- 28/11/2025
- Simone Martino
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Italia in ritardo sul riciclo dei rifiuti: il CIC presenta un position paper che chiede più efficienza negli impianti e qualità nella gestione dell’organico
Il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) lancia un nuovo allarme sulla gestione dei rifiuti organici in Italia. Nel suo position paper – “L’efficienza nel riciclaggio e la sostenibilità ambientale come criteri guida nella gestione dei rifiuti organici” – il consorzio mette nero su bianco le criticità di un sistema che rischia di far mancare al Paese gli obiettivi europei sul riciclo.
L’Italia non raggiunge i target UE: avviata una procedura d’infrazione
Il contesto non è dei più rosei: nel 2024 la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver centrato l’obiettivo del 50% di riciclo dei rifiuti urbani fissato per il 2020.
E anche oggi i numeri non sono rassicuranti. Nel 2023 il nostro Paese si è fermato al 50,8%, una percentuale troppo bassa per immaginare di raggiungere il 55% richiesto entro il 2025.
In questo scenario, la frazione organica è decisiva: rappresenta da sola il 41,2% di tutto ciò che viene riciclato. Ma i risultati non sono uniformi. I dati ISPRA mostrano differenze enormi tra un impianto e l’altro: gli scarti di trattamento possono variare da meno del 10% fino a quasi il 50%.
CIC: “Analizzare le criticità per sbloccare la transizione circolare”
Secondo Gianpaolo Vallardi, presidente del CIC, il quadro richiede un cambio di passo netto: “Serve comprendere e analizzare le criticità attuali in chiave prospettica affinché politiche e strumenti siano realmente capaci di sbloccare il nostro Paese nel raggiungimento degli obiettivi europei e della transizione circolare”.
Il presidente sottolinea che l’efficienza degli impianti non può essere l’unico criterio di valutazione. Anche le dinamiche territoriali, le scelte delle amministrazioni locali e la stabilità del contesto legislativo pesano sulla qualità del riciclo.
Criteri ARERA: non basta riciclare, serve farlo con basse emissioni
Il CIC richiama anche il ruolo dei nuovi criteri tecnico-ambientali introdotti da ARERA, l’autorità che regola i servizi ambientali.
Queste linee guida non valutano solo la quantità di rifiuti trasformati in compost, biogas o biometano, ma includono l’intero impatto climatico della filiera: dalla raccolta fino alla lavorazione negli impianti, misurata in emissioni di CO₂ equivalente.
Per il Consorzio, è fondamentale che i rifiuti organici siano trattati in impianti che garantiscano: basse percentuali di scarti, alta qualità del compost destinato ai suoli, prestazioni ambientali complessivamente positive.
Verso un sistema nazionale di misurazione dell’efficienza
Il CIC propone di collaborare con le istituzioni per creare un sistema nazionale capace di misurare in modo trasparente ed omogeneo l’efficienza del riciclo dell’organico.
Uno strumento che, secondo il consorzio, sarebbe indispensabile per migliorare le performance della filiera, fornire dati chiari ai cittadini e consentire all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione europea.




















































































































































































































































