- 26/06/2026
- Simone Martino
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Il settore italiano dei rifiuti vale quasi 14 miliardi di euro e cresce del 9% l’anno. Ma il riciclo soffre margini ridotti, mentre termovalorizzazione, discariche e operatori integrati concentrano il valore
L’industria italiana dei rifiuti continua a correre. Tra il 2017 e il 2024 il valore della produzione è quasi raddoppiato, passando da 7,5 a 13,8 miliardi di euro, con una crescita media annua del 9%. Dietro questi numeri, però, si nasconde una realtà meno lineare: il riciclo, considerato uno dei pilastri dell’economia circolare, fatica ancora a trasformare la crescita dei volumi in profitti sostenibili.
È quanto emerge dallo studio “Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali”, presentato a Milano da AGICI nell’ambito dell’Osservatorio Riciclo & Rifiuti.
L’analisi evidenzia come il valore economico del settore si stia concentrando sempre più nelle mani degli operatori integrati, capaci di presidiare l’intera filiera, dalla raccolta allo smaltimento finale, mentre le aziende specializzate esclusivamente nel riciclo devono fare i conti con margini sempre più ridotti.
Cresce il mercato, ma non i profitti del riciclo
Lo studio ha analizzato i bilanci di 80 aziende rappresentative delle principali filiere del comparto ambientale italiano. I risultati mostrano una crescita strutturale del mercato, sostenuta dall’aumento della raccolta differenziata, dagli investimenti impiantistici e dalla crescente domanda di servizi ambientali.
La distribuzione della redditività, tuttavia, racconta una storia diversa.
Nel 2024 le filiere del riciclo maggiormente legate ai rifiuti urbani — plastica, vetro, carta, organico e RAEE — registrano margini operativi compresi tra il -5% e il 4%. Ben diversa la situazione per le attività terminali della filiera, come discariche e termovalorizzatori, che si attestano intorno al 10% di marginalità.
In altre parole, il mercato cresce, ma il valore economico non si distribuisce in modo uniforme.
Perché gli operatori integrati stanno vincendo la sfida del settore
Secondo AGICI, il vantaggio competitivo si sta spostando verso i modelli multi-filiera, capaci di controllare più passaggi del ciclo dei rifiuti.
Le aziende integrate possono infatti gestire raccolta, trattamento, recupero energetico, riciclo e smaltimento finale, riducendo la dipendenza dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime seconde e dai costi energetici.
Questa strategia consente maggiore stabilità finanziaria e una migliore pianificazione degli investimenti, trasformando le società più strutturate in vere e proprie piattaforme ambientali-industriali.
Il valore si sposta verso chi controlla l’intera catena
La ricerca evidenzia come la crescita del settore non dipenda più soltanto dall’aumento della capacità impiantistica, ma dalla capacità di occupare segmenti sempre più ampi della catena del valore.
Un’evoluzione che sta ridefinendo gli equilibri competitivi dell’intero comparto.
Oltre 540 operazioni in nove anni: il consolidamento accelera
A confermare questa tendenza è anche l’intensa attività di fusioni, acquisizioni e investimenti. Tra il 2017 e il primo trimestre del 2026 sono state censite 541 operazioni tra acquisizioni, cessioni, joint venture e investimenti diretti.
Circa la metà delle operazioni riguarda nuovi impianti, mentre il 46% è rappresentato da acquisizioni e cessioni societarie.
Il dato più significativo riguarda però la concentrazione del mercato: appena il 20% delle aziende analizzate ha realizzato l’80% delle acquisizioni complessive.
Un fenomeno che testimonia la nascita di grandi poli industriali ambientali, sempre più presenti sia nei rifiuti urbani sia nei rifiuti speciali.
Rifiuti urbani: discariche e termovalorizzatori intercettano la quota maggiore di valore
L’analisi dei flussi dei rifiuti urbani mostra come, agli attuali livelli di raccolta differenziata, circa un terzo dei materiali raccolti venga destinato al mercato delle materie prime seconde.
Un altro terzo viene invece valorizzato energeticamente attraverso termovalorizzazione e produzione di biometano, mentre il 22% finisce ancora in discarica.
La centralità ambientale del riciclo non coincide con quella economica
Se dal punto di vista ambientale il riciclo resta l’obiettivo prioritario, sul piano economico il valore continua a concentrarsi soprattutto nelle fasi finali della filiera.
Discariche, termovalorizzatori e, nel caso della carta, l’industria utilizzatrice delle materie recuperate sono oggi gli asset che generano i rendimenti più elevati.
Al contrario, gli impianti di riciclo di plastica, vetro, RAEE e organico mostrano redditività inferiori al 10%, fortemente influenzate dalla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde e dai costi energetici.
Rifiuti speciali: stessa dinamica, con redditività concentrata nelle fasi terminali
Il quadro non cambia osservando i principali segmenti dei rifiuti speciali, dai materiali provenienti da costruzioni e demolizioni fino ai pannelli fotovoltaici a fine vita.
Secondo lo studio, il 47% dei flussi viene destinato al recupero di materia, il 21% ai mercati energetici e il 24% alla discarica.
Anche in questo caso, termovalorizzazione e smaltimento finale rappresentano le attività più redditizie, generando oltre un quinto del valore complessivo della filiera.
Più complessa la situazione del riciclo dei pannelli fotovoltaici, che risente ancora di volumi limitati ma destinati a crescere nei prossimi anni grazie al progressivo rinnovo degli impianti installati durante il boom del fotovoltaico.
La sfida dell’economia circolare: riequilibrare il valore verso il riciclo
La fotografia scattata da AGICI mette in evidenza una contraddizione strutturale del sistema italiano dei rifiuti.
Da un lato il riciclo è il cardine delle strategie europee per la transizione ecologica e l’economia circolare. Dall’altro, gran parte del valore economico continua a concentrarsi nelle attività di smaltimento e recupero energetico.
Per superare questo squilibrio, secondo gli esperti, servono politiche industriali capaci di valorizzare maggiormente le materie riciclate e di riconoscere economicamente i benefici ambientali generati dal recupero di materia, come le emissioni evitate e il risparmio energetico.
Parallelamente sarà necessario aumentare la capacità impiantistica nazionale per ridurre la scarsità infrastrutturale che oggi contribuisce a sostenere i costi di smaltimento.
AGICI: «Il mercato cresce, ma il valore resta concentrato»
«L’industria dei rifiuti è entrata in una fase nuova: il mercato cresce, ma il valore non si distribuisce in modo uniforme lungo la filiera», ha spiegato Marco Carta, amministratore delegato di AGICI.
Secondo Carta, il riciclo continua a essere il pilastro dell’economia circolare ma resta esposto alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde, dei costi energetici e dello smaltimento.
«Per rafforzare davvero il riciclo occorre una politica industriale capace di valorizzare meglio le materie recuperate e di adeguare la capacità di trattamento alla quantità di rifiuti effettivamente prodotta nel Paese, evitando che il costo dello smaltimento continui a comprimere i margini dei riciclatori e a ricadere su cittadini e imprese».





























































































































































































































































































