- 16/08/2026
- Redazione
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Le emissioni di gas serra dell’economia UE aumentano dello 0,3% nel primo trimestre 2026, ma calano dell’1,2% rispetto a un anno prima. Forti differenze tra i Paesi
Le emissioni di gas serra dell’economia dell’Unione europea tornano a crescere, seppur di poco, nei primi tre mesi del 2026. Secondo le stime di Eurostat, nel primo trimestre dell’anno le emissioni destagionalizzate hanno raggiunto 837 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, contro gli 835 milioni registrati nell’ultimo trimestre del 2025: un aumento dello 0,3%.
Il dato arriva mentre il prodotto interno lordo dell’UE, nello stesso confronto trimestrale, è rimasto sostanzialmente invariato. Il quadro cambia però se si guarda a un anno di distanza: rispetto al primo trimestre del 2025, le emissioni sono infatti diminuite dell’1,2%, mentre il PIL europeo è cresciuto dello 0,8%.
Il risultato restituisce quindi un’immagine meno lineare di quella suggerita dal solo dato trimestrale: l’economia europea continua a produrre e crescere, ma nel confronto annuale lo fa con un livello complessivo di emissioni più contenuto.
Energia e famiglie: le dinamiche più evidenti
A trainare l’aumento delle emissioni nel primo trimestre del 2026 è stato soprattutto il comparto della fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata, che ha registrato un incremento del 4,8% rispetto al trimestre precedente.
Sul fronte opposto si trovano le famiglie, le attività manifatturiere e il settore dei trasporti e dello stoccaggio. Le emissioni delle famiglie sono diminuite dell’1,3%, mentre sia la produzione manifatturiera sia i trasporti e lo stoccaggio hanno segnato una riduzione dello 0,6%.
Il dato sull’energia va letto anche alla luce della composizione del sistema elettrico europeo. Nel primo trimestre del 2026 le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 45,5% dell’elettricità generata nell’UE, in aumento rispetto al 42,7% dello stesso periodo del 2025.
Il confronto con il 2025 resta positivo
La fotografia trimestrale non cancella dunque il miglioramento registrato nel medio periodo. Il confronto con il primo trimestre del 2025 mostra una riduzione dell’1,2% delle emissioni a fronte di una crescita dello 0,8% del PIL.
È uno degli indicatori più interessanti per misurare il rapporto tra attività economica e pressione ambientale: in termini complessivi, l’economia europea nel primo trimestre del 2026 ha generato più valore rispetto a un anno prima accompagnandolo con meno emissioni di gas serra.
Emissioni in calo soltanto in 7 Paesi UE
La situazione, però, è tutt’altro che uniforme tra gli Stati membri. Nel confronto con il quarto trimestre del 2025, le emissioni destagionalizzate sono aumentate in 20 Paesi dell’UE e diminuite in 7.
Le riduzioni più marcate sono state registrate in Slovenia (-5,0%), Lussemburgo (-3,8%) e Romania (-2,7%).
All’estremo opposto si trovano Estonia (+9,7%), Finlandia (+6,4%) e Bulgaria (+4,6%), che hanno segnato gli incrementi più consistenti.
Secondo Eurostat, in questi ultimi Paesi la crescita è stata in larga parte associata all’aumento delle emissioni dei produttori economici nei comparti dell’edilizia e della fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata.
Crescita economica e emissioni non sempre vanno nella stessa direzione
Il confronto tra PIL ed emissioni offre un ulteriore elemento di lettura. Dei 20 Paesi che hanno aumentato le emissioni nel primo trimestre del 2026, 18 hanno registrato anche una crescita del PIL.
Ma il rapporto non è automatico. Dei sette Paesi che hanno ridotto le emissioni, quattro hanno comunque registrato un PIL più elevato o stabile.
È proprio questo uno degli aspetti più significativi delle statistiche trimestrali: la crescita economica e l’aumento delle emissioni possono procedere insieme, ma non necessariamente. Le differenze dipendono dalla struttura produttiva, dai consumi energetici, dal mix delle fonti utilizzate e dall’andamento dei singoli settori.
Cosa misurano i dati Eurostat sulle emissioni
Le stime trimestrali di Eurostat sono costruite per affiancare indicatori economici come PIL e occupazione e consentire un monitoraggio più ravvicinato dell’impatto ambientale dell’attività economica.
I dati sono destagionalizzati, una metodologia che rende più significativo il confronto tra trimestri eliminando le oscillazioni legate alla stagionalità. Eurostat pubblica queste informazioni nell’ambito dei conti delle emissioni atmosferiche e utilizza, tra gli altri, il dataset env_ac_aigg_q dedicato alle emissioni di gas serra per attività economica.
Il dato da tenere d’occhio
Il +0,3% registrato tra il quarto trimestre 2025 e il primo trimestre 2026 non racconta, da solo, un’inversione di tendenza. Il dato annuale, con emissioni in calo dell’1,2% mentre il PIL cresce dello 0,8%, indica infatti un andamento più favorevole.
La vera sfida per l’Europa resta trasformare questa relazione in una tendenza strutturale: crescere riducendo progressivamente la quantità di gas serra associata alla produzione di beni e servizi. I numeri del 2026 mostrano che il percorso è possibile, ma anche che resta fortemente disomogeneo tra settori e Paesi.





























































































































































































































































































































































































































