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Dai rifiuti ai campi: scoperta italiana usa microonde per creare fertilizzanti sostenibili, ridurre importazioni e tagliare consumi energetici. Ecco come funziona.

Trasformare un rifiuto complesso in una risorsa preziosa per l’agricoltura. È questo l’obiettivo raggiunto da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Brescia, che ha sviluppato un metodo innovativo per recuperare il fosforo dai fanghi di depurazione utilizzando le microonde.

Il risultato è una tecnologia a basso impatto ambientale ed energetico che potrebbe contribuire in modo concreto alla riduzione delle importazioni di una materia prima considerata strategica, inserendosi pienamente nel paradigma dell’economia circolare.

Lo studio, guidato da Elza Bontempi insieme al Consorzio INSTM e in collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Università di Porto, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Cleaner Production.

La sfida del fosforo: risorsa limitata e cruciale per l’agricoltura

Il fosforo è un nutriente essenziale per la crescita delle piante e quindi per la produzione agricola. Tuttavia, le riserve naturali di roccia fosfatica sono limitate e concentrate in pochi Paesi extraeuropei.

Questa dipendenza rende il fosforo una materia prima critica per l’Unione Europea, esposta a rischi geopolitici e di approvvigionamento.

Oggi il fosforo viene principalmente estratto da miniere, ma la ricerca punta a cambiare paradigma: recuperarlo dai rifiuti, in particolare dai fanghi di depurazione urbana.

Come funziona il processo: microonde e chimica per “attivare” il fosforo

Le ceneri derivanti dall’incenerimento dei fanghi rappresentano già una fonte ricca di fosforo. Il problema è che questo elemento si trova in forme chimiche poco solubili, quindi difficilmente assimilabili dalle piante.

Per superare questo limite, i ricercatori hanno sviluppato un trattamento termochimico innovativo assistito da microonde. Il processo prevede:

  • riscaldamento delle ceneri tra 800 e 1000 °C
  • utilizzo di additivi alcalini, come il bicarbonato di sodio
  • impiego di materiali come l’antracite

Il cuore della tecnologia è il riscaldamento ibrido a microonde, che consente di raggiungere rapidamente alte temperature e innescare reazioni chimiche capaci di trasformare il fosforo in forme altamente biodisponibili.

Il risultato è significativo: una solubilità del fosforo superiore al 99%, ben oltre i requisiti fissati dalla normativa europea.

Dai laboratori ai campi: i test agronomici

La ricerca non si è fermata alla teoria. I materiali ottenuti sono stati testati sul campo attraverso prove agronomiche coordinate dall’Università di Brescia.

I risultati mostrano che il nuovo fertilizzante è efficace e sicuro:

  • aumento della biomassa fino al 30%
  • crescita delle radici fino al 25%
  • assenza di effetti tossici rilevanti

Le sperimentazioni in serra su colture come sorgo e brassica hanno confermato l’efficacia del prodotto come fertilizzante alternativo.

Meno energia e minore impatto ambientale

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la sostenibilità del processo. L’analisi condotta con il metodo ESCAPE evidenzia che:

  • il consumo energetico si riduce di circa il 43% rispetto ai forni tradizionali
  • l’impronta di carbonio è inferiore rispetto ai processi industriali standard
  • i benefici aumentano ulteriormente se si utilizzano fonti rinnovabili

In altre parole, non solo si recupera una risorsa preziosa, ma lo si fa con un impatto ambientale significativamente ridotto.

Verso un ciclo chiuso del fosforo

La ricerca dimostra che è possibile “chiudere il ciclo” del fosforo, recuperandolo dai rifiuti e reintroducendolo nel sistema produttivo agricolo.

Un approccio che offre vantaggi su più fronti:

  • riduzione della dipendenza da importazioni
  • valorizzazione dei rifiuti
  • maggiore sostenibilità nella gestione dei nutrienti

In un contesto globale segnato dalla scarsità di risorse e dalla necessità di modelli produttivi più sostenibili, tecnologie come questa potrebbero rappresentare un tassello fondamentale per il futuro dell’agricoltura.

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