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La plastica riciclata in Italia ed Europa è in crisi: prezzi bassi, costi energetici alti e importazioni extra-UE mettono a rischio filiera e occupazione

L’industria del riciclo della plastica in Europa, e in particolare in Italia, sta attraversando una fase critica. Prezzi bassi dei polimeri vergini, importazioni extra-UE e costi energetici elevati stanno mettendo in seria difficoltà le aziende che trattano i materiali post-consumo.

Senza interventi urgenti, il principio di economia circolare rischia di rimanere solo un’idea sulla carta. È quanto emerge dal nuovo Position Paper di Laboratorio REF Ricerche, intitolato “La crisi del riciclo delle plastiche: proposte per uscirne”.

Il documento analizza numeri, cause e possibili soluzioni per un settore che, pur essendo strategico, è stato colpito da una combinazione di fattori economici e strutturali.

Numeri che parlano chiaro

Secondo i dati raccolti da REF Ricerche, la produzione di plastiche in Europa è scesa del 12% tra il 2018 e il 2024, passando da 62,3 a 54,6 milioni di tonnellate. Nel frattempo, la produzione di plastiche da riciclo meccanico post-consumo è cresciuta del 57%, a dimostrazione dell’impegno del continente verso la circolarità.

L’Italia contribuisce con 3,3 milioni di tonnellate annue, pari al 6% della produzione europea, ma sale al 14,5% se si considerano solo le plastiche riciclate meccanicamente o chimicamente. Questo colloca il nostro Paese subito dopo la Germania nella produzione di plastica riciclata e testimonia un ruolo tutt’altro che marginale nella filiera europea.

Sul fronte commerciale, però, le notizie non sono positive: nel 2024 l’UE ha registrato un saldo negativo di 1,6 milioni di tonnellate tra produzione e trasformazione delle plastiche, mentre le importazioni extra-UE continuano a superare le esportazioni. Il comparto europeo del riciclo conta 850 aziende con 8,6 miliardi di fatturato e una capacità installata di 13,5 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni in Italia.

Perché il settore è in difficoltà

REF Ricerche evidenzia una serie di problemi che si alimentano tra loro. I costi energetici elevati erodono i margini degli impianti, mentre il prezzo basso della plastica vergine rende poco competitive le materie prime seconde (MPS). A questo si aggiunge una domanda di materiali riciclati ancora debole e la concorrenza di plastiche provenienti da paesi extra-UE, dove i vincoli ambientali sono meno stringenti.

Il risultato è già visibile: nel 2024 i volumi complessivi di plastica riciclata in Europa sono calati a 7,5 milioni di tonnellate, il fatturato del settore è in diminuzione per il secondo anno consecutivo e si è registrata la più consistente chiusura di capacità operativa di riciclo mai osservata. Parallelamente, la dipendenza dai polimeri importati è cresciuta dal 15% del 2020 al 24% del 2024.

In Italia, la crisi ha raggiunto un picco storico nel 2024, con 103.352 tonnellate di MPS destinate all’export extra-UE: un segnale della difficoltà crescente nel trovare sbocchi interni ai materiali raccolti e della pressione sugli impianti, che si riflette su tutta la filiera, dalla raccolta alla selezione e compattazione.

Gli interventi finora messi in campo

A livello europeo, la Commissione ha adottato a dicembre 2025 un pacchetto di misure temporanee per sostenere il settore:

  • criteri di End of Waste per plastiche riciclate, riducendo i costi di transazione stimati in 120 milioni di euro annui;

  • regole chiare per il riciclo chimico, per garantire certezza agli investimenti;

  • rilancio della Circular Plastics Alliance e istituzione di codici doganali distinti per plastiche vergini e riciclate.

In Italia, la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare (SEC) prevede incentivi alla riconversione delle aziende produttrici di plastica monouso, crediti d’imposta per prodotti riutilizzabili, contributi per eco-compattatori e iniziative sul recupero di plastiche da pesca. Restano però da implementare provvedimenti fondamentali, come il decreto EPR per plastiche non da imballaggio e il DM nazionale sull’EoW per plastiche miste.

Le proposte per salvare la filiera

Secondo il Position Paper di REF Ricerche, servono misure strutturali e coordinate:

  1. Garanzie d’Origine estese al riciclo delle plastiche, per certificare le emissioni di CO₂ evitate e incentivare economicamente il settore.

  2. Obblighi sul contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi, con target intermedi verso il 2030 e 2040, anche per plastiche flessibili e miste in applicazioni open-loop.

  3. Sostegno ai costi di smaltimento degli scarti, oggi intorno a 200 euro/tonnellata, tramite provvedimenti economici mirati.

  4. Riordino della Plastic Tax, con le risorse generate reinvestite nel riciclo, evitando che una tassazione eccessiva danneggi le aziende.

Il modello francese, che dal 2026 prevede contributi modulati per l’uso di plastica riciclata post-consumo, può rappresentare un esempio replicabile in Italia, aumentando la circolarità senza gravare sul bilancio pubblico.

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