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L’analisi IEEFA spiega come la dipendenza europea dal gas e dal GNL globale possa far aumentare le bollette elettriche fino a 120 euro l’anno per famiglia

Le bollette elettriche in Europa restano esposte alle oscillazioni del prezzo del gas, anche quando la produzione energetica non dipende direttamente dai combustibili fossili.

Secondo le analisi del settore, questo legame potrebbe tradursi in un aumento fino a circa 120 euro l’anno per famiglia, a seconda del Paese e dell’andamento dei mercati.

È quanto emerge dall’ultima analisi della IEEFA (Institute for Energy Economics and Financial Analysis), dedicata agli impatti sugli europei della guerra in Medio Oriente.

Nell’analisi si legge infatti che “la dipendenza dell’Europa dal gas significa che i prezzi dell’elettricità restano fortemente influenzati dai mercati globali del GNL”.

La catena globale che collega Medio Oriente e bollette

Il punto di partenza è il mercato globale del gas naturale liquefatto (GNL), una filiera che attraversa rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz.

Secondo la IEEFA, “circa un quinto del commercio mondiale di GNL passa attraverso lo Stretto di Hormuz, con il Qatar tra i principali esportatori coinvolti”.

Qualsiasi tensione geopolitica in quell’area può quindi avere effetti a catena sui prezzi europei, indipendentemente dalla provenienza finale del gas.

Il TTF e il meccanismo che fissa il prezzo della luce

Il mercato di riferimento europeo è il Title Transfer Facility (TTF), che influenza direttamente il costo dell’elettricità. “Le centrali a gas determinano il prezzo marginale dell’elettricità in Europa per molte ore del giorno”.

Questo accade perché il sistema elettrico europeo è costruito sul cosiddetto ordine di merito: l’ultima centrale necessaria per soddisfare la domanda fissa il prezzo per tutto il mercato.

Il legame diretto tra gas ed elettricità

L’analisi sottolinea anche il meccanismo tecnico alla base degli aumenti: “Le centrali a gas utilizzano circa 1,7–1,8 unità di gas per generare un’unità di elettricità, amplificando l’impatto dei prezzi del gas sul costo dell’energia elettrica”.

Per questo motivo, anche piccoli aumenti del gas si riflettono in modo amplificato sulle bollette della luce.

Quanto possono aumentare le bollette

Secondo le stime citate dalla IEEFA, un aumento del 60% dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità potrebbe tradursi in un incremento medio tra 80 e 100 euro l’anno per le famiglie europee.

Nell’analisi si precisa che “questi aumenti non rappresentano l’intero costo della bolletta, ma la componente aggiuntiva legata alla crisi energetica rispetto ai livelli pre-2021”.

Il caso Italia e le differenze tra Paesi europei

L’impatto non è uniforme. L’Italia risulta tra i Paesi più esposti, insieme a Regno Unito e Irlanda, per via dell’alta dipendenza dal gas nella produzione elettrica.

La Germania resta in una posizione intermedia: le rinnovabili crescono, ma il gas continua a influenzare il prezzo per molte ore l’anno.

La Francia è parzialmente protetta dal nucleare, anche se – come ricorda la IEEFA – “anche sistemi con alta quota nucleare non sono immuni agli shock dei prezzi del gas”, come dimostrato dall’aumento del 45% dei prezzi all’ingrosso registrato recentemente.

La Spagna, invece, ha ridotto il peso del gas grazie alla crescita di eolico e fotovoltaico.

Un sistema che resta dipendente dal gas

Uno dei punti centrali del report riguarda la struttura del mercato europeo. Secondo la IEEFA, “il gas continua a determinare il prezzo marginale dell’elettricità per troppe ore, anche quando non è la principale fonte di produzione”.

Le rinnovabili riducono i prezzi quando sono disponibili, ma quando la loro produzione cala, il sistema torna a dipendere dalle centrali a gas.

Il limite della transizione energetica

Altro aspetto evidenziato è il ritardo negli strumenti di flessibilità: “La capacità di accumulo tramite batterie e l’espansione del pompaggio idroelettrico restano insufficienti per modificare in modo strutturale la formazione dei prezzi”.

Anche la flessibilità della domanda, cioè la capacità dei consumatori di adattare i consumi ai prezzi, viene definita ancora marginale.

Conclusione: un problema strutturale, non congiunturale

La conclusione della IEEFA è chiara: il problema non riguarda solo le crisi geopolitiche o la disponibilità di gas, ma la struttura stessa del mercato elettrico europeo.

L’analisi sottolinea che “la vulnerabilità dei prezzi non deriva da un fallimento del mercato, ma dal persistente ruolo del gas come tecnologia marginale”.

E aggiunge che il nodo principale resta politico: decidere se continuare a sostenere capacità a gas sempre meno competitive o accelerare una transizione verso un sistema elettrico meno esposto alle fluttuazioni globali.

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