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L’UE accelera sulla sicurezza delle materie prime, ma il finanziamento minerario resta frammentato. Uno studio T&E indica criticità e propone una strategia unitaria

Mentre l’Unione Europea intensifica la corsa alle materie prime critiche per la transizione energetica — litio, nichel, cobalto e rame, indispensabili per batterie e tecnologie pulite — il divario con i principali concorrenti globali continua ad ampliarsi. Nonostante un mosaico di iniziative come i Partenariati Strategici, il Clean Tech Trade and Investment Partnership, il Global Gateway e ReSource EU, i risultati concreti tardano ad arrivare.

Secondo dati citati nel report da Transport & Environment (T&E), dal 2020 la Cina ha investito oltre 15 miliardi di dollari in progetti globali legati ai metalli per batterie. Le aziende europee, nello stesso periodo, non sono andate oltre 1,7 miliardi, concentrati peraltro in un unico Paese, l’Argentina. Per l’Europa, che punta a “decarbonizzare” l’economia e rendersi autonoma da Pechino, il quadro è tutt’altro che rassicurante.

Servono più finanziamenti, ma soprattutto una strategia unitaria

Per capire come colmare questo gap, T&E ha commissionato un’analisi sul ruolo delle Export Credit Agencies (ECA) europee, attori chiave nel ridurre il rischio finanziario dei grandi progetti industriali. Il responso è chiaro: le ECA sono citate nei piani europei sul reperimento dei minerali strategici, ma mancano una visione coerente e un uso coordinato delle risorse.

Lo studio rivela tre criticità principali:

1. Ruolo finora marginale delle ECA nel settore minerario

Nonostante nuovi fondi nati in Germania, Svezia e Finlandia, il coinvolgimento delle agenzie è rimasto limitato, soprattutto per le materie prime critiche. Nell’ambito del Global Gateway — la risposta europea alla Belt and Road cinese — le ECA arriverebbero a contribuire solo al 5% delle loro attività complessive.

2. Un patrimonio finanziario ingente, ma frammentato

Le ECA dell’UE gestiscono complessivamente oltre 100 miliardi di euro, ma non esiste un meccanismo europeo che coordini in modo strategico questo capitale con fondi pubblici, investitori privati e industrie. Cina, Stati Uniti e Canada seguono già approcci integrati, capaci di costruire pacchetti finanziari competitivi per progetti minerari, in patria e all’estero.

3. Standard ambientali e sociali insufficienti e incoerenti

I quadri normativi attuali — come gli Approcci Comuni OCSE — presentano lacune su due diligence, monitoraggio, trasparenza e gestione dei reclami. Alcune ECA europee pubblicano informazioni minime sui progetti sostenuti; altre applicano standard volontari più evoluti, ma in maniera non uniforme. Un caos regolatorio che rischia di minare la credibilità “green” dell’UE.

Le proposte: nasce l’idea di un meccanismo europeo “MINVEST”

Per colmare le debolezze individuate, T&E propone una serie di interventi che vanno ben oltre piccoli aggiustamenti tecnici. La raccomandazione più ambiziosa è la creazione di un meccanismo “MINVEST”, una piattaforma europea politicamente sostenuta che riunisca: imprese minerarie, raffinatori, investitori pubblici e privati e grandi acquirenti industriali

Obiettivo: selezionare, de-rischiare e realizzare progetti minerari strategici, non solo facilitare il dialogo tra gli attori. Più coordinamento e investimenti diretti dell’UE

T&E suggerisce inoltre: 1) un coordinamento “di governo” delle ECA europee. Le agenzie dovrebbero operare in squadra — non per Paese — per creare pacchetti finanziari integrati nell’ambito del Global Gateway o di altri programmi UE. 2) investimenti azionari diretti dell’UE. Attraverso la BEI o il nuovo Centro per le Materie Prime, Bruxelles dovrebbe partecipare direttamente al capitale dei progetti, promuovendo tecnologie migliori e standard ESG elevati.

Standard più rigorosi per una filiera davvero sostenibile

Infine, per evitare che la corsa ai minerali si traduca in costi ambientali o sociali nei Paesi produttori, T&E propone:

  • Adozione obbligatoria degli Equator Principles per tutte le ECA, anche per i finanziamenti “non vincolati”.

  • Maggiore trasparenza su progetti, proprietà e valutazioni d’impatto.

  • Meccanismi di reclamo allineati alle migliori pratiche delle istituzioni finanziarie per lo sviluppo.

  • Rafforzamento degli standard IFC specifici per il settore estrattivo, con focus su gestione dei rifiuti, uso dell’acqua e verifiche sul campo.

Leggi anche: Von der Leyen presenta “RESourceEU”: il piano dell’UE per ridurre la dipendenza dalla Cina sulle terre rare

Senza un salto di qualità, l’UE rischia di restare indietro

La transizione energetica europea passa inevitabilmente dai metalli della nuova economia pulita. Ma senza coordinamento, investimenti mirati e standard credibili, Bruxelles rischia di perdere la partita prima ancora di scendere in campo.

Per T&E, la ricetta è chiara: l’Europa deve muoversi come un blocco unico, con un vero piano industriale minerario e una governance solida. Solo così potrà competere con Cina, Stati Uniti e Canada e costruire filiere responsabili e resilienti.

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