potenziale del biometano da scarti agricoli
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Dal Forum Biometano di Legambiente arriva uno studio sulle potenzialità del biometano da scarti agricoli: fino a 5,7 miliardi di m³ l’anno, in linea con gli obiettivi 2030 del PNIEC

Il biometano prodotto da scarti e sottoprodotti agricoli può diventare una delle chiavi della transizione ecologica italiana. Se il Paese accelerasse davvero sulla digestione anaerobica applicata a reflui zootecnici, residui vegetali e sottoprodotti agroindustriali, potrebbe arrivare a produrre oltre 5,7 miliardi di metri cubi di biometano all’anno, un valore in linea con gli obiettivi al 2030 fissati dal Piano nazionale energia e clima (PNIEC).

È la stima contenuta nel nuovo studio di Legambiente, presentato a Roma nel corso del primo Forum Biometano organizzato insieme al CIB – Consorzio Italiano Biogas e al CIC – Consorzio Italiano Compostatori, con il coinvolgimento di imprese e partner industriali del settore.

Il titolo della ricerca è chiaro: “Biometano: una risorsa strategica per la transizione ecologica dell’Italia”. E i numeri raccontano un potenziale che, secondo l’associazione ambientalista, non può essere ignorato.

I numeri dello studio: quanto biometano può produrre l’Italia

Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e basato su dati di enti come ISTAT, ISPRA, ENEA e CRPA, stima una produzione potenziale complessiva di 10,2 miliardi di metri cubi di biogas, equivalenti a circa 5,7 miliardi di metri cubi di biometano.

La principale fonte è rappresentata dagli effluenti zootecnici, che coprono il 75% del potenziale. Seguono:

  • scarti di colture erbacee (20%);

  • residui della trasformazione industriale vegetale (5%);

  • sottoprodotti della macellazione (1%).

Si tratta, in gran parte, di materiali che oggi rappresentano un problema di gestione per le aziende agricole e che potrebbero invece trasformarsi in energia rinnovabile, fertilità per i suoli (attraverso il digestato) e riduzione delle emissioni climalteranti.

Focus regionale: Lombardia in testa, Puglia sorpresa

Accanto al dato nazionale, Legambiente ha analizzato cinque regioni chiave: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Puglia e Sicilia.

È la Lombardia a guidare la classifica, con un potenziale di circa 1,2 miliardi di metri cubi di biometano da scarti agricoli. Qui gli effluenti zootecnici rappresentano l’83% della fonte potenziale.

Interessante il caso della Puglia, dove il potenziale è stimato in oltre 287 milioni di metri cubi: in questo caso, accanto ai reflui zootecnici (50%), pesa in modo significativo anche il contributo degli scarti delle colture erbacee (41%).

Numeri che, secondo l’associazione, dimostrano come il biometano possa diventare una leva strategica per lo sviluppo locale, a patto di dimensionare impianti e filiere in modo coerente con il tessuto agricolo e con la disponibilità reale delle matrici.

Il ruolo del PNRR e la corsa contro il tempo

Una spinta decisiva è arrivata negli ultimi anni dal PNRR, che ha favorito la riconversione di impianti a biogas e la realizzazione di nuovi progetti.

Ad oggi risultano oltre 600 domande nelle graduatorie dei cinque bandi previsti dal DM 2022. Le stime indicano la possibilità di realizzare più di 560 progetti, per una capacità complessiva di circa 240–250 mila Smc/h, coprendo quasi interamente la potenzialità messa a bando.

Oltre il 50% dei progetti riguarda la riconversione di impianti esistenti, mentre più del 90% della capacità ammessa è di origine agricola. Una quota minoritaria, circa il 10%, riguarda invece impianti alimentati da FORSU (frazione organica dei rifiuti urbani), fondamentali per l’economia circolare.

La vera sfida, sottolinea Legambiente, è ora realizzare concretamente gli impianti e non sprecare la proroga di 24 mesi approvata dal Consiglio dei Ministri a fine gennaio.

Ciafani: “Può sostituire il gas fossile, ma servono scelte coraggiose”

“Il biometano può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come il trasporto pesante e alcune attività industriali, aiutando l’Italia a ridurre le importazioni dall’estero”, ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Ma perché questo accada, servono regole chiare, iter autorizzativi più snelli, tempi certi e un reale coinvolgimento dei territori. “Solo così si potranno centrare davvero gli obiettivi del PNIEC. Il biometano è un alleato prezioso per accelerare la transizione ecologica. L’Italia non perda questa occasione”, ha aggiunto.

Dieci proposte al Governo: dalle autorizzazioni ai controlli

Durante il Forum, Legambiente ha presentato anche un pacchetto di dieci proposte rivolte all’Esecutivo. Tra le richieste principali:

  • incentivi orientati solo alle filiere realmente circolari;

  • continuità oltre il PNRR;

  • premialità per chi riduce le emissioni;

  • semplificazione degli iter autorizzativi;

  • investimenti in reti e connessioni;

  • maggiore trasparenza e tracciabilità;

  • rafforzamento dei controlli da parte di GSE, ARERA e Governo;

  • riduzione del metano fuggitivo;

  • centralità di agricoltori e comunità locali.

Secondo l’associazione, il biometano deve diventare un’infrastruttura a servizio dell’agricoltura, non il contrario.

Economia circolare: il contributo dei rifiuti organici

Accanto agli scarti agricoli, anche i rifiuti organici urbani giocano un ruolo chiave. In Italia la raccolta differenziata produce 7,6 milioni di tonnellate di rifiuto organico ogni anno. Oggi il 75% della frazione umida viene trattato in impianti con digestione anaerobica, generando circa 200 milioni di metri cubi di biometano.

Secondo il CIC, grazie agli investimenti PNRR e agli incentivi GSE si potrebbe arrivare a 354 milioni di metri cubi.

Per Gianpaolo Vallardi, presidente del CIC, il riciclo dell’organico dimostra come l’economia circolare possa trasformare un rifiuto in una risorsa strategica per la decarbonizzazione.

Sulla stessa linea Piero Gattoni, presidente del CIB, che parla del biometano come motore di una “transizione agroecologica”, capace di rendere le aziende agricole più resilienti e circolari nel lungo periodo.

Informazione e territori: la campagna “Fattore Biometano”

A frenare lo sviluppo del settore, secondo Legambiente, sono ancora diffidenza, scarsa informazione e mancanza di trasparenza.

Per questo l’associazione ha lanciato la campagna “Fattore Biometano – Moltiplichiamo i benefici per il clima e l’agricoltura”, con incontri pubblici, formazione e attività nelle scuole in diverse regioni italiane.

L’obiettivo è contrastare fake news e promuovere impianti “fatti bene”, capaci di ridurre l’inquinamento di aria, acqua e suolo e restituire sostanza organica ai terreni agricoli.

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