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Cosa accade ai pneumatici una volta finito il loro utilizzo? Come vengono gestiti, smaltiti o valorizzati quando si trasformano in PFU ovvero Pneumatici Fuori Uso?

Si tratta, secondo quanto emerge dal nuovo Position paper di Laboratorio Ref Ricerche, di una questione tutt’altro che marginale osservando i numeri del settore automobilistico e considerato che l’Italia è la nazione europea con il maggior numero di auto in rapporto al numero di abitanti: 663 ogni 1.000 abitanti (dati Istat del 2019).

Il report evidenzia come l’Italia è, inoltre, il secondo Paese europeo più rilevante nel settore gomma e plastica, dopo la Germania, per numero di unità locali, valori di fatturato e valore aggiunto.

Il comparto, infatti, è trainante per l’economia italiana, con oltre 150mila addetti e con migliaia di aziende che fatturano complessivamente oltre 26 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL del nostro Paese (dati Federazione Gomma Plastica).

Produzione, gestione e valorizzazione dei PFU e della gomma post consumo

La gestione degli PFU è intrinsecamente connessa al mondo della gomma che, anche alla luce degli ultimi dati non brillanti sulle nuove produzioni di pneumatici, guarda con sempre maggiore attenzione agli PFU.

Dai principali dati di produzione e gestione, diffusi di recente dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), emerge che relativamente alla produzione, i quantitativi di PFU generati eccedono le 530mila tonnellate nel 2022, con un incremento del 7,8% rispetto al 2021. Circa la gestione, i cui dati sono desumibili dalle dichiarazioni MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale), il trattamento ha interessato circa 520mila tonnellate nel 2022, con una crescita del 6,5% rispetto al 2021.

Se si guarda alle modalità gestionali, prevale il recupero di materia, con 444.333 tonnellate (85,4%). Seguono la giacenza al 31.12 (59.634 ton, 11,5%) e il coincenerimento (15.994 ton, 3,1%), laddove appena 109 tonnellate risultano trattate mediante operazioni di smaltimento. Queste stime si pongono in parziale conflitto con i dati comunicati dai principali consorzi e ai quantitativi di materiale di recupero di PFU effettivamente in circolazione, come sostengono le principali aziende di riciclo di PFU.

A tali volumi, vanno aggiunte circa 84mila tonnellate esportate all’estero. Anche in questo caso, si registra un incremento, rispetto all’anno precedente, pari al +19%: dalle oltre 70mila tonnellate del 2021, alle circa 84mila del 2022. Il recupero energetico assorbe la quota prevalente di gestione dei PFU esportati, con quasi il 55% del totale, pari a circa 46mila tonnellate.

Le destinazioni principali degli PFU esportati, nel 2022, sono la Turchia (41mila ton), ove i volumi vengono gestiti sotto forma di recupero di energia, la Germania (19mila ton), ove prevale in maniera quasi esclusiva il recupero di materia, e l’India (12mila ton). Tra le principali regioni esportatrici vi sono l’Emilia-Romagna (30%), il Trentino-Alto Adige (24%) e il Piemonte (18%).

PFU: l’economia circolare passa dai criteri di End of Waste

La principale strada per sostenere l’economia circolare degli PFU porta necessariamente ai criteri di End of Waste, ovvero per la cessazione della qualifica di rifiuto per la gomma derivata da PFU (granulati e polveri), così come disciplinato dal Decreto 31 marzo 2020 n. 78.

In particolare, l’Allegato 2 del decreto elenca gli scopi specifici nei quali può essere impiegata la gomma vulcanizzata granulare (GVG) ottenuta dai PFU, ovvero: 1) produzione di articoli e/o componenti di articoli in gomma, conglomerati gommosi, mescole di gomma e gomma-plastica a condizione che gli stessi siano destinati a elementi strutturali e di rifinitura per l’edilizia, industria meccanica, componenti di mezzi di trasporto esterni all’abitacolo, costruzioni e infrastrutture ferroviarie e portuali, segnaletica e viabilità, pesi e contrappesi; 2) strati inferiori di superfici ludico-sportive; 3) materiale da intaso di superfici sportive; 4) materiali compositi bituminosi; 5) conglomerati bituminosi o conglomerati cementizi; 6) agenti schiumogeni per acciaieria.

Nel 2022, la gomma riciclata da PFU è stata classificata dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea al terzo posto (dopo plastica e tessile) tra i flussi candidati più idonei per cui sviluppare ulteriori criteri di fine vita (EoW).

Indispensabili leve economiche e fiscali

Al fine di incentivare l’impiego dei materiali da riciclo degli PFU, sono indispensabili leve economiche e fiscali, capaci di risolvere i fallimenti di mercato, lavorando soprattutto sulla domanda pubblica, attraverso il combinato disposto del Green Public Procurement (GPP) e dei relativi Criteri Ambientali Minimi (CAM) dedicato alla costruzione delle strade da adottare nelle gare, scritto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), insieme a ISPRA, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23.08.2024.

Incentivare anche per questa via l’impiego degli asfalti con polverino di gomma potrebbe rappresentare una valida alternativa alla messa al bando degli intasi in gomma riciclata per i campi sportivi. Il polverino ottenuto dal trattamento di recupero degli PFU verrebbe usato come additivo al bitume per la posa dei cosiddetti asfalti gommati che, peraltro, hanno prestazioni meccaniche migliori, sono più resistenti e riducono la rumorosità.

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Ostacoli e ricerca di nuovi mercati e tecnologie per il riciclo degli PFU

Secondo alcuni operatori, la recente approvazione di nuove restrizioni nell’ambito del Regolamento REACH per gli impieghi di granulo e polverino nei campi sportivi potrebbe rivelarsi un ostacolo all’impiego di materiale proveniente dal riciclo meccanico degli PFU.

Finora, i campi di calcio, rugby, tennis o qualsiasi altro sport in erba artificiale hanno visto un largo impiego di granulato di gomma, quale materia prima del tappeto e dell’intaso che fanno da fondo al campo. La materia recuperata dagli PFU è utile anche per realizzare piste di atletica. Entrambe le superfici sono antitrauma e drenanti, riducono il carico sulle articolazioni degli sportivi ed risultano economiche da mantenere.

Alla luce dei nuovi limiti per l’uso nei campi sportivi, ETRMA insieme alla Confederazione europea delle industrie del riciclo (EuRIC) hanno infatti chiesto all’Unione Europea (UE) di promuovere nuovi mercati e nuove tecnologie di riciclo, anche per evitare che tutto il materiale separato vada a recupero energetico.

Per potenziare i mercati esistenti e crearne di nuovi in grado di ottimizzare le proprietà tecniche della gomma contenuta negli PFU, le imprese della filiera europea chiedono che le Istituzioni comunitarie agiscano con urgenza per garantire l’economia circolare degli pneumatici e della gomma in particolare.

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