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Dopo oltre quarant’anni di attività, la discarica di Suwung, la più grande di Bali, ha ufficialmente iniziato il processo di chiusura definitiva

Situata nel sud di Denpasar, Suwung è stata per decenni una presenza ingombrante, visibile a chilometri di distanza, simbolo di una crisi dei rifiuti che l’isola non è più in grado di ignorare.

Con un’estensione di 32,4 ettari e un’altezza che in alcuni punti raggiungeva i 35 metri, la discarica ha rappresentato a lungo un grave problema ambientale. Spesso soggetta a incendi durante la stagione secca, il sito rilasciava nell’aria fumi tossici e cattivi odori che colpivano le aree urbane circostanti. La sua chiusura rappresenta un passo cruciale nella transizione dell’isola verso un modello di gestione dei rifiuti più moderno e sostenibile.

Perché ora?

La decisione arriva in risposta a un’ordinanza nazionale del Ministero dell’Ambiente indonesiano, che ha imposto la chiusura di tutti gli impianti di smaltimento a cielo aperto entro 180 giorni dall’inizio del 2025.

Promesse simili erano già state fatte, anche in vista del G20 del 2022, ma l’elevato volume di rifiuti generato da Bali – in particolare dalle aree turistiche – aveva sempre reso difficile una vera alternativa.

Ora, però, la chiusura è ufficiale. Dal 1° agosto, Suwung ha smesso di accettare rifiuti organici. Solo quelli inorganici e residui sono temporaneamente ancora ammessi, in vista della chiusura completa prevista per dicembre. Le autorità provinciali hanno già attivato sistemi di monitoraggio per evitare il rischio di scarichi illegali durante questa delicata fase di transizione.

Dove finiranno i rifiuti?

È la domanda che tutti si pongono. Con Suwung fuori gioco, il nodo principale riguarda la gestione dei rifiuti organici, che costituiscono una porzione significativa della spazzatura quotidiana dell’isola.

Il piano del governo è ambizioso: incentivare il compostaggio alla fonte, sia nelle abitazioni che nelle strutture turistiche, e ampliare i centri comunitari di trattamento dei rifiuti.

I residenti che aderiscono ai nuovi sistemi di raccolta stanno già ricevendo contenitori per il compost, mentre nelle città si sperimentano soluzioni innovative: carrelli motorizzati per la raccolta porta a porta e camion stazionati in aree designate, per evitare l’accumulo incontrollato.

A livello strutturale, Bali punta su un sistema multilivello. I centri TPS3R, a gestione comunitaria, si occuperanno dei quartieri, mentre gli impianti TPST più grandi coordineranno la raccolta differenziata urbana. Entro il 2026, i siti di compostaggio dovrebbero essere in grado di trattare fino al 50% dei rifiuti organici di Denpasar e Badung. E dal 2027, l’isola introdurrà impianti termoelettrici per bruciare i rifiuti residui, generando al contempo elettricità.

L’impatto su residenti, aziende e turisti

La chiusura di Suwung impone un cambio di mentalità. Per i residenti, abitudini consolidate dovranno essere riviste: il compostaggio domestico, la raccolta differenziata e l’utilizzo dei centri comunitari diventeranno la norma.

Per le aziende – in particolare quelle legate al turismo – si prospetta un rafforzamento delle normative ambientali. Hotel, ristoranti e resort saranno tenuti a rispettare nuovi standard nella gestione dei rifiuti. L’era della plastica monouso, già limitata in molte strutture, si avvia verso il tramonto.

Anche i visitatori noteranno il cambiamento: pratiche ecocompatibili, riduzione degli sprechi e maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale diventeranno parte integrante dell’esperienza balinese.

Leggi anche: Le azioni globali nella lotta contro l’inquinamento della plastica

Fine di un’epoca, inizio di una nuova sfida

La chiusura della discarica di Suwung segna la fine di un capitolo oscuro per Bali, ma non è ancora un lieto fine. La sfida ora è costruire, in tempi rapidi, un sistema che eviti la creazione di un nuovo “monte di rifiuti”.

La volontà politica sembra esserci, così come l’impegno delle autorità locali. Ma la riuscita dipenderà, in ultima analisi, dalla partecipazione attiva di tutti: cittadini, imprese e turisti. Se Bali saprà trasformare questa transizione in un’opportunità per ridisegnare il proprio rapporto con i rifiuti, allora potrà davvero diventare un esempio per il resto dell’Indonesia – e forse, anche per il mondo.

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