- 25/07/2025
- Redazione
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Aumenta nel 2023 la quantità di rifiuti generati dalle attività industriali, commerciali, artigianali, di servizi, di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale, attestandosi a quasi 164,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali
E’ quanto emerge dall’ultimo Rapporto Rifiuti Speciali di Ispra, giunto alla ventiquattresima edizione. Cresce la produzione, ma nel 2023 si raggiunge un dato record nel recupero, grazie al quale il 73%, ossia 130 milioni di tonnellate di rifiuti speciali acquista una nuova vita.
In aumento la quantità di rifiuti speciali prodotta
I rifiuti speciali non pericolosi, che rappresentano il 93,8% del totale dei rifiuti prodotti, crescono di 2,8 milioni di tonnellate (+1,9% rispetto al 2022), quelli pericolosi seguono la stessa tendenza, aumentando di 193 mila tonnellate (+1,9%).
Dal Rapporto si rileva che ancora una volta è il settore delle costruzioni e demolizioni – con circa 83,3 milioni di tonnellate – quello con la maggiore produzione totale di rifiuti speciali, concorrendo per quasi il 51% alla produzione complessiva.
Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale contribuiscono per il 23,5% (38,7 milioni di tonnellate), mentre una percentuale pari al 16,8% è rappresentata dall’insieme delle attività manifatturiere (circa 27,7 milioni di tonnellate). Le altre attività economiche contribuiscono alla produzione di rifiuti speciali con una percentuale pari al 9,1% (quasi 14,8 milioni di tonnellate).

Il dato complessivo vede i rifiuti speciali non pericolosi ammontare a quasi 154,3 milioni di tonnellate e quelli pericolosi a poco più di 10 milioni di tonnellate.
Molto positivo il dato sullo smaltimento in discarica dei rifiuti speciali: rispetto al 2022, diminuisce di 997 mila tonnellate (-11,2%).
La situazione a livello regionale
La produzione dei rifiuti speciali, strettamente correlata alle attività economiche insistenti su uno specifico territorio, si concentra nel Nord Italia, dove il tessuto industriale è più sviluppato, con 94,1 milioni di tonnellate (57,2% del dato complessivo nazionale), mentre al Centro si attesta a 28,1 milioni di tonnellate (17,1% del totale), e al Sud a quasi 42,3 milioni di tonnellate (25,7%).
A livello regionale nel Nord la Lombardia produce quasi 35,9 milioni di tonnellate (38,1% del totale dei rifiuti speciali generati nel nord Italia e il 21,8% di quelli prodotti a livello nazionale), il Veneto circa 17,6 milioni di tonnellate (18,7% della macroarea e 10,7% della produzione totale), l’Emilia-Romagna 14,1 milioni di tonnellate (15% e 8,6%) e il Piemonte quasi 13,7 milioni di tonnellate (14,6% e 8,3%).
Tra le regioni del Centro, i maggiori valori di produzione si riscontrano per la Toscana, con 10,4 milioni di tonnellate (37,2% della produzione del centro Italia e 6,3% della produzione nazionale) e per il Lazio, 10,2 milioni di tonnellate (36,3% e 6,2%).
Al Sud la Campania, con una produzione complessiva di rifiuti speciali di oltre 11,1 milioni di tonnellate, copre il 26,4% del totale della macroarea geografica (6,8% del totale nazionale), seguita dalla Puglia con 10,1 milioni di tonnellate (23,8% e 6,1%) e dalla Sicilia con 9,4 milioni di tonnellate (22,3% e 5,7%).
I flussi di rifiuti con maggiori criticità gestionali
Il Rapporto è completato con le informazioni su alcuni flussi di rifiuti che, per quantità o complessità, presentano le maggiori criticità gestionali.
Il quantitativo di rifiuti prodotti contenenti amianto si attesta a 240 mila tonnellate. Per i veicoli fuori uso, la cui produzione è in calo del 4% rispetto al 2022, il reimpiego e riciclaggio sono complessivamente pari all’85,8%. I quantitativi di pneumatici fuori uso gestiti in Italia sono pari a quasi 500 mila tonnellate (-4% rispetto al 2022).
La produzione dei fanghi di depurazione delle acque reflue urbane si attesta a 3,2 milioni di tonnellate, in leggera contrazione (-0,16%) rispetto al 2022. L’81% dei rifiuti da costruzione e demolizione, al netto dei quantitativi relativi alle terre e rocce e ai fanghi di dragaggio, è stato riciclato. I quantitativi di rifiuti sanitari pericolosi prodotti sono pari a poco meno di 220 mila tonnellate con un decremento del 5,9% rispetto al 2022.






























































































































































































































