- 12/08/2026
- Simone Martino
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Scatta in tutta l’Ue il nuovo regolamento PPWR. Cambiano progressivamente le regole per confezioni alimentari, etichette, imballaggi monouso e utilizzo di plastica riciclata
Da oggi 12 agosto entra in vigore in tutta l’Unione europea il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). Una riforma destinata a cambiare progressivamente il modo in cui vengono prodotti, utilizzati, etichettati e smaltiti gli imballaggi, con effetti che riguarderanno tanto le aziende quanto i consumatori.
Il provvedimento nasce da una doppia esigenza: ridurre la quantità di rifiuti prodotti e rendere più sicuri e sostenibili gli imballaggi, soprattutto quelli destinati a entrare in contatto con gli alimenti.
Tra le prime misure a diventare operative c’è una delle più attese: la restrizione delle PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti.
Cosa sono i PFAS e perché finiscono negli imballaggi alimentari
Le PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono una famiglia molto ampia di composti chimici spesso chiamati anche “sostanze chimiche eterne” per la loro elevata persistenza nell’ambiente.
Per le loro proprietà di resistenza all’acqua e ai grassi, queste sostanze sono state utilizzate in diversi prodotti di uso quotidiano, compresi alcuni imballaggi alimentari.
Si possono trovare, ad esempio, in alcune tipologie di contenitori per il cibo da asporto, involucri per fast food, sacchetti per popcorn da microonde, carta da forno e scatole per pizza.
Con il nuovo regolamento, gli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti che contengono PFAS oltre i limiti stabiliti dalla normativa non potranno più essere immessi sul mercato dell’Ue.
L’obiettivo è ridurre l’esposizione dei consumatori a queste sostanze e, allo stesso tempo, limitarne la dispersione nell’ambiente.
Non solo PFAS: le nuove regole cambiano il mercato degli imballaggi
Il provvedimento europeo non riguarda però soltanto le sostanze chimiche. Uno degli aspetti più importanti del PPWR è infatti la volontà di creare un quadro comune per tutti i Paesi dell’Unione, superando la frammentazione delle normative nazionali che negli anni ha reso più complesso operare nel mercato europeo.
Saranno armonizzate, tra le altre cose, alcune definizioni relative ai soggetti coinvolti nella produzione e nella gestione degli imballaggi e nella responsabilità estesa del produttore.
Per fabbricanti e importatori arriveranno inoltre specifici obblighi relativi a marcature e informazioni sugli imballaggi, anche per consentire di identificare e contattare i responsabili quando necessario.
È un passaggio che interessa direttamente le imprese, chiamate ad adeguare prodotti, processi produttivi e informazioni fornite al consumatore.
Dal 2028 arriva l’etichettatura armonizzata
Le nuove regole non entreranno però tutte in vigore contemporaneamente. Un’altra tappa importante è fissata per il 2028, quando dovrebbe essere applicato in tutta l’Ue un sistema armonizzato di etichettatura degli imballaggi.
L’obiettivo è rendere più semplice per i cittadini capire dove e come conferire i diversi materiali, migliorando la raccolta differenziata e rendendo più efficienti i processi di riciclo e compostaggio.
L’armonizzazione dovrebbe inoltre ridurre i costi legati alla presenza di sistemi differenti nei vari Stati membri.
La svolta più ampia arriva dal 2030
La parte più consistente della riforma è destinata a diventare operativa a partire dal 2030. Il regolamento introduce infatti una serie di misure per ridurre alla fonte la produzione di rifiuti da imballaggio e favorire il passaggio da un modello basato sul consumo di materie prime vergini a uno fondato maggiormente sul recupero e sul riutilizzo dei materiali.
Tra gli interventi previsti ci sono nuovi limiti allo spazio vuoto negli imballaggi, obiettivi di riutilizzo e restrizioni relative ad alcuni formati di plastica monouso di piccole dimensioni utilizzati, per esempio, nel settore alberghiero e della ristorazione.
L’idea è semplice: evitare che un prodotto venga venduto con un imballaggio sproporzionato rispetto al suo contenuto e ridurre progressivamente gli imballaggi destinati a un utilizzo unico.
Più plastica riciclata e imballaggi riciclabili
Un altro pilastro del nuovo quadro europeo è l’economia circolare. Il PPWR prevede infatti, attraverso le diverse fasi di applicazione, l’uso di plastica riciclata nei nuovi imballaggi in plastica e l’obiettivo che gli imballaggi immessi sul mercato siano riciclabili.
Il principio è quello di mantenere più a lungo possibile i materiali all’interno del ciclo produttivo, riducendo sia il consumo di nuove risorse sia la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento.
Per l’industria europea significa quindi affrontare un processo di trasformazione che coinvolgerà materiali, progettazione, produzione e sistemi di recupero.
Una riforma ambientale, ma anche economica
Dietro la nuova normativa c’è anche una questione di competitività. Secondo la Commissione europea, un mercato degli imballaggi regolato da norme comuni dovrebbe facilitare gli scambi tra i Paesi dell’Ue e rendere più semplice per le aziende operare oltre i confini nazionali.
Il regolamento punta inoltre a ridurre la dipendenza europea dalle materie prime vergini e dai combustibili fossili importati, particolarmente rilevanti nella produzione degli imballaggi in plastica.
Più materiali riciclati e riutilizzati significa, nelle intenzioni delle istituzioni europee, anche una maggiore sicurezza nell’approvvigionamento delle materie prime e una minore pressione sull’estrazione delle risorse naturali.
Il percorso si inserisce così nella strategia europea verso un’economia circolare e verso l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.
Cosa cambia concretamente per i consumatori
Per chi acquista prodotti al supermercato o ordina cibo da asporto, il cambiamento non sarà necessariamente immediato il 12 agosto.
Molte delle disposizioni più rilevanti entreranno infatti in vigore progressivamente nei prossimi anni. Il consumatore vedrà però gradualmente cambiare materiali, formati, etichette e modalità di gestione degli imballaggi.
La restrizione sui PFAS rappresenta invece già un passaggio importante per gli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti, mentre dal 2028 l’etichettatura comune dovrebbe rendere più facile orientarsi nella raccolta differenziata.
Dal 2030, inoltre, diventeranno centrali le misure per ridurre gli imballaggi superflui, aumentare il riutilizzo e favorire l’impiego di materiali riciclati.
La sfida adesso è l’attuazione
L’entrata in vigore del regolamento non coincide dunque con la fine del percorso. La Commissione europea dovrà infatti adottare la legislazione secondaria necessaria per rendere operative le diverse disposizioni e ha annunciato di voler procedere rapidamente, cercando al tempo stesso di evitare oneri amministrativi non necessari per le imprese.
La fase di attuazione sarà quindi decisiva. Bruxelles dovrà lavorare insieme alle autorità nazionali, alle aziende e alla società civile per tradurre le nuove regole in procedure applicabili e comprensibili.
Il punto centrale della riforma è ambizioso: meno rifiuti, più riciclo e riutilizzo, maggiore sicurezza per gli imballaggi alimentari e un mercato europeo più uniforme.
Per i cittadini il cambiamento arriverà soprattutto attraverso prodotti e confezioni diverse. Per le imprese, invece, il PPWR rappresenta una trasformazione molto più profonda, con nuovi requisiti da rispettare e investimenti da programmare.
La vera partita, ora, sarà capire quanto velocemente il nuovo modello riuscirà a passare dalla carta alla realtà.





































































































































































































































































































