Chi controlla le catene alimentari controlla qualcosa di più potente di qualsiasi arsenale”, ha affermato il presidente di Confagricoltura.
Secondo Giansanti, le crisi degli ultimi anni hanno dimostrato quanto il sistema globale sia vulnerabile e quanto la capacità produttiva agricola sia strettamente legata alla sicurezza politica ed economica di un Paese.
Meloni: “L’Italia è una superpotenza agroalimentare”
Al centro dell’evento anche l’intervento del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribadito il valore strategico dell’agricoltura italiana per il futuro del Paese.
“L’agricoltura per noi rappresenta molto. Rappresenta ricchezza, benessere, tradizione, tutela del paesaggio e cultura, perché agricoltura e cultura sono intimamente connesse”, ha dichiarato Meloni.
Il premier ha sottolineato il legame profondo tra identità italiana e mondo agricolo, ricordando come la stessa parola “cultura” derivi dal latino colere, cioè coltivare.
Secondo Meloni, l’obiettivo comune deve essere quello di valorizzare ciò che rende unico il sistema italiano nel mondo. “L’Italia è sempre di più una superpotenza agroalimentare”.
Il presidente del Consiglio ha poi ricordato i risultati economici raggiunti dal comparto: l’Italia è diventata la prima economia agricola d’Europa per valore aggiunto e nel 2024 l’export agroalimentare italiano ha toccato il record di quasi 73 miliardi di euro.
Particolarmente significativa, ha sottolineato Meloni, la crescita delle produzioni certificate. “Le nostre Igp hanno superato la soglia storica dei 12 miliardi di euro con una crescita annuale del 12,7%”.
Per il premier, il nodo centrale resta quello della sovranità alimentare, definita una risorsa strategica irrinunciabile anche per l’Europa. “L’Europa non può e non deve rinunciare alla sovranità alimentare”.
“L’agricoltura non è un costo, ma un asset strategico”
Nel suo intervento, Giansanti ha criticato l’approccio europeo verso il comparto agricolo, sostenendo che Bruxelles continui a considerarlo prevalentemente come un settore da regolamentare o sostenere economicamente.
Il presidente di Confagricoltura ha richiamato quanto accaduto negli ultimi anni: dalla guerra in Ucraina all’utilizzo del grano come leva geopolitica, fino alla crescente acquisizione di terreni agricoli da parte della Cina in Africa e Sud America.
Secondo Giansanti, il controllo della produzione alimentare rappresenta oggi una questione di sicurezza nazionale. “Un Paese che rinuncia alla propria capacità produttiva agricola diventa più debole economicamente, socialmente e democraticamente”.
Da qui il richiamo alla necessità di rafforzare la sovranità alimentare europea non in chiave protezionistica, ma come strumento di resilienza strategica.
Il piano Confagricoltura-Bocconi: agricoltura 2050 tra energia, innovazione e sostenibilità
Durante il convegno è stato presentato anche il progetto per la costruzione di un “Piano Strategico dell’Agricoltura” con orizzonte 2050, sviluppato insieme all’Università Bocconi attraverso nove tavoli di lavoro pensati per affrontare le grandi trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali che interesseranno il settore nei prossimi decenni.
Il piano affronterà temi centrali come la sicurezza alimentare e la sovranità produttiva europea, la transizione energetica e il ruolo delle agroenergie, ma anche l’impatto dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale sulle imprese agricole. Ampio spazio sarà dedicato inoltre alla sostenibilità ambientale, al credito e agli investimenti necessari per sostenere la competitività del comparto, senza dimenticare il tema delle aree interne, della formazione delle nuove generazioni e della futura governance europea dell’agricoltura, anche in vista della PAC post-2027.
L’obiettivo finale sarà la realizzazione di un vero e proprio “Manifesto dell’Agricoltura”, destinato al Governo italiano e alle istituzioni europee come contributo strategico sul futuro del settore primario. “Non sarà una lista di richieste di categoria, ma una visione strategica per il Paese”, ha spiegato Giansanti.
Agroenergie, biometano e IA: la nuova agricoltura italiana
Uno dei temi più rilevanti affrontati durante il convegno riguarda il ruolo dell’agricoltura nella transizione energetica.
Secondo i dati illustrati da Confagricoltura, il comparto agroalimentare produce già circa l’11% dell’energia rinnovabile elettrica nazionale grazie a oltre 48 mila impianti attivi.
Biometano, agrivoltaico, biomasse ed economia circolare vengono considerati strumenti strategici per ridurre la dipendenza energetica dall’estero e rafforzare la competitività delle imprese.
Grande attenzione anche all’innovazione tecnologica. Agricoltura di precisione, digitalizzazione delle filiere e intelligenza artificiale vengono indicate come le grandi trasformazioni che cambieranno il settore nei prossimi anni.
Secondo Giansanti, l’agricoltura non è più un comparto tradizionale, ma uno dei laboratori più avanzati della trasformazione economica e tecnologica europea.
“La democrazia si difende anche dalla terra”
Per Giansanti, l’agricoltura rappresenta un presidio di stabilità democratica, coesione territoriale e libertà economica. Territori agricoli fragili, sostiene il presidente di Confagricoltura, diventano territori più vulnerabili anche sul piano sociale.
“La democrazia si difende anche così. Partendo dalle campagne, dalla terra, dal lavoro e dalla libertà di produrre”.
Un messaggio che arriva in una fase storica segnata da conflitti internazionali, crisi climatiche e crescente instabilità economica, dove il controllo del cibo e dell’energia torna a essere centrale negli equilibri mondiali.



























































































































































































































































































































































































































