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Il Pakistan riduce la dipendenza da petrolio e gas grazie al solare: oltre 12 miliardi risparmiati e maggiore sicurezza energetica nella crisi dello Stretto di Hormuz

Mentre l’Europa guarda alla Spagna come modello di resilienza energetica, un caso ancora più sorprendente emerge dall’Asia: quello del Pakistan, che grazie a una diffusione capillare del solare sta riducendo drasticamente la propria vulnerabilità agli shock energetici globali.

Secondo un recente studio del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA). Islamabad ha già evitato oltre 12 miliardi di dollari in importazioni di petrolio e gas. E la cifra è destinata a crescere: entro la fine del 2026, il risparmio potrebbe superare i 18 miliardi complessivi.

Un risultato che assume un peso ancora maggiore nel contesto delle tensioni geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali.

Il fattore Hormuz: un rischio sistemico per l’Asia

Il Pakistan resta tra i Paesi più esposti al traffico energetico che attraversa lo Stretto. Ancora nel 2024 figurava tra i primi cinque al mondo per dipendenza dal petrolio e tra i primi tre per il GNL proveniente da questa rotta.

Un’eventuale interruzione prolungata del passaggio nello stretto avrebbe effetti immediati e devastanti sull’intero sistema energetico nazionale.

Eppure, proprio mentre le tensioni crescono, il Pakistan ha già iniziato a ridurre questa esposizione.

Il solare sui tetti cambia le regole del gioco

La trasformazione non è arrivata da grandi piani industriali, ma da milioni di decisioni individuali. Case, fattorie e imprese hanno installato pannelli fotovoltaici, dando vita a una delle più rapide transizioni energetiche “dal basso” mai osservate.

“La rivoluzione solare del Pakistan non è stata pianificata a Islamabad – è stata costruita sui tetti. Ma mentre le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz aumentano, quei pannelli si stanno dimostrando una delle strategie di sicurezza energetica più efficaci del paese – con il solare distribuito che ora si fa carico di una quota crescente del fabbisogno elettrico nazionale”, ha dichiarato Rabia Babar, Energy Data Manager presso Renewables First.

“Lo Stretto di Hormuz rimane uno dei colli di bottiglia energetici più pericolosi al mondo, ma il Pakistan sta riducendo silenziosamente la sua esposizione da anni. Il suo boom del solare sui tetti ha tagliato la fattura delle importazioni e sta agendo ora come una polizza assicurativa contro gli shock del petrolio e del GNL che si propagano dal Golfo”, ha affermato Lauri Myllyvirta, co-fondatore del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA).

Il risultato è tangibile:

  • calo della domanda di gas naturale liquefatto

  • contratti di importazione rinegoziati

  • spedizioni di GNL deviate verso altri mercati

Il sistema energetico si è progressivamente alleggerito dalla dipendenza esterna, senza passare per riforme centralizzate.

Risparmi economici e stabilità sociale

L’impatto non è solo macroeconomico. Il solare sta cambiando anche la vita quotidiana.

Con la recente introduzione di misure di razionamento del carburante, il governo ha incoraggiato lavoro e studio da remoto. Una scelta resa possibile proprio dalla maggiore autonomia energetica garantita dai pannelli domestici.

A differenza delle crisi passate, non si è reso necessario ricorrere al “load shedding” – i blackout programmati – segno che il sistema regge meglio gli shock.

Un modello opposto al resto dell’Asia

Il caso pakistano si distingue nettamente da quello di altre economie asiatiche come Cina, India e Corea del Sud, che continuano ad aumentare le importazioni di gas.

Qui, invece, la curva si è invertita: il consumo energetico cresce, ma viene soddisfatto sempre più al di fuori del sistema tradizionale.

Credit: Renewable First

È il segno di una trasformazione strutturale, non di una contrazione economica.

Il ruolo decisivo della politica (e dei prezzi cinesi)

Paradossalmente, questa rivoluzione non è stata pianificata nei dettagli. Ma una scelta politica si è rivelata cruciale: l’azzeramento delle tasse sulle importazioni di pannelli solari tra il 2013 e il 2025.

A questo si è aggiunto un fattore globale determinante: il crollo dei prezzi dei moduli fotovoltaici prodotti in Cina, resi competitivi da economie di scala e sovraccapacità industriale.

Entro il 2024, produrre energia con pannelli domestici in Pakistan era diventato più economico rispetto all’elettricità di rete.

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