- 17/05/2024
- Simone Martino
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È necessario realizzare infrastrutture “a prova di clima” per permettere ai territori una gestione efficace e efficiente della risorsa nelle situazioni di stress, come siccità e alluvioni
La velocità con cui il cambiamento climatico si sta manifestando è asincrona rispetto ai tempi con cui un territorio naturalmente si adatta al clima prevalente: velocissimo il primo, lentissimo il secondo.
Pertanto, oggigiorno, la resilienza di un territorio deve per forza passare dalla manutenzione e dall’ammodernamento delle infrastrutture esistenti e dalla realizzazione di nuove, rispondenti ai bisogni che affiorano.
Infrastrutture e governance
È rilevante osservare, inoltre, come siano proprio le infrastrutture a dare forma al complesso di servizi e di attività economiche che intorno ad esse ruotano. Per esempio, la realizzazione di un invaso ha impatti positivi sulla industria e sull’agricoltura del territorio.
La capacità di adattarsi alla siccità sarà determinata dal mantenimento in efficienza e dalla nuova capacità degli invasi, dalla presenza di desalinizzatori in grado di fare fronte alle punte di domanda, da una rete di distribuzione efficiente e senza perdite, dal riuso delle acque depurate e affinate in ambito agricolo, e da sistemi irrigui efficienti e colture coerenti con la disponibilità di acqua, da una integrazione sistematica delle soluzioni basate sulla natura o nature based solutions, a quelle infrastrutturali “grigie” per il ripristino del capitale naturale ovvero della capacità rigenerativa endogena dei territori.
E da come tutti questi aspetti sono in grado di essere messi a sistema. Si tratta di una rete di infrastrutture in cui non è ammessa una “maglia debole”: il costo è la mancata resilienza dell’intero territorio.
Non è sufficiente, tuttavia, la presenza e il funzionamento di una rete di infrastrutture, ma è necessario anche che venga definito l’assetto di governo relativo alla gestione della risorsa in una prospettiva olistica e complessiva, sia per le fasi più critiche, che per regolare l’ordinario. È necessario, insomma, definire i ruoli, le regole e gli obiettivi che devono guidare la gestione dell’acqua, ed in particolare della adduzione primaria.
Se, con riferimento all’approvvigionamento idrico primario, si osserva un’attenzione al rilevante fabbisogno relativo allo sviluppo e all’adeguamento infrastrutturale del sistema, lo stesso non si può dire per quello che attiene la governance.
Infrastrutture e investimenti fortemente connessi
Sono infatti attivi – o in via di attivazione – il Piano Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le iniziative del Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico (PNIISSI).
Il primo, fra i vari ambiti, contempla anche azioni volte al rinnovamento del Servizio Idrico, con specifico riferimento a “Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico” e “Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti” per un importo totale pari a quasi 4 miliardi di euro.
Il secondo, invece, è più specificatamente orientato all’approvvigionamento idrico primario, con particolare riferimento alle infrastrutture, e ha raccolto richieste per un importo di oltre 13,5 miliardi di euro, ma si è ancora in attesa che venga deliberato l’ammontare delle risorse disponibili.


Fonte: elaborazione Laboratorio Ref Ricerche
Per quello che concerne, invece, l’evoluzione della governance, si può osservare come, l’emergenza siccità del 2022, dilungatasi anche nel 2023, abbia generato una risposta istituzionale che, ancorché emergenziale, si è attivata sulla gestione dell’adduzione primaria.
Infatti, con il DL Siccità, è stato appuntato un Commissario Straordinario nazionale, supportato da una apposita Cabina di Regia, ai quali è stato chiesto di redigere e attuare una prima proposta d’azione per far fronte al fenomeno della scarsità idrica.
Se da una parte le proposte sono state orientate alle infrastrutture, come l’approvazione dei finanziamenti per la realizzazione di opere per 102 milioni di euro ovvero la valutazione – in una prospettiva di programmazione organica – di 127 richieste di finanziamento pervenute tramite il PNIISSI, dall’altra, invece, sono state orientate proprio verso una riflessione sulla governance dell’approvvigionamento idrico primario.
Non solo quindi le infrastrutture, ma anche quel complesso di regole e ruoli per garantire un corretto, equo e sostenibile prelievo e utilizzo dell’acqua, in una prospettiva che trascenda la dimensione locale e abbracci uno sguardo più vasto.
La governance, insomma, deve essere intesa come la sovra-struttura cardine che permette l’efficiente coordinamento e funzionamento delle infrastrutture presenti nei territori.
Fonte: Laboratorio Ref Ricerche






















































































































































































































































































































































































