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Nel 2026 i Comuni Rifiuti Free in Italia salgono a 675 secondo Legambiente. Veneto leader, cresce il Centro. Focus su rifiuti e appalti verdi

Nel 2026 torna a crescere il numero dei Comuni Rifiuti Free in Italia, che raggiungono quota 675, in aumento rispetto ai 663 dell’anno precedente. Un incremento contenuto ma significativo, che segna il recupero dopo il lieve calo registrato nel 2025 e conferma una tendenza ormai consolidata: la transizione verso l’economia circolare avanza, ma in modo disomogeneo tra le diverse aree del Paese.

Il dato emerge dalla 33ª edizione del rapporto Comuni Ricicloni elaborato da Legambiente e presentato a Roma durante la giornata conclusiva dell’Ecoforum nazionale sull’economia circolare.

Per essere classificato come Rifiuti Free, un Comune deve mantenere la produzione di rifiuto indifferenziato sotto la soglia di 75 chilogrammi per abitante all’anno, un indicatore considerato centrale per valutare l’efficacia dei sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti.

Oltre quattro milioni di cittadini vivono nei Comuni più virtuosi

La crescita non riguarda soltanto il numero delle amministrazioni premiate, ma anche la popolazione coinvolta. Nel 2026 sono infatti oltre quattro milioni gli italiani che vivono in Comuni Rifiuti Free, con un aumento di circa 370 mila persone rispetto all’anno precedente.

Questo dato suggerisce che le buone pratiche ambientali stanno progressivamente coinvolgendo realtà sempre più ampie, andando oltre i piccoli centri che tradizionalmente guidano le classifiche.

Nord ancora in testa, ma il Centro Italia accelera

La distribuzione geografica dei Comuni virtuosi conferma un forte squilibrio territoriale. Il Nord Italia continua a concentrare oltre il sessanta per cento dei Comuni Rifiuti Free, pur registrando una lieve flessione rispetto al 2025. Il Sud e le Isole rappresentano poco meno di un terzo del totale, mentre il Centro Italia rimane la quota più ridotta ma mostra un segnale di crescita importante.

Proprio il Centro, infatti, registra un incremento significativo con sedici nuovi Comuni virtuosi, portando il totale a 46 e interrompendo una fase di sostanziale stagnazione durata diversi anni. A livello regionale, il Veneto si conferma la prima regione italiana per numero di Comuni Rifiuti Free, seguito dalla Lombardia e dalla Campania, che si distingue come prima regione del Mezzogiorno.

Le grandi città restano il punto critico

Se i piccoli Comuni rappresentano l’eccellenza del sistema, le grandi città continuano a faticare. Tra i 54 capoluoghi di provincia analizzati, solo cinque riescono a raggiungere lo status di Rifiuti Free, pur mostrando in molti casi buone performance nella raccolta differenziata.

I capoluoghi che rientrano nella categoria più virtuosa sono Pordenone, Belluno, Nuoro, Trento e Treviso, realtà che si confermano stabilmente ai vertici per qualità della gestione dei rifiuti urbani e capacità di riduzione dell’indifferenziato.

La posizione di Legambiente

Secondo Legambiente, i dati del 2026 rappresentano un segnale incoraggiante ma non sufficiente a colmare il divario ancora esistente tra territori. Il direttore generale dell’associazione sottolinea come l’economia circolare debba diventare una leva strategica stabile per il Paese, sostenuta da politiche nazionali ed europee più incisive e da un miglioramento strutturale della qualità della raccolta differenziata.

L’obiettivo indicato è quello di ridurre progressivamente la quantità di rifiuti indifferenziati avviati a smaltimento, rafforzando al contempo il sistema del riciclo e della prevenzione.

I migliori Comuni per fascia demografica

Anche quest’anno il rapporto individua i Comuni più virtuosi suddivisi per dimensione demografica. Nei centri sotto i cinquemila abitanti emergono numerose realtà distribuite lungo tutta la Penisola, dai piccoli Comuni dell’Abruzzo e della Basilicata fino a quelli del Nord, che continuano a rappresentare una parte importante delle eccellenze italiane nella gestione dei rifiuti.

Tra i Comuni di dimensione intermedia, compresa tra cinquemila e quindicimila abitanti, si confermano risultati positivi in diverse regioni, con amministrazioni che hanno saputo consolidare sistemi efficienti di raccolta differenziata e riduzione dell’indifferenziato.

Nei centri più grandi, sopra i quindicimila abitanti, si distinguono invece diverse città che riescono a mantenere standard elevati, dimostrando che la sostenibilità può essere raggiunta anche in contesti urbani più complessi.

Ecoforum, il focus su GPP e CAM: Italia ancora a due velocità

Accanto al rapporto sui Comuni Ricicloni, l’Ecoforum ha presentato anche il nuovo report dell’Osservatorio Appalti Verdi dedicato al Green Public Procurement e all’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi nelle pubbliche amministrazioni.

Il quadro che emerge è quello di un’Italia ancora divisa. L’indice medio di applicazione del GPP si attesta al 57%, in lieve crescita rispetto all’anno precedente, ma con una distanza evidente tra capoluoghi e altri Comuni. Le grandi città mostrano infatti livelli di performance più elevati rispetto ai centri minori, confermando una maggiore capacità organizzativa e amministrativa.

Un elemento critico riguarda l’applicazione dei CAM, che in una quota significativa delle gare pubbliche continua a non essere rispettata, soprattutto nei Comuni non capoluogo. Nei capoluoghi la situazione appare migliore, ma non ancora pienamente soddisfacente, segno di un sistema che fatica a rendere strutturale l’utilizzo degli strumenti di acquisto verde.

Le criticità e le proposte

Tra le principali difficoltà segnalate rientrano la carenza di formazione del personale, la complessità nella redazione dei bandi e le difficoltà di monitoraggio degli acquisti verdi. Elementi che contribuiscono a rallentare l’effettiva applicazione delle politiche di sostenibilità nella pubblica amministrazione.

Per questo Legambiente rilancia la necessità di trasformare il Green Public Procurement da obbligo formale a pratica ordinaria e diffusa, rafforzando la formazione, migliorando la governance e integrando gli obiettivi ambientali nelle politiche industriali e sociali del Paese.

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