- 19/12/2025
- Redazione
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Nel 2024 il 25,2% dell’energia dell’Europa è rinnovabile. Progressi importanti, ma il target 2030 al 42,5% richiede un’accelerazione decisiva
Nel 2024 poco più di un quarto dell’energia consumata nell’Unione europea è arrivata da fonti rinnovabili. Un risultato in crescita, ma ancora insufficiente rispetto agli obiettivi climatici fissati da Bruxelles.
I dati Eurostat mostrano un’Europa che avanza a velocità diverse: i Paesi nordici trainano la transizione, mentre altri restano indietro, soprattutto nei trasporti e nel riscaldamento.
Un quarto dell’energia UE è rinnovabile, ma il traguardo è lontano
Lo scorso anno il 25,2% del consumo finale lordo di energia nell’UE è stato coperto da fonti rinnovabili, con un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2023. È un progresso costante, ma non basta: il nuovo obiettivo europeo al 2030 è fissato al 42,5%, con l’ambizione di arrivare al 45%.
Per centrare il target, dal 2025 al 2030 sarebbe necessario un incremento medio annuo di quasi 3 punti percentuali. In altre parole, l’Europa dovrebbe accelerare a un ritmo quattro volte superiore a quello attuale.

Dal 2004 a oggi una crescita quasi triplicata
Il dato del 2024 racconta comunque una trasformazione profonda. Vent’anni fa, nel 2004, le rinnovabili rappresentavano appena il 9,6% dei consumi energetici europei. Oggi la quota è quasi triplicata, spinta da investimenti in eolico, solare e idroelettrico, oltre che dall’uso crescente di biomasse e pompe di calore.
Secondo la Commissione europea, questa transizione non ha solo benefici ambientali — come la riduzione delle emissioni di gas serra — ma anche economici e geopolitici: meno dipendenza da petrolio e gas, più sicurezza energetica e nuove opportunità occupazionali nelle tecnologie verdi, pilastro dell’Unione dell’energia e del Clean Industrial Deal.
Nord Europa in testa, Belgio e Irlanda in coda
La mappa europea delle rinnovabili resta però molto disomogenea. La Svezia guida la classifica con il 62,8% dei consumi coperti da fonti verdi, grazie soprattutto a biomassa, idroelettrico ed eolico. Seguono Finlandia (52,1%) e Danimarca (46,8%).
All’estremo opposto si trovano Belgio (14,3%), Lussemburgo (14,7%) e Irlanda (16,1%). Alcuni Paesi hanno fatto ricorso ai cosiddetti “trasferimenti statistici”, accordi che consentono di contabilizzare energia rinnovabile prodotta altrove per rispettare gli obblighi europei.
Elettricità: vento, acqua e solare spingono la transizione
È nel settore elettrico che la transizione appare più avanzata. Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto il 47,5% del consumo lordo di elettricità nell’UE, oltre due punti in più rispetto al 2023.
Eolico e idroelettrico rappresentano quasi due terzi della produzione verde, ma il vero protagonista è il solare: nel 2008 valeva appena l’1% dell’elettricità rinnovabile, oggi supera il 23%, con una produzione cresciuta da 7,4 a 304 TWh in poco più di quindici anni.
Austria, Svezia e Danimarca superano il 75% di elettricità rinnovabile, mentre Germania, Spagna e Paesi Bassi hanno ormai oltrepassato la soglia del 50%. In fondo alla classifica restano Malta, Repubblica Ceca e Lussemburgo.
Riscaldamento e raffreddamento: un settore ancora difficile
Nel riscaldamento e raffreddamento — ambito cruciale per famiglie e industria — le rinnovabili coprono il 26,7% dei consumi, più del doppio rispetto al 2004. Un risultato favorito anche dalla diffusione delle pompe di calore.
Qui dominano ancora una volta i Paesi nordici: Svezia, Finlandia e Danimarca superano ampiamente il 50%. All’opposto, Irlanda, Belgio e Paesi Bassi restano sotto il 12%, segno delle difficoltà strutturali nel decarbonizzare edifici e sistemi di riscaldamento.
Trasporti, il grande ritardo europeo
Il settore più indietro è quello dei trasporti. Nel 2024 solo l’11,2% dell’energia utilizzata nei trasporti proveniva da fonti rinnovabili, nonostante una crescita significativa rispetto all’1,4% del 2004.
L’obiettivo UE al target 2030 è ambizioso: 29% di energia rinnovabile nei trasporti, oppure una riduzione del 14,5% dell’intensità di gas serra dei carburanti. Anche qui le differenze sono marcate: Svezia e Finlandia superano il 20%, mentre Grecia e Croazia restano sotto il 5%.
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La sfida dei prossimi sei anni
I numeri raccontano un’Europa che ha imboccato con decisione la strada delle rinnovabili, ma che ora si trova davanti alla parte più ripida della salita. Raggiungere gli obiettivi del 2030 significherà investire più rapidamente, semplificare le autorizzazioni e colmare i divari tra i Paesi membri.
La transizione energetica non è più solo una questione ambientale: è diventata un banco di prova per la competitività, la sicurezza e la coesione dell’Unione europea.

































































































































































































































































































































































