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Crisi in Medio Oriente blocca il GNL, prezzi del gas esplodono e mercati globali in tilt: cosa sta succedendo davvero

La crisi in Medio Oriente torna a scuotere i mercati energetici globali, riportando il gas naturale al centro delle tensioni internazionali. Secondo l’ultimo rapporto trimestrale dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), il conflitto ha provocato uno shock di approvvigionamento tale da interrompere i fragili equilibri costruiti negli ultimi mesi e rinviare l’attesa espansione del mercato del gas naturale liquefatto (GNL).

Il nodo cruciale è lo stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale di energia. Dall’inizio di marzo, le interruzioni del traffico marittimo hanno di fatto sottratto al mercato quasi il 20% dell’offerta mondiale di GNL. Una stretta improvvisa che ha alimentato un’impennata dei prezzi in Europa e Asia, tornati ai livelli più alti da gennaio 2023.

Prezzi in aumento e domanda in calo: l’effetto domino sui mercati

L’ondata di rincari ha avuto conseguenze immediate: nei principali Paesi importatori la domanda di gas naturale si è contratta. Prezzi più elevati, condizioni climatiche più miti e politiche energetiche mirate a ridurre i consumi hanno contribuito a frenare gli acquisti.

In Europa, ad esempio, la domanda è scesa di circa il 4% su base annua a marzo, complice anche una maggiore produzione da fonti rinnovabili. In Asia, diversi governi stanno accelerando strategie di sostituzione del gas con altri combustibili, nel tentativo di contenere l’impatto della crisi.

Fine dell’illusione: il riequilibrio del mercato si allontana

La crisi arriva in un momento delicato. Solo pochi mesi fa, tra ottobre e febbraio, il mercato sembrava avviato verso un graduale riequilibrio: il commercio globale di GNL era cresciuto del 12% e i prezzi in Europa e Asia erano calati di circa il 25%.

A sostenere questa fase positiva era stata soprattutto la crescita della capacità di liquefazione, in particolare in Nord America. Tuttavia, eventi climatici estremi – tra cui violente tempeste invernali in diverse aree del mondo – avevano già dimostrato quanto il sistema resti vulnerabile a picchi improvvisi di domanda.

Con l’escalation in Medio Oriente, quel fragile equilibrio si è spezzato.

Produzione in calo e infrastrutture danneggiate: il futuro del GNL si complica

A marzo, la produzione globale di GNL ha registrato un calo dell’8% su base annua. A pesare sono state soprattutto le minori esportazioni da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, solo in parte compensate da altri produttori.

Ma il vero problema riguarda il medio periodo. I danni alle infrastrutture di liquefazione, in particolare in Qatar, rischiano di rallentare significativamente la crescita dell’offerta globale. Secondo l’AIE, l’impatto potrebbe tradursi in una perdita cumulativa di circa 120 miliardi di metri cubi di GNL tra il 2026 e il 2030.

In pratica, l’attesa “ondata” di nuova offerta globale potrebbe slittare di almeno due anni, mantenendo il mercato in condizioni di tensione fino al 2027.

Sicurezza energetica: più investimenti e cooperazione internazionale

Il quadro delineato dall’AIE è chiaro: la crisi attuale non è solo un’emergenza temporanea, ma un campanello d’allarme per la sicurezza energetica globale.

Tra le priorità indicate ci sono:

  • maggiori investimenti lungo tutta la filiera del GNL
  • rafforzamento della cooