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La federazione europea dei gestori dei rifiuti chiede di intervenire sul lato della domanda: obiettivi più chiari sui materiali riciclati, priorità al post-consumo europeo, appalti pubblici e incentivi EPR per rendere sostenibili gli investimenti nell’economia circolare

L’Europa non avrebbe un problema di disponibilità di materiali da riciclare, ma di domanda. È questo, in sintesi, il punto su cui la FEAD, la federazione europea che rappresenta il settore della gestione dei rifiuti e delle risorse, chiede di concentrare la futura politica europea sull’economia circolare.

Il messaggio rivolto alla Commissione europea è netto: aumentare la raccolta, la selezione e la capacità di riciclo non basta se il mercato non è in grado di assorbire in modo stabile i materiali riciclati.

È una questione innanzitutto economica. Se la domanda è debole o troppo volatile, gli operatori hanno difficoltà a giustificare investimenti di lungo periodo in nuovi impianti e tecnologie. Il rischio, secondo FEAD, è quindi quello di costruire capacità di riciclo che non trovano un mercato sufficientemente solido.

Da qui la richiesta di mettere gli strumenti per stimolare la domanda al centro del Circular Economy Act (CEA).

Il vero ostacolo è il mercato dei materiali riciclati

Secondo FEAD, alcuni specifici flussi di rifiuti possono effettivamente presentare problemi legati alla raccolta, alla selezione o alla qualità del materiale recuperato. Ma questo non significa che l’Europa debba affrontare una generale carenza di materia riciclabile.

Il problema strutturale sarebbe piuttosto un altro: manca una domanda prevedibile e sufficientemente stabile.

Per gli operatori della filiera significa affrontare una delle principali incognite quando si pianifica un investimento. Un nuovo impianto di selezione o riciclo richiede infatti capitali e tempi di rientro lunghi. Se il valore dei materiali recuperati dipende da una domanda intermittente, la sostenibilità economica dell’investimento diventa molto più difficile.

Per questo FEAD chiede che la futura normativa europea non si limiti a fissare obiettivi di raccolta o riciclo, ma intervenga anche sul lato della domanda.

La questione è emersa, secondo la federazione, anche nel confronto con gli stakeholder organizzato dalla Commissione europea lo scorso 30 aprile.

Contenuto riciclato: servono regole comuni e più rigorose

Uno dei punti centrali della proposta riguarda gli obiettivi di contenuto riciclato.

FEAD chiede innanzitutto una definizione armonizzata a livello europeo di “contenuto riciclato”, valida trasversalmente nella legislazione dell’Unione. L’obiettivo è evitare che materiali differenti vengano conteggiati allo stesso modo e finiscano per ridurre l’effetto reale degli obblighi di riciclo.

La federazione propone, in particolare, che ai fini degli obiettivi obbligatori vengano considerati esclusivamente i rifiuti post-consumo.

La distinzione è importante. I materiali post-consumo provengono infatti da una molteplicità di fonti e, rispetto agli scarti industriali già inseriti in cicli produttivi controllati, possono presentare maggiori problemi di contaminazione, tracciabilità e variabilità qualitativa.

Proprio per questo il loro recupero è spesso più complesso e costoso.

Secondo FEAD, includere negli obiettivi materiali pre-consumo, post-industriali o di altra natura rischierebbe di diluire la funzione degli obblighi di contenuto riciclato: anziché creare nuova domanda per i rifiuti raccolti dai cittadini e successivamente selezionati e riciclati, si finirebbe per valorizzare materiali che sono già ampiamente integrati nei processi industriali.

La federazione chiede inoltre di mantenere distinto il concetto di materiale “bio-based” da quello di materiale riciclato, salvo il caso in cui quest’ultimo derivi effettivamente da processi di recupero di rifiuti organici.

Il nodo del “Made in Europe”

C’è poi una seconda questione che riguarda direttamente la competitività dell’industria europea del riciclo.

Per FEAD, fissare obblighi di contenuto riciclato senza considerare dove quel materiale viene prodotto potrebbe generare un effetto indesiderato: l’aumento della domanda potrebbe essere soddisfatto attraverso importazioni, senza tradursi necessariamente in nuovi investimenti nella capacità europea di trattamento dei rifiuti.

La proposta è quindi introdurre una componente “Made in Europe” negli obiettivi di contenuto riciclato, comprendendo Unione europea, Regno Unito ed EFTA.

L’idea è favorire il materiale post-consumo che viene raccolto, selezionato e riciclato in Europa, creando un collegamento più diretto tra gli obblighi imposti ai produttori e la capacità industriale europea.

Per i materiali importati, FEAD chiede invece requisiti equivalenti e verificabili sul piano ambientale, sociale e qualitativo, accompagnati da efficaci sistemi di controllo e vigilanza del mercato.

