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Un rapporto del World Economic Forum individua sei fattori chiave che determineranno il futuro della blue economy rigenerativa: innovazione, finanza, geopolitica e cambiamento climatico tra opportunità e rischi

L’economia blu non rappresenta più soltanto un settore dedicato alla tutela degli oceani, ma sta diventando uno dei pilastri della transizione ecologica globale. La salute dei mari è ormai strettamente collegata alla sicurezza alimentare, alla produzione di energia rinnovabile, alla stabilità climatica e allo sviluppo economico di milioni di persone.

Secondo un nuovo rapporto del World Economic Forum, il passaggio verso un’economia blu rigenerativa dipenderà da sei grandi fattori: tre in grado di accelerare il cambiamento e tre che, al contrario, potrebbero rallentarlo in maniera significativa.

Perché gli oceani sono diventati una priorità strategica

Negli ultimi anni il mare ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie internazionali. Se fino a poco tempo fa gli oceani erano considerati soprattutto vittime del cambiamento climatico, oggi vengono riconosciuti come una parte fondamentale della soluzione.

La crescente attenzione alla sicurezza energetica ha favorito lo sviluppo dell’eolico offshore e delle energie marine, soprattutto in Europa e in Asia, mentre nuovi accordi internazionali stanno rafforzando la tutela della biodiversità marina e il contrasto alla pesca illegale.

Tra i passi più importanti figurano il nuovo accordo ONU sulla biodiversità marina nelle acque internazionali (BBNJ) e l’intesa dell’Organizzazione mondiale del commercio che limita i sussidi alla pesca illegale e allo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche.

Tecnologie sempre più accessibili cambiano la gestione del mare

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda il rapido abbassamento dei costi delle tecnologie di monitoraggio.

Satelliti, droni, analisi del DNA ambientale e sistemi di intelligenza artificiale permettono oggi di controllare gli ecosistemi marini con strumenti che fino a pochi anni fa erano riservati ai grandi operatori.

Questa evoluzione consente anche alle comunità costiere più isolate di contrastare la pesca illegale, monitorare gli habitat naturali e gestire in modo più sostenibile le risorse marine.

Parallelamente stanno diventando sempre più diffuse tecnologie come pannelli fotovoltaici, catene del freddo alimentate a energia solare e imbarcazioni elettriche, rendendo più competitivo anche il lavoro dei piccoli pescatori.

Crescono gli investimenti, ma servono nuovi modelli finanziari

Il rapporto evidenzia anche una crescita degli strumenti finanziari dedicati alla tutela degli oceani.

Negli ultimi anni sono aumentati i fondi destinati ai progetti climatici marini, così come il ricorso alle cosiddette “obbligazioni blu”, agli accordi di conversione del debito in investimenti ambientali e alla finanza mista, che combina capitali pubblici e privati.

Secondo gli esperti, tuttavia, la vera sfida consiste nel coinvolgere maggiormente le comunità locali, che continuano a essere escluse dai processi decisionali nonostante dimostrino una gestione delle risorse marine spesso più efficace rispetto ai modelli centralizzati.

Le tensioni geopolitiche frenano la cooperazione internazionale

Accanto alle opportunità emergono però ostacoli sempre più evidenti. Il World Economic Forum sottolinea come il crescente indebolimento della cooperazione internazionale rappresenti uno dei principali rischi per la transizione dell’economia blu.

Le tensioni geopolitiche, il rallentamento delle politiche ambientali in alcune grandi economie e la competizione per le nuove rotte commerciali aperte dallo scioglimento dei ghiacci artici stanno complicando il raggiungimento di accordi globali.

A questo si aggiunge il dibattito sull’estrazione mineraria nei fondali oceanici, che rischia di compromettere gli equilibri tra sviluppo economico e tutela degli ecosistemi.

Per molti Paesi in via di sviluppo, inoltre, la pesca rappresenta ancora una fonte essenziale di reddito e sicurezza alimentare, rendendo difficile ridurre la pressione sulle risorse senza valide alternative economiche.

Il cambiamento climatico rischia di superare ogni capacità di adattamento

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione emerge la velocità con cui gli oceani stanno cambiando.

Secondo il rapporto, alcuni ecosistemi potrebbero raggiungere punti di non ritorno indipendentemente dalla qualità delle politiche di conservazione.

Con un aumento della temperatura globale di due gradi, gran parte delle barriere coralline rischia infatti di subire fenomeni di sbiancamento annuali incompatibili con la loro sopravvivenza, mentre l’Artico potrebbe vivere estati completamente prive di ghiaccio già nel prossimo decennio.

Anche gli stock ittici stanno modificando la propria distribuzione geografica, spostandosi progressivamente verso i poli e mettendo in crisi economie locali costruite su equilibri ormai destinati a cambiare.

Per questo motivo la protezione degli oceani non può più prescindere da una drastica riduzione delle emissioni di gas serra e da nuove strategie di rimozione della CO₂, nelle quali proprio gli oceani potrebbero svolgere un ruolo determinante.

I finanziamenti restano insufficienti

L’ultimo ostacolo individuato dal World Economic Forum riguarda la disponibilità di capitali.

Nonostante la crescente attenzione internazionale, gli investimenti destinati alla rigenerazione degli ecosistemi marini risultano ancora largamente inferiori rispetto alle necessità.

Molti strumenti finanziari vengono utilizzati principalmente per rifinanziare progetti già esistenti, senza generare un reale impatto ambientale.

A complicare il quadro contribuisce anche il progressivo disimpegno di alcune grandi istituzioni finanziarie dagli impegni climatici assunti negli ultimi anni, privilegiando obiettivi di breve periodo rispetto agli investimenti necessari per il recupero degli oceani.

La sfida dell’economia blu riguarda tutti

Secondo il World Economic Forum, il futuro dell’economia blu dipenderà dalla capacità di far convergere innovazione tecnologica, cooperazione internazionale, finanza sostenibile e coinvolgimento delle comunità locali.

La posta in gioco va ben oltre la sola tutela dell’ambiente marino: riguarda la sicurezza alimentare globale, la resilienza climatica, la produzione energetica e il sostentamento di centinaia di milioni di persone che vivono grazie al mare.

Se i sei fattori individuati riusciranno a evolvere nella direzione giusta, gli oceani potranno diventare uno dei principali alleati della transizione ecologica mondiale.

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