- 01/12/2025
- Redazione
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IEA: i mercati elettrici devono evolvere per garantire sistemi sicuri, sostenibili e accessibili. Servono riforme per investimenti e gestione del rischio
La transizione energetica accelera, la domanda cresce e le reti diventano sempre più complesse. In questo scenario, la progettazione dei mercati elettrici deve evolvere con rapidità. È l’avvertimento contenuto nel nuovo rapporto Electricity Market Design: Building on strengths, addressing gaps pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), che analizza Europa, Stati Uniti, Giappone e Australia.
Secondo l’IEA, mercati ben progettati possono bilanciare in modo efficiente domanda e offerta, coordinare le operazioni e indirizzare gli investimenti necessari a sostenere la decarbonizzazione. Ma mentre i mercati a breve termine funzionano bene, quelli di lungo periodo mostrano criticità sempre più evidenti.
Forte performance nelle operazioni a breve termine
Negli ultimi cinque anni, in tutte le regioni analizzate, la fornitura elettrica è stata garantita per oltre il 99,9% del tempo. I mercati a breve termine — come il day-ahead europeo, che elabora più di 400.000 offerte ogni ora — sono riusciti a mantenere operazioni trasparenti, affidabili e competitive anche in sistemi elettrici diventati più complessi, con una crescente presenza di tecnologie distribuite e rinnovabili.
Secondo l’IEA, questo segmento del mercato ha permesso una programmazione efficiente e una formazione dei prezzi che favorisce la concorrenza, coinvolgendo un numero sempre più ampio di operatori.
L’anello debole: i mercati di lungo periodo
Il rapporto evidenzia invece che i mercati a lungo termine soffrono di scarsa liquidità. Le negoziazioni forward e futures raramente vanno oltre i due anni di anticipo, un orizzonte troppo corto rispetto ai 10-30 anni necessari per finanziare grandi impianti di generazione, sistemi di accumulo o progetti di elettrificazione.
Questa mancanza di strumenti di copertura sul lungo periodo rende più rischiosi gli investimenti in infrastrutture energetiche strategiche. Le imprese faticano a proteggersi dalla volatilità dei prezzi e a pianificare nuovi progetti, rallentando così lo sviluppo di capacità a basse emissioni e la modernizzazione del sistema.
Il ruolo — e i limiti — dei meccanismi complementari
Per colmare questi gap, molti Paesi hanno introdotto strumenti aggiuntivi: capacity market, aste per le rinnovabili, schemi di remunerazione e incentivi. L’IEA riconosce che questi meccanismi hanno avuto un ruolo chiave nel promuovere obiettivi politici come sicurezza delle forniture e riduzione delle emissioni.
Ma non mancano le ombre. In alcuni casi, osserva il rapporto, una progettazione non ottimale ha generato inefficienze di sistema e costi maggiori per gli utenti finali. Inoltre, questi strumenti sono diventati ormai strutturali, riducendo il ruolo dei segnali di prezzo di mercato.
Le riforme necessarie secondo l’IEA
Per l’IEA, la priorità è preservare i punti di forza dei mercati a breve termine, adattandoli a un sistema sempre più dinamico. Al tempo stesso, occorre intervenire sui mercati a lungo termine per:
aumentare la liquidità e l’orizzonte delle negoziazioni,
migliorare gli strumenti di gestione del rischio,
rendere più accessibili i mercati forward e futures,
integrare in modo più efficace i meccanismi di sostegno.
Serve inoltre — sottolinea il rapporto — una visione olistica delle riforme, con processi trasparenti e prevedibili, indispensabili per mantenere la fiducia degli operatori e sostenere gli investimenti.
Una nuova fase nella transizione energetica
La conclusione dell’IEA è chiara: i mercati elettrici non bastano più così come sono. Per accompagnare la transizione energetica e garantire sistemi sicuri, sostenibili e accessibili, occorrono regole più moderne, capaci di riflettere le esigenze di un settore sempre più complesso e interconnesso.
Un messaggio rivolto ai governi e ai regolatori di tutto il mondo, che nei prossimi anni saranno chiamati a ripensare profondamente l’architettura del mercato elettrico per sostenere la decarbonizzazione globale.
































































































































































































































































































































