Il ministro Gilberto Pichetto Fratin interviene a Cagliari durante l’iniziativa Parliamodimare
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Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin a margine dell’iniziativa “Parliamodimare” a Cagliari, dove ha parlato di rinnovabili, aree idonee e nucleare.
 

Dalla tutela del Mar Mediterraneo al nodo rinnovabili in Sardegna, fino al ritorno del nucleare nel dibattito politico. A margine dell’iniziativa “Parliamodimare” promossa dal Dipartimento per le Politiche del Mare a Cagliari, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, traccia una linea netta: stop alla deregulation sugli impianti, più equilibrio tra Stato e Regioni e apertura alla costruzione di un quadro normativo che consenta, in futuro, anche scelte sul nucleare.

Clima e Mediterraneo: “Siamo un Paese in mezzo al mare”

Il punto di partenza è il mare, risorsa ambientale ed economica. “Viviamo in un momento di grande cambiamento climatico – spiega il ministro – e siamo in mezzo al mare”. Non solo le isole come Sardegna e Sicilia: anche la parte continentale dell’Italia, ricorda, è circondata dal mare e ne subisce direttamente gli effetti.

Il riferimento è al Mar Mediterraneo, definito un “patrimonio enorme di biodiversità” che deve essere conservato ma anche valorizzato come fonte di benessere per territori e popolazioni. La sfida è doppia: proteggere un ecosistema fragile e, allo stesso tempo, sostenere l’economia legata al mare, dalla pesca al turismo fino alle nuove filiere energetiche.

Rinnovabili in Sardegna, stop alla “deregulation”

Il tema più caldo resta però quello delle rinnovabili, soprattutto in Sardegna, dove da mesi si discute di pale eoliche e impianti fotovoltaici. Il timore di parte delle istituzioni regionali e dei cittadini è che il territorio possa essere “tenuto in ostaggio” da installazioni senza criterio.

Foto: Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Pichetto Fratin rivendica un cambio di passo: “Dovrebbe finire questa situazione di deregulation che c’è stata nel tempo”. Con la nuova norma nazionale, in vigore da pochi giorni, sono state individuate le cosiddette aree idonee “per eccellenza”.

Per il resto del territorio, spetterà alle Regioni stabilire una percentuale di suolo destinabile agli impianti eolici o fotovoltaici. Un principio chiaro anche sull’agricoltura: il fotovoltaico a terra non è consentito sui terreni agricoli, mentre è possibile l’agrivoltaico, ma solo se realmente integrato con l’attività agricola. “Bisogna essere rigorosi nel verificare che sia davvero agrivoltaico”, sottolinea il ministro.

Scontro Stato-Regione? “Serve equilibrio”

La Regione Sardegna ha annunciato una possibile impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale, ritenendo che limiti le competenze dello statuto speciale.

Il ministro ammette che il suo primo provvedimento era stato bocciato perché attribuiva “troppo potere alle Regioni” e di aver dovuto recuperare un equilibrio rispetto alle competenze costituzionali. “Spero che non sia in violazione – afferma – e se ci sono questioni puntuali da vedere, il Governo è a completa disposizione”.

Un messaggio distensivo da parte del ministro: “Spero si trovi un punto di convergenza”. Ma il nodo politico resta, in un contesto in cui la transizione energetica incrocia autonomia, pianificazione territoriale e consenso sociale.

Nucleare, la porta resta aperta

Sul nucleare il ministro non chiude, anzi. Anche se nel dibattito internazionale non mancano voci scettiche – come quella del Nobel Giorgio Parisi – Pichetto Fratin invita a guardare ai numeri.

Oggi l’Italia consuma circa 310-315 terawattora di energia elettrica l’anno. Secondo le stime, tra 15-20 anni la domanda potrebbe superare i 500 miliardi di kilowattora. “Non vedo questo Paese coperto solo da pale eoliche e fotovoltaico, e poi non ci arriveremo mai”, osserva.

Per il ministro, il fossile accompagnerà ancora per un periodo la transizione, ma va superato. In questo scenario, l’energia nucleare rappresenta “una soluzione neutra, che non ha emissioni”. Inoltre, sostiene, inciderebbe anche sul prezzo dell’energia, oggi più alto in Italia rispetto a Spagna e Francia.

La posizione non è quella di un via libera immediato alle centrali, ma di un passo preliminare: “Il dovere fondamentale in questo momento è dare all’Italia il quadro giuridico perché sia possibile fare le valutazioni”. Poi, tra il 2030 e il 2035, si potranno fare scelte concrete sulla base delle tecnologie disponibili.

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