- 07/11/2026
- Redazione
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Il nuovo meccanismo previsto dal Decreto Bollette, atteso per il 9 novembre, garantirebbe alle famiglie un risparmio di appena 17 euro l’anno. Secondo l’analisi del think tank ECCO, il problema resta la dipendenza italiana dal gas: le rinnovabili potrebbero invece ridurre sensibilmente il costo dell’elettricità
Il nuovo tetto al prezzo del gas annunciato dal Governo rischia di tradursi in un beneficio quasi impercettibile per le famiglie italiane in quanto la misura contenuta nel Decreto Bollette, il cui esame è stato nuovamente rinviato a lunedì 9 novembre, consentirebbe a una famiglia con consumi medi di risparmiare circa 17 euro all’anno: poco più di 1 euro al mese, l’equivalente di un caffè.
Una cifra che appare particolarmente contenuta se confrontata con l’aumento dei costi energetici registrato negli ultimi mesi. Da febbraio a oggi, infatti, la bolletta di una famiglia è cresciuta di oltre 30 euro al mese.
A mettere in evidenza la distanza tra il risparmio promesso e il peso effettivo del caro energia è una nuova analisi di ECCO, il think tank italiano sul clima, pubblicata il 6 novembre in vista dell’uscita del provvedimento.
Al centro dell’analisi c’è una questione che riguarda direttamente milioni di consumatori: quanto può incidere davvero un intervento sul prezzo del gas quando l’intero sistema elettrico italiano continua a dipendere in larga misura proprio da questa fonte energetica?
La risposta contenuta nello studio è piuttosto chiara: senza un cambiamento strutturale del sistema energetico, gli interventi temporanei rischiano di produrre effetti limitati.
Decreto Bollette, il risparmio per le famiglie si ferma a 17 euro l’anno
Il meccanismo studiato dall’esecutivo prevede un tetto al prezzo del gas fissato intorno ai 59 euro per megawattora, con una durata compresa tra 12 e 18 mesi.
Una misura pensata per contenere il costo dell’elettricità, ma che, secondo ECCO, deve fare i conti con una serie di vincoli tecnici ed economici che ne ridimensionano sensibilmente l’efficacia.
Il primo elemento da considerare è il tempo trascorso dalla presentazione del Decreto Bollette. Da quando, nel febbraio 2026, il Governo ha presentato il provvedimento il quadro energetico è ulteriormente peggiorato.
I prezzi all’ingrosso dell’elettricità sono passati da 114 a oltre 230 euro per megawattora, arrivando praticamente a raddoppiare. Un incremento che, secondo l’analisi, comporta un aggravio di quasi 400 euro all’anno per la bolletta di una famiglia tipo. Ancora più pesante la situazione per le imprese energivore, per loro l’aumento supera il 70%.
In questo scenario, il nuovo intervento sul gas produrrebbe risultati molto più contenuti rispetto alla dimensione del problema.
Secondo le stime di ECCO, una famiglia arriverebbe a risparmiare circa 1,4 euro al mese, mentre per un’impresa energivora il beneficio sarebbe di circa 9.000 euro mensili, pari appena all’1,9% della spesa energetica.
Perché il tetto a 59 euro non significa uno sconto di 40 euro
Il punto centrale dell’analisi riguarda il funzionamento concreto del meccanismo. Con il gas naturale attualmente intorno ai 100 euro per megawattora, un tetto fissato a circa 59 euro potrebbe far pensare a uno sconto immediato di 40 euro. Ma non è così.
Il prezzo calmierato non si traduce automaticamente in una riduzione equivalente dei costi sostenuti dalle centrali elettriche. La ragione è legata ai vincoli del mercato unico europeo. Lo sconto deve infatti essere applicato senza alterare i flussi di elettricità scambiati tra l’Italia e gli altri Paesi membri.
Per rispettare questo equilibrio, il beneficio sul prezzo del gas consegnato alle centrali si riduce a circa 10 euro per megawattora in media annua.
La conseguenza è una diminuzione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità pari a circa 13 euro per megawattora a cui bisogna poi sottrarre i rimborsi dovuti ai produttori.
Il risultato finale, per una famiglia con un consumo annuo di 2.700 kWh, è un risparmio complessivo di appena 17 euro all’anno. Una cifra che, secondo ECCO, mostra quanto sia limitata la capacità del provvedimento di incidere concretamente sulle spese energetiche domestiche.
ECCO: «L’energia è cara perché il gas è caro»
La valutazione del think tank non si limita solo ai numeri del nuovo decreto ma viene ricondotta al problema della dipendenza strutturale dell’Italia dal gas.
È questo, secondo Matteo Leonardi, co-fondatore e presidente di ECCO, il nodo che continua a pesare sulle bollette di famiglie e imprese: “l‘energia è cara perché il gas è caro e continuiamo a dipendere proprio dal gas”, afferma Leonardi.
Una dipendenza che, secondo il presidente del think tank, ha già richiesto negli ultimi anni ingenti risorse pubbliche per contenere gli effetti della crisi energetica, attraverso misure di sostegno ai prezzi delle fonti fossili.
Ora, sottolinea, si tenta di ottenere un risultato significativo attraverso un decreto che, per i consumatori, si tradurrebbe in un risparmio equivalente a un caffè al mese.
Il giudizio di ECCO è che gli interventi temporanei sui prezzi non siano sufficienti a risolvere il problema alla radice, “le soluzioni sistemiche per abbassare le bollette sono le rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi finali che non vediamo crescere come dovrebbero”, osserva Leonardi.
