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Le infrastrutture ferroviarie producono fino all’80% delle emissioni attraverso acciaio e cemento. Il Rapporto BESA3: tagli alla CO₂ fino al 66%

Quando si parla di mobilità sostenibile, il dibattito si concentra quasi sempre sui treni elettrici, sulla riduzione del traffico stradale o sull’abbandono dei combustibili fossili. Eppure una parte rilevante dell’impatto ambientale delle ferrovie si nasconde molto prima che un convoglio inizi a viaggiare: nei materiali necessari per costruire binari, stazioni, ponti, gallerie e infrastrutture.

Acciaio, cemento e calcestruzzo rappresentano infatti il vero “costo climatico invisibile” del trasporto ferroviario. Secondo il Rapporto BESA3 della Fondazione Ecosistemi, presentato al Forum Compraverde, l’adozione di materiali a basse emissioni potrebbe ridurre la CO₂ fino al 66,7% nel caso dell’acciaio e oltre il 42% per le traverse ferroviarie in cemento armato.

Un dato che sposta l’attenzione su uno degli aspetti meno discussi della transizione ecologica europea: il carbonio incorporato nei materiali da costruzione.

Perché il futuro delle ferrovie passa da acciaio e cemento

Ogni anno i Paesi europei e dell’area OCSE investono circa 120 miliardi di euro nelle infrastrutture di trasporto. Una mole di opere che richiede enormi quantità di materie prime e che genera un impatto climatico spesso sottovalutato.

Lo studio evidenzia come circa l’80% delle emissioni associate alle infrastrutture di trasporto – comprese ferrovie, strade, ponti e gallerie – derivi proprio dai materiali utilizzati per costruirle.

L’acciaio e il cemento, da soli, rappresentano rispettivamente il 5% e il 4% delle emissioni complessive di gas serra dell’Unione Europea.

Non si tratta quindi soltanto dell’energia consumata durante il funzionamento delle infrastrutture, ma delle emissioni generate lungo tutta la filiera produttiva, dalla fabbricazione dei materiali fino alla realizzazione delle opere.

Il peso nascosto dell’acciaio nelle infrastrutture ferroviarie

Tra tutti i materiali impiegati nel settore ferroviario, l’acciaio è il principale responsabile delle emissioni incorporate.

Secondo il rapporto, circa il 75% del carbonio incorporato nelle infrastrutture ferroviarie europee deriva proprio dalla produzione dell’acciaio, ancora oggi spesso realizzata attraverso processi industriali basati sugli altoforni tradizionali alimentati a carbone.

Il margine di miglioramento, tuttavia, è significativo.

L’adozione di acciaio low-carbon consentirebbe infatti di abbattere le emissioni fino al 66,7%, dimostrando come una parte importante della decarbonizzazione sia già tecnicamente possibile utilizzando tecnologie disponibili sul mercato.

Cementi alternativi: oltre 5 mila tonnellate di CO₂ risparmiate

Anche il cemento rappresenta una voce importante nel bilancio climatico delle infrastrutture ferroviarie.

Il principale responsabile delle emissioni è il clinker presente nel cemento Portland, componente che genera circa l’80% della CO₂ prodotta durante la realizzazione del calcestruzzo.

L’analisi della Fondazione Ecosistemi mostra che l’impiego di cementi alternativi a minore intensità carbonica potrebbe produrre risultati immediati.

Applicando queste soluzioni agli approvvigionamenti ferroviari italiani del 2024, le emissioni associate alle traverse ferroviarie in cemento armato precompresso passerebbero da 17.710 a 12.397 tonnellate di CO₂, con un risparmio superiore a 5.300 tonnellate.

Ancora più evidente il confronto complessivo tra materiali ad alte emissioni e materiali considerati “best practice”: 26.655 tonnellate di CO₂ contro 15.379 tonnellate.

I numeri delle ferrovie italiane

La dimensione del fenomeno emerge chiaramente dai volumi gestiti dal settore ferroviario.

Nel solo 2024 le infrastrutture ferroviarie italiane hanno utilizzato oltre 259 mila tonnellate di acciaio per armamento ferroviario e più di 149 mila tonnellate di traverse in cemento armato precompresso.

A livello europeo, il fabbisogno annuale raggiunge invece circa 2,2 milioni di tonnellate di acciaio e 5,5 milioni di tonnellate di cemento.

Numeri che spiegano perché la scelta dei materiali possa incidere in maniera determinante sugli obiettivi climatici continentali.

L’Italia modello europeo della siderurgia circolare

Tra le evidenze più significative del rapporto emerge il ruolo dell’industria siderurgica italiana.

A differenza di molti altri Paesi europei, l’Italia produce oltre l’85% del proprio acciaio attraverso forni elettrici alimentati da rottame ferroso riciclato. La media europea si ferma invece al 44%.

Questo modello basato sull’economia circolare consente alla siderurgia italiana di raggiungere una delle più basse intensità emissive al mondo: circa 0,7 tonnellate di CO₂ per ogni tonnellata di acciaio prodotta, contro una media globale pari a 1,5 tonnellate.

Secondo lo studio, questo patrimonio industriale potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo strategico nella corsa europea verso infrastrutture sempre più sostenibili.

La sfida delle importazioni e il rischio per l’industria europea

Il rapporto richiama però l’attenzione anche su una criticità crescente. Dal 2008 la produzione europea di acciaio è diminuita di circa il 30%, mentre le importazioni provenienti da Paesi extra-UE hanno superato i 30 milioni di tonnellate all’anno.

Parallelamente, le importazioni di cemento dall’esterno dell’Unione Europea sono aumentate del 260% dal 2016.

Per gli autori dello studio, senza politiche capaci di valorizzare i materiali a basse emissioni e le filiere circolari europee, la transizione ecologica rischia di favorire produzioni più inquinanti localizzate fuori dai confini comunitari.

Appalti pubblici verdi, la leva decisiva per tagliare le emissioni

Una delle soluzioni indicate dal rapporto passa attraverso il Green Public Procurement, il sistema degli appalti pubblici verdi che permette alle amministrazioni di privilegiare prodotti e materiali a minore impatto ambientale.

La leva è tutt’altro che marginale: gli appalti pubblici rappresentano tra il 14% e il 20% del PIL europeo e incidono già oggi su circa il 15% delle emissioni globali.

Secondo le stime contenute nello studio, una diffusione sistematica del Green Public Procurement potrebbe ridurre le emissioni del 21% nel settore del cemento e del 18% in quello dell’acciaio.

Paesi come Svezia, Francia e Norvegia hanno già introdotto criteri ambientali obbligatori negli appalti ferroviari pubblici, trasformando gli acquisti della pubblica amministrazione in uno strumento concreto di decarbonizzazione.

La transizione ecologica si gioca anche nei materiali

La conclusione del Rapporto BESA3 è chiara: il futuro delle infrastrutture sostenibili non dipenderà soltanto da treni più efficienti o da nuove fonti energetiche.

Una parte decisiva della sfida climatica europea si giocherà sulla capacità di ridurre il carbonio incorporato nei materiali da costruzione e di favorire filiere industriali a basse emissioni già disponibili sul mercato.

Acciaio riciclato, cementi innovativi e appalti pubblici verdi potrebbero diventare gli strumenti chiave per rendere davvero sostenibili le ferrovie del futuro e rafforzare, allo stesso tempo, la competitività industriale europea.

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