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Imprese, istituzioni e ricerca si sono confrontati sul Regolamento europeo Ecodesign. Al centro del dibattito il futuro della moda sostenibile, il Passaporto Digitale di Prodotto e le nuove regole UE che cambieranno il settore tessile

La sostenibilità non sarà più soltanto una scelta strategica, ma un requisito destinato a cambiare profondamente il modo di progettare, produrre e commercializzare capi d’abbigliamento, calzature e accessori.

È questo il messaggio emerso dal confronto promosso da CNA Federmoda e dal Monitor for Circular Fashion della SDA Bocconi, che ha riunito a Roma imprese, istituzioni, associazioni di categoria e mondo della ricerca per analizzare il futuro del Regolamento europeo Ecodesign per i prodotti sostenibili (ESPR).

L’incontro arriva in un momento cruciale per il comparto moda, chiamato ad affrontare una delle trasformazioni più importanti degli ultimi decenni. Le nuove norme europee, infatti, non riguarderanno soltanto i prodotti, ma incideranno sull’intera organizzazione delle aziende, dalla progettazione fino al fine vita dei beni, coinvolgendo anche le merci importate da Paesi extra UE.

Una rivoluzione che cambia il modello produttivo

Ad aprire i lavori è stata Gessica Lombardi, presidente nazionale CNA Moda Calzature, Pelletterie e Pelliccerie, che ha definito il Regolamento Ecodesign “un autentico cambio di paradigma” destinato a modificare il funzionamento dell’intero settore.

Per CNA Federmoda la sfida consiste nell’accompagnare soprattutto le micro e piccole imprese, che rappresentano il cuore del Made in Italy. Proprio per questo la transizione ecologica è stata inserita tra le priorità del Piano Strategico 2030 dell’associazione, fondato su tre pilastri: supporto alle imprese, rafforzamento delle filiere produttive e sviluppo delle competenze professionali.

Ecodesign, durabilità e Passaporto Digitale: le richieste delle imprese

Uno dei temi centrali del confronto ha riguardato i criteri tecnici che accompagneranno l’applicazione dell’ESPR.

Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion della SDA Bocconi, ha illustrato i risultati delle analisi condotte nel corso del 2026 insieme alle aziende partner, anticipando alcuni contenuti del prossimo Circular Fashion Manifesto.

Tra le priorità individuate figurano: criteri di durabilità differenziati in base ai materiali e alle categorie merceologiche; una rete nazionale di centri di riparazione per favorire l’economia circolare; una definizione più precisa di prodotti invenduti, rifiuti industriali e rifiuti post-consumo; un Passaporto Digitale di Prodotto realmente utile per garantire trasparenza lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Secondo gli esperti, il Digital Product Passport potrà rappresentare uno degli strumenti più importanti della transizione ecologica, purché venga costruito su regole comuni valide in tutta l’Unione Europea e su informazioni facilmente comprensibili anche dai consumatori.

Le piccole imprese chiedono regole più aderenti alla realtà produttiva

Dal confronto tra aziende e associazioni di categoria è emersa una richiesta condivisa: evitare che l’applicazione delle nuove regole penalizzi il sistema produttivo italiano, caratterizzato da distretti industriali, laboratori artigiani e filiere altamente frammentate.

Caterina Mazzei, responsabile Sostenibilità ed Economia Circolare di CNA Federmoda, ha sottolineato come la circolarità non possa prescindere dalla tutela della legalità del mercato.

Secondo l’associazione, servono criteri di progettazione più flessibili, requisiti di riparabilità realmente applicabili e un Passaporto Digitale capace di seguire il prodotto anche durante le fasi di riparazione, riutilizzo e vendita dell’usato, e non soltanto al momento dell’immissione sul mercato.

Il calendario europeo: primi atti tra il 2026 e il 2027

Ampio spazio è stato dedicato anche al percorso normativo europeo. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha illustrato le tappe previste dal Piano di lavoro Ecodesign 2025-2030 della Commissione europea.

Per il settore tessile e dell’abbigliamento, considerato prioritario da Bruxelles, gli studi preparatori sono già in corso. La discussione tecnica è prevista nel terzo trimestre del 2026, mentre i primi atti delegati potrebbero essere approvati tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Tra le principali novità figura inoltre il divieto di distruggere i beni di consumo invenduti, che entrerà in vigore dal 19 luglio 2026 per le grandi imprese, sarà esteso alle medie aziende dal 2030 e non riguarderà micro e piccole imprese.

Parallelamente prosegue lo sviluppo del Passaporto Digitale di Prodotto, destinato a diventare uno dei pilastri del nuovo sistema europeo di tracciabilità e trasparenza.

La sostenibilità come leva competitiva per il Made in Italy

Nelle conclusioni Antonio Franceschini, responsabile nazionale di CNA Federmoda, ha ricordato come il tema della sostenibilità faccia parte della cultura dell’artigianato italiano da molti anni, ben prima dell’introduzione delle normative europee.

L’obiettivo, oggi, è trasformare questo patrimonio di competenze in un vantaggio competitivo, accompagnando le imprese verso un modello produttivo sempre più circolare senza compromettere qualità, creatività e identità del Made in Italy.

Una call to action per influenzare le future norme europee

Il confronto non si conclude con il convegno romano. Il Monitor for Circular Fashion della SDA Bocconi e CNA Federmoda hanno infatti invitato aziende e stakeholder dell’intera filiera a inviare osservazioni e proposte entro il 20 luglio.

I contributi raccolti saranno sintetizzati in un documento destinato ai ministeri competenti e potranno contribuire al negoziato europeo sugli atti delegati del Regolamento Ecodesign.

Per il settore moda si apre così una fase decisiva: le regole sono ancora in costruzione e il coinvolgimento delle imprese potrebbe fare la differenza nel definire il futuro della sostenibilità europea.

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