- 11/02/2026
- Redazione
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Audito alla Camera, il Coordinamento FREE esprime forti dubbi sul ritorno al nucleare: SMR ancora inesistenti, conti poco trasparenti e un sistema elettrico che ha bisogno di flessibilità, non di baseload
Il ritorno del nucleare nel dibattito politico italiano torna a far discutere. E questa volta non sono le posizioni ideologiche a dominare la scena, ma i numeri – o meglio, la loro assenza.
È questo, in sintesi, il messaggio portato dal Coordinamento FREE – Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica durante l’audizione davanti alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, chiamate a esaminare i disegni di legge delega sul cosiddetto nucleare sostenibile.
FREE non chiude la porta al confronto, ma invita il Parlamento a muoversi con cautela perché, sostiene, le basi economiche, tecnologiche e strategiche del nuovo programma nucleare appaiono tutt’altro che solide.
I conti del PNIEC e quel risparmio da 17 miliardi
Il punto di partenza è il PNIEC, che individua nel nucleare una scelta conveniente dal punto di vista economico. Secondo il Piano, includere il nucleare nel mix energetico italiano porterebbe un vantaggio di circa 17 miliardi di euro entro il 2050 rispetto a uno scenario fondato interamente sulle rinnovabili.
Un numero che però, osserva FREE, non è accompagnato da dati verificabili. La convenienza economica, infatti, si basa quasi esclusivamente sugli Small Modular Reactors (SMR), reattori di nuova generazione che promettono costi più bassi e maggiore flessibilità, ma che oggi esistono solo sulla carta.
SMR: una promessa senza prezzi
In assenza di impianti operativi, è difficile – se non impossibile – sapere quanto costeranno davvero. Non solo la costruzione, ma anche la gestione quotidiana, il combustibile e lo smantellamento a fine vita. Non a caso, ricorda FREE, nemmeno i gruppi di lavoro della Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile sono riusciti a produrre stime di costo in grado di confermare le ipotesi del PNIEC.
Sicurezza energetica: un obiettivo mancato?
C’è poi il tema della sicurezza energetica, uno dei pilastri della legge delega. Ma anche qui, secondo FREE, il nucleare rischia di non mantenere le promesse.
Uno studio del Politecnico di Milano mostra che l’industria italiana possiede competenze utili per partecipare alla costruzione di una centrale nucleare. Ma non ha la capacità industriale per produrre il combustibile nucleare. Tradotto: anche con il nucleare, l’Italia continuerebbe a dipendere dall’estero per una componente strategica dell’approvvigionamento.
Un paradosso, se l’obiettivo dichiarato è ridurre le dipendenze.
Una tecnologia fuori contesto
FREE invita poi a guardare al funzionamento concreto del sistema elettrico. Il nucleare è una tecnologia di baseload, pensata per produrre energia in modo continuo e non modulabile. Funziona bene in Paesi che devono sostituire grandi quantità di elettricità prodotta da carbone, come Cina e India.
Ma il contesto europeo è diverso. In Italia, la produzione da fonti rinnovabili è già elevata e continuerà a crescere. Il problema non è più produrre energia in modo costante, ma gestire la variabilità.
Più flessibilità, meno rigidità
In questo scenario, spiega FREE, la priorità non è aggiungere nuova produzione di baseload, ma rafforzare la flessibilità del sistema. Da qui l’indicazione di soluzioni considerate più coerenti con la transizione energetica:
centrali a ciclo combinato a gas, pronte a essere alimentate in futuro con gas rinnovabili e idrogeno verde;
sistemi di accumulo;
reti intelligenti, capaci di bilanciare domanda e offerta in tempo reale.
«Servono scelte fondate sulla realtà»
Il messaggio finale è un invito alla prudenza. FREE chiede che le decisioni sul futuro energetico del Paese siano basate su analisi trasparenti, dati solidi e valutazioni industriali realistiche, evitando di impegnare l’Italia su una strada di lungo periodo fondata su tecnologie ancora tutte da dimostrare.
Perché, avverte il Coordinamento, l’energia non è un terreno per scommesse: è l’ossatura su cui si reggono economia, industria e sicurezza nazionale.













































































































































































































































































































