La Legge di Bilancio e le risorse per la transizione energetica
Il tema si inserisce anche nel quadro delle risorse previste dalla proposta di Legge di Bilancio. Secondo l’analisi di ECCO, su circa 14 miliardi di euro disponibili per la transizione, alle famiglie verrebbe destinato quasi nulla per affrontare il caro energia.
Un elemento che, nella lettura del think tank, evidenzia la distanza tra la necessità di sostenere concretamente i consumatori e le risorse effettivamente indirizzate a questo obiettivo.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto l’efficacia del nuovo tetto al gas, ma anche la capacità delle politiche economiche ed energetiche di accompagnare un cambiamento più profondo.
Rinnovabili, quanto potrebbero scendere le bollette con più energia pulita
Se il tetto al gas promette un risparmio limitato, secondo ECCO esiste una strada che potrebbe incidere molto più significativamente sul costo dell’elettricità: aumentare la produzione da fonti rinnovabili.
L’analisi individua proprio nella diffusione di eolico e fotovoltaico la leva principale per ridurre in maniera strutturale il prezzo dell’energia.
I numeri presentati dal think tank sono significativi. Con una potenza installata in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), il prezzo unico nazionale dell’elettricità, il cosiddetto PUN, potrebbe diminuire di circa 80 euro per megawattora rispetto alla media prevista per il 2026, pari a 154 euro per megawattora.
Si tratterebbe di una riduzione potenzialmente molto più rilevante rispetto ai benefici attesi dal nuovo meccanismo sul gas.
Il problema è che il ritmo di crescita delle rinnovabili in Italia continua a essere insufficiente rispetto agli obiettivi fissati per il 2030.
A fine settembre 2026, le nuove installazioni hanno raggiunto 5,2 gigawatt di potenza. Per la fine dell’anno la previsione è di circa 7 gigawatt.
Un andamento che, secondo ECCO, non consente ancora di accelerare la trasformazione del sistema energetico nella misura necessaria.
Il confronto con la Germania evidenzia il ritardo italiano
Per comprendere la dimensione del divario, il think tank richiama anche il confronto con la Germania che nel corso del 2025 ha installato quasi 23 gigawatt di nuova potenza tra eolico e fotovoltaico, superando complessivamente i 200 gigawatt installati.
Un dato che restituisce la distanza tra i ritmi di sviluppo delle fonti rinnovabili nei due Paesi e mette in evidenza la necessità di accelerare anche in Italia.
A rendere ancora più complesso il quadro è il peso del gas nella formazione del prezzo dell’elettricità. Secondo ECCO, infatti, il gas continua a determinare il prezzo per circa il 70% dei volumi elettrici.
Questo significa che, anche quando l’elettricità viene prodotta da altre fonti, il costo del gas continua ad avere un’influenza determinante sul mercato.
A ciò si aggiunge l’incertezza legata al Decreto Bollette, che, secondo il think tank, rischia di scoraggiare gli investimenti proprio nei settori che potrebbero contribuire a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili: rinnovabili e sistemi di accumulo.
Accumuli, reti e meno ostacoli: cosa serve per ridurre davvero il costo dell’energia
La questione, dunque, non riguarda soltanto la quantità di energia pulita prodotta, ma anche la capacità del sistema di utilizzarla e distribuirla in maniera efficiente.
Per questo ECCO indica una serie di interventi che dovrebbero accompagnare la crescita delle rinnovabili: maggiore diffusione dei sistemi di accumulo, potenziamento delle reti elettriche e riduzione degli ostacoli burocratici che rallentano le connessioni e le autorizzazioni.
Sono elementi fondamentali per permettere all’energia prodotta da eolico e fotovoltaico di raggiungere concretamente imprese e famiglie, contribuendo a ridurre il peso del gas nella determinazione dei prezzi.
Ma c’è anche un altro aspetto evidenziato da Leonardi: la necessità di intervenire sulla fiscalità energetica. Secondo il presidente di ECCO, il sistema attuale continua infatti a penalizzare il vettore elettrico, con tasse e oneri per le imprese che possono arrivare a essere fino a venti volte superiori rispetto a quelli applicati al gas.
Una distorsione che, nella valutazione del think tank, rende più difficile accelerare l’elettrificazione dei consumi e favorire il passaggio verso tecnologie meno dipendenti dai combustibili fossili.
Leonardi riassume così la posizione di ECCO: “il prezzo dell’elettricità scende solo quando il gas smette di fissare tale prezzo. Per arrivarci servono rinnovabili, accumuli e reti, meno ostacoli su connessioni e autorizzazioni e meccanismi”. A questo, aggiunge, deve accompagnarsi una riforma della fiscalità dell’energia che smetta di penalizzare l’elettricità rispetto al gas.













































































































































































































































































































































































































