In altre parole, la transizione verso l’economia circolare dovrebbe diventare anche una leva per consolidare la filiera europea del riciclo.

Plastica, ESPR e appalti pubblici: dove intervenire

Un altro capitolo riguarda la velocità con cui l’Unione europea riuscirà a trasformare gli obiettivi generali in obblighi concreti.

FEAD guarda con particolare attenzione all’ESPR, il quadro europeo sull’ecodesign dei prodotti sostenibili, ma considera troppo lento l’attuale percorso per rispondere all’urgenza del mercato del riciclo.

Il meccanismo prevede infatti di affrontare la sostenibilità dei prodotti in senso ampio per poi introdurre requisiti specifici per determinate categorie. Secondo FEAD, però, questo approccio rischia di non generare abbastanza rapidamente la domanda necessaria.

La proposta è quindi di accelerare gli interventi sui prodotti che presentano il maggiore potenziale tecnico per utilizzare materiali riciclati e per i quali la filiera del riciclo è già in grado di garantire quantità aggiuntive.

Particolare attenzione viene chiesta per la plastica, con l’introduzione di un requisito orizzontale di contenuto riciclato nell’ambito del CEA.

L’obiettivo sarebbe creare una domanda più ampia e trasversale, lasciando poi all’ESPR il compito di definire, dove necessario, requisiti più specifici per singole categorie di prodotto.

Gli appalti pubblici possono diventare un acceleratore

Per FEAD anche la spesa pubblica può giocare un ruolo decisivo.

Gli appalti pubblici rappresentano infatti una quota significativa della domanda di beni e servizi. Utilizzarli come leva per privilegiare materiali riciclati europei e prodotti realizzati con tali materiali potrebbe contribuire a creare rapidamente un mercato più stabile.

Secondo la federazione, però, non sarebbe sufficiente chiedere alle amministrazioni di “valutare” la circolarità di un prodotto.

Servirebbero invece disposizioni vincolanti, capaci di generare un vero segnale di mercato.

La misura potrebbe essere inserita direttamente nel Circular Economy Act oppure nella revisione della normativa europea sugli appalti pubblici.

EPR ed ecomodulazione per premiare il riciclato post-consumo

L’ultima leva indicata da FEAD riguarda la Responsabilità estesa del produttore (EPR).

La federazione propone un sistema di ecomodulazione delle tariffe che premi il contenuto di plastica riciclata post-consumo europeo verificato.

Il principio è semplice: chi immette sul mercato prodotti che incorporano maggiore quantità di materiale riciclato, proveniente da filiere europee verificabili, dovrebbe beneficiare di un trattamento economico più favorevole.

In questo modo l’EPR non sarebbe soltanto uno strumento per finanziare la gestione dei rifiuti, ma diventerebbe anche un incentivo economico alla creazione di domanda per le materie prime seconde.

Dalla raccolta al mercato: la sfida della prossima economia circolare europea

La posizione di FEAD sposta dunque il baricentro della discussione.

La sfida dell’economia circolare non riguarda soltanto quanto l’Europa riesca a raccogliere o riciclare, ma anche quanto materiale riciclato riesca effettivamente a vendere e utilizzare nei propri processi produttivi.

Per raggiungere questo obiettivo, la federazione propone una combinazione di strumenti: obiettivi obbligatori e armonizzati sul contenuto riciclato, priorità al materiale post-consumo, una componente “Made in Europe”, accelerazione degli interventi sull’ESPR, requisiti specifici per la plastica, appalti pubblici più vincolanti ed ecomodulazione dell’EPR.

Il punto di fondo è quello di trasformare il riciclo da attività esposta alle oscillazioni del mercato a un segmento industriale sostenuto da una domanda prevedibile.

È proprio questa certezza, secondo FEAD, che può rendere economicamente sostenibili gli investimenti necessari per aumentare la capacità europea di raccolta, selezione e riciclo.

Le 5 richieste di FEAD

1. Una definizione europea di contenuto riciclato

Regole armonizzate in tutta l’UE e riconoscimento prioritario del materiale proveniente da rifiuti post-consumo.

2. Un requisito “Made in Europe”

Gli obiettivi di contenuto riciclato dovrebbero sostenere il materiale raccolto, selezionato e riciclato in Europa, con requisiti equivalenti per le importazioni.

3. Più contenuto riciclato nella plastica

FEAD propone un requisito orizzontale per la plastica e un’accelerazione dei requisiti specifici di prodotto attraverso l’ESPR.

4. Appalti pubblici come leva di mercato

La spesa pubblica dovrebbe favorire in modo vincolante materiali riciclati europei e prodotti che li utilizzano.

5. EPR ed ecomodulazione

Le tariffe della Responsabilità estesa del produttore dovrebbero premiare l’impiego verificato di plastica riciclata post-consumo europea.

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