- 25/03/2024
- Simone Martino
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E’ quanto emerge da un recente studio effettuato dall’European Environment Agency
Secondo l’Agenzia sulla base degli studi disponibili, si stima che il 4-9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato in Europa vengano distrutti prima dell’uso, per un totale compreso tra 264 mila e 594 mila tonnellate tra abiti, accessori e scarpe invenduti o restituiti che finiscono in discarica.
In Europa, il tasso medio di restituzione degli indumenti acquistati on-line è stimato al 20%, praticamente viene restituito un capo su cinque. Il tasso di reso per i prodotti venduti online è fino a tre volte superiore rispetto a quello dei prodotti venduti nei negozi fisici.
Uno spreco che vale 5,6 milioni di tonnellate eq. di CO2
Secondo il report, inoltre, si stima che il 22-43%, ovvero in media un terzo di tutti gli indumenti restituiti acquistati online, finisca per essere distrutto dal rivenditore. Uno spreco che sarebbe responsabile della emissione di 5,6 milioni di tonnellate equivalenti di CO2. Per avere un’idea, si tratta di un quantitativo di poco inferiore alle emissioni totali di un paese come la Svezia nel 2021.
Minori informazioni sono, invece, disponibili sui volumi e sulle quote di prodotti tessili rimasti invenduti. La quota media di prodotti tessili invenduti rilevata nella letteratura di ricerca è del 21%, alcuni dei quali sono indumenti restituiti.
Si stima che circa un quinto del 21% delle scorte invendute finisce per essere distrutto. Nel 2020, la percentuale di prodotti tessili e di abbigliamento venduti on-line era dell’11%. Nel 2009 era del 5%. Abiti, scarpe e accessori sono i prodotti fisici maggiormente acquistati on-line. Nel 2022, gli articoli di questa categoria sono stati ordinati dal 68% dei consumatori che hanno fatto acquisti on-line.
Nell’UE, i consumatori che hanno acquistato un prodotto o un servizio on-line hanno il diritto di annullare e restituire l’ordine entro 14 giorni senza giustificazione. Per i prodotti acquistati in un negozio, non esiste alcun diritto legale di restituzione della merce per cambio o rimborso, a meno che l’articolo non sia difettoso.
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Anche se, molti negozi consentono ai clienti di restituire o scambiare la merce durante un determinato periodo di tempo. I tessili restituiti e invenduti rappresentano una sfida e una gestione costosa per il settore. La maggior parte viene rivenduta o venduta nei punti vendita.
Come fermare gli effetti negativi sull’ambiente
La distruzione degli indumenti restituiti e invenduti e di altri prodotti tessili avviene da decenni nel settore della moda e del tessile, con notevoli effetti negativi sull’ambiente e sui cambiamenti climatici.
Per fermare tale fenomeno Consiglio e Parlamento europeo hanno già raggiunto un accordo sul nuovo regolamento Ecodesign sustainable products regulation che andrà a sostituire la vecchia direttiva del 2009 e che prevede il divieto di distruzione di abiti, accessori e scarpe invendute.
Divieto che sarà effettivo entro due anni dall’entrata in vigore del regolamento (entro sei per le piccole e medie imprese). Il regolamento prevede inoltre che produttori e rivenditori comunichino annualmente la quantità di prodotti invenduti distrutti.
Fonte: Report EEA – The destruction of returned and unsold textiles in Europe’s circular economy










































































































































































































































































