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Rinnovabili, gas del Mar Nero, nucleare e nuove reti: la Turchia prepara il sistema energetico del 2035 mentre la domanda di elettricità continua a crescere

La Turchia è davanti a una fase decisiva della propria trasformazione energetica. Il Paese sta aumentando rapidamente la produzione da fonti rinnovabili, sta rafforzando le infrastrutture elettriche e del gas e, allo stesso tempo, sta cercando di consolidare il proprio ruolo strategico nei mercati dell’energia tra Europa, Medio Oriente e regione del Caspio.

È questa la fotografia che emerge dalla Revisione della politica energetica della Turchia 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), secondo cui Ankara ha costruito negli ultimi anni una base sempre più solida per affrontare la crescita della domanda e migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Il punto, ora, è trasformare questa capacità di investimento in un sistema energetico più flessibile, efficiente e resiliente.

La domanda elettrica cresce più rapidamente che nel resto dell’AIE

Il fattore che rende particolarmente delicata la partita energetica turca è la crescita della domanda.

Tra il 2005 e il 2024, il consumo di elettricità in Turchia è aumentato in media di quasi il 5% all’anno, il ritmo più elevato tra i Paesi membri dell’AIE. E secondo le prospettive dell’Agenzia la domanda continuerà a crescere anche nei prossimi anni, almeno fino al 2035.

È una conseguenza della crescita economica e demografica del Paese, ma anche della progressiva elettrificazione dell’economia.

La sfida per Ankara è quindi duplice: garantire abbastanza energia per sostenere lo sviluppo industriale e, contemporaneamente, contenere i costi e ridurre la vulnerabilità alle oscillazioni dei prezzi internazionali dei combustibili.

Il nodo non è più soltanto produrre energia

Per l’AIE, infatti, la questione centrale non riguarda soltanto l’aumento della capacità produttiva.

Se la produzione da fonti rinnovabili crescerà rapidamente, dovranno crescere di pari passo anche reti elettriche, sistemi di accumulo e strumenti di flessibilità in grado di gestire una generazione sempre più variabile.

La Turchia prevede una significativa espansione della rete di trasmissione entro il 2035 e punta ad aggiungere 7,5 GW di capacità di accumulo a batterie.

Investimenti che saranno cruciali per integrare nel sistema l’aumento della produzione solare ed eolica senza compromettere la stabilità della rete.

Rinnovabili al 43%: il solare punta al salto di scala

La trasformazione è già in corso. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno contribuito per il 43% alla produzione elettrica turca. L’obiettivo indicato dal piano energetico nazionale è portare questa quota al 55% entro il 2035.

Il cambiamento più evidente riguarda soprattutto solare ed eolico. La capacità fotovoltaica è destinata a quasi quadruplicare tra il 2024 e il 2035, mentre quella eolica dovrebbe triplicare nello stesso periodo.

Numeri che raccontano un cambio di paradigma per il sistema energetico turco: dalle tradizionali fonti fossili verso un mix più diversificato, nel quale le rinnovabili avranno un peso crescente.

Ma la crescita delle rinnovabili pone anche un problema infrastrutturale. Più impianti significa infatti maggiore necessità di trasportare e gestire l’elettricità prodotta, soprattutto nei momenti in cui sole e vento non garantiscono una generazione costante.

Il ritorno del gas domestico e il giacimento di Sakarya

La strategia turca non punta però soltanto sulle rinnovabili.

Il gas naturale prodotto internamente sta assumendo un ruolo importante nella strategia di sicurezza energetica di Ankara, grazie soprattutto alle scoperte nel Mar Nero.

Al centro c’è il giacimento di Sakarya, che una volta raggiunta la piena capacità produttiva dovrebbe arrivare a circa 16,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Si tratta di un volume significativo: secondo l’AIE, corrisponderebbe a oltre un quarto del consumo di gas registrato dalla Turchia nel 2024.

L’aumento della produzione domestica potrebbe quindi ridurre, almeno in parte, l’esposizione del Paese alle importazioni e alle oscillazioni dei prezzi internazionali.

La Turchia vuole diventare il ponte energetico tra Europa e Asia

È però sul piano geopolitico che la trasformazione energetica turca assume una dimensione ancora più ampia.

La posizione geografica della Turchia la colloca infatti all’incrocio tra Europa, Medio Oriente e Caspio, rendendola un punto di passaggio naturale per infrastrutture e flussi energetici.

