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Italia bloccata su consumi ed emissioni: rinnovabili in ritardo e bollette ancora altissime. L’analisi ENEA 2025 lancia l’allarme sulla transizione energetica

Il 2025 si chiude senza scosse per il sistema energetico italiano: consumi ed emissioni restano sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente, confermando una fase di stagnazione che riguarda anche l’intera Unione europea. È il quadro che emerge dall’ultima analisi dell’ENEA, che fotografa un Paese ancora lontano dagli obiettivi di transizione ecologica.

A pesare è soprattutto il ritardo accumulato sulle fonti rinnovabili, cresciute appena dell’1% nell’ultimo anno. Un incremento troppo contenuto per colmare il divario con i target fissati dal PNIEC, rispetto ai quali l’Italia resta indietro di circa il 20%.

Rinnovabili crescono, ma non basta: gap ancora ampio

Nel dettaglio, la quota di energia rinnovabile sui consumi finali supera di poco il 20%, lontana dal 25% previsto dagli obiettivi nazionali. A trainare il settore è soprattutto il fotovoltaico, che registra un balzo del 25% e arriva a coprire oltre un sesto della produzione elettrica totale.

Nonostante questo progresso, la transizione energetica procede a rilento. Il sistema resta infatti ancorato a fonti tradizionali:

  • i consumi di gas aumentano del 2%, complici temperature più rigide e maggiore utilizzo nelle centrali elettriche
  • il petrolio resta stabile nei trasporti
  • il carbone crolla del 16%, ma ormai ha un ruolo marginale

Consumi fermi e obiettivi lontani: la sfida dell’efficienza

La vera criticità riguarda però la dinamica dei consumi. In Europa sono fermi ai livelli del 2023, mentre in Italia risultano persino leggermente più alti.

Per rispettare la Energy Efficiency Directive, l’Unione europea dovrebbe ridurre i consumi energetici di circa il 3% l’anno. L’Italia, con obiettivi meno ambiziosi fissati dal PNIEC, dovrebbe comunque registrare un calo vicino al 2% annuo.

Numeri che appaiono oggi difficili da raggiungere:

  • i consumi nei trasporti crescono leggermente (+0,5%)
  • il settore civile resta stabile
  • la domanda elettrica non mostra segnali di crescita, segno di una elettrificazione ancora lenta

Prezzi ancora alti: elettricità e gas sopra i livelli europei

Sul fronte economico, il sistema energetico italiano continua a scontare prezzi elevati. Rispetto al periodo pre-crisi del 2022:

  • il gas costa circa il 70% in più
  • l’elettricità è raddoppiata

Il differenziale con gli altri Paesi europei resta marcato:

  • Italia: 116 €/MWh
  • Germania: 90 €/MWh
  • Spagna: 65 €/MWh
  • Francia: 61 €/MWh

Anche il prezzo del gas mostra un divario crescente rispetto al principale hub europeo, segnalando una fragilità strutturale del mercato nazionale.

Nuove tensioni geopolitiche e rischio rincari

A complicare ulteriormente lo scenario contribuiscono le tensioni internazionali. La crisi legata al conflitto in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz — snodo cruciale per il traffico energetico globale — rischia di far impennare nuovamente i costi.

Secondo le stime, solo nel mese di marzo il costo del gas importato potrebbe superare i 2 miliardi di euro, con un extracosto di almeno mezzo miliardo rispetto alla media dell’ultimo anno. Impatti simili si registrano anche sul petrolio.

Transizione fuori traiettoria: servono tagli drastici alle emissioni

Il dato più critico riguarda le emissioni. Per raggiungere gli obiettivi al 2030 del PNIEC, l’Italia dovrebbe ridurle del 6% ogni anno nei prossimi cinque anni.

Una traiettoria che appare oggi fuori portata:

  • il petrolio registra un aumento del 2%, invece della riduzione prevista
  • le rinnovabili nei trasporti coprono solo il 10% dei consumi, contro un obiettivo del 15%

A confermarlo è anche il crollo dell’indice ISPRED elaborato da ENEA, che segna un peggioramento del 30% rispetto al 2024.

Tecnologie low carbon: export in crescita ma equilibrio fragile

Un segnale positivo arriva dal commercio estero delle tecnologie low carbon. Il deficit si riduce, passando da oltre 5 a meno di 4 miliardi di euro nel 2025.

Il miglioramento è trainato soprattutto dalle esportazioni di veicoli ibridi plug-in, più che raddoppiate verso mercati extraeuropei, in particolare gli Stati Uniti.

Restano però criticità importanti:

  • il saldo del fotovoltaico non migliora
  • il deficit dei veicoli elettrici supera i 2,3 miliardi di euro

Un progresso quindi ancora fragile e concentrato in pochi comparti.

Uno scenario immobile che rischia di diventare critico

Il quadro delineato dall’analisi ENEA è quello di un sistema energetico fermo, esposto a shock esterni e in ritardo sulla transizione. I primi dati del 2026 mostrano un lieve calo di consumi ed emissioni (-1%), ma non basta a cambiare direzione.

Senza un’accelerazione decisa su rinnovabili, efficienza e riduzione delle emissioni, il rischio è che l’Italia resti strutturalmente fuori dagli obiettivi climatici europei.

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