La rete di gasdotti del Paese collega la Turchia a diversi produttori e mercati regionali. Un ruolo centrale è svolto anche dal Southern Gas Corridor, mentre i cinque terminali di gas naturale liquefatto garantiscono ulteriori possibilità di approvvigionamento.

Questa infrastruttura consente ad Ankara di presentarsi non soltanto come consumatore, ma come possibile hub energetico regionale.

È una posizione strategica che potrebbe acquisire ulteriore valore in un mercato europeo sempre più interessato alla diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.

Birol: «Ora bisogna accelerare gli investimenti»

Il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, ha sottolineato che la Turchia ha già costruito «solide basi per la prossima fase del suo sviluppo energetico», citando la crescita delle rinnovabili, gli investimenti nelle infrastrutture e il ruolo crescente del Paese nei mercati regionali.

Secondo Birol, tuttavia, il passaggio successivo sarà decisivo: con una domanda energetica destinata a crescere rapidamente, sarà necessario accelerare gli investimenti nelle reti, nella flessibilità del sistema e nell’efficienza energetica.

L’obiettivo non è soltanto garantire l’approvvigionamento. Un sistema più efficiente e meno esposto alla volatilità dei combustibili internazionali può diventare anche un fattore di competitività per l’economia turca.

La legge sul clima del 2025 apre una nuova fase

Un altro tassello della strategia è arrivato nel 2025 con l’adozione della prima legge sul clima della Turchia.

La norma ha rafforzato la governance climatica del Paese e creato il quadro giuridico per un sistema nazionale di scambio delle emissioni.

Per l’AIE, la fase successiva sarà soprattutto quella dell’attuazione concreta.

La Turchia dispone ormai di un quadro complessivo di politica energetica e climatica, ma dovrà dimostrare di riuscire a trasformare obiettivi e programmi in investimenti effettivi e risultati misurabili.

La sfida del nucleare e delle riforme del mercato

Nel nuovo mix energetico è destinato inoltre a entrare il nucleare, che Ankara considera uno strumento per diversificare ulteriormente la produzione elettrica.

Anche in questo caso, però, l’AIE individua una serie di questioni da affrontare, a partire dalla necessità di creare meccanismi di finanziamento sostenibili per i progetti nucleari.

Tra le altre priorità indicate dall’Agenzia figurano il completamento delle riforme del mercato energetico, il rafforzamento della flessibilità della rete e l’accelerazione degli interventi sull’efficienza energetica.

La politica industriale, secondo la revisione, dovrebbe inoltre integrare maggiormente tre obiettivi che spesso vengono affrontati separatamente: sicurezza energetica, clima e competitività economica.

Ankara: «Vogliamo essere un hub energetico centrale e affidabile»

Il governo turco rivendica intanto i risultati ottenuti negli ultimi anni.

Il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali, Alparslan Bayraktar, ha definito l’indipendenza energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti la «spina dorsale» della strategia nazionale.

Secondo Bayraktar, le nuove produzioni nazionali di gas e petrolio, l’espansione delle rinnovabili e gli investimenti nelle infrastrutture stanno aumentando la resilienza del sistema.

L’ambizione dichiarata va però oltre la sicurezza interna: Ankara punta a costruire una nuova architettura energetica centrata sull’elettricità e a trasformare la Turchia in un hub energetico centrale e affidabile per la regione.

La partita energetica si gioca adesso

Il quadro delineato dall’AIE presenta dunque una Turchia che ha già compiuto passi importanti, ma che si trova davanti a una fase ancora più complessa.

Da una parte ci sono rinnovabili in forte crescita, produzione domestica di gas, nucleare e infrastrutture regionali. Dall’altra, una domanda elettrica destinata ad aumentare e la necessità di investire rapidamente in reti e sistemi di accumulo.

Il vero banco di prova sarà riuscire a tenere insieme questi elementi senza perdere competitività e senza aumentare la vulnerabilità del sistema.

Se gli investimenti previsti saranno accompagnati da riforme efficaci e da una maggiore efficienza energetica, la Turchia potrebbe consolidare contemporaneamente la propria sicurezza energetica interna e il proprio peso nei mercati regionali.

Per Ankara, insomma, la transizione energetica non è soltanto una questione climatica. È sempre più anche una partita industriale, economica e geopolitica.

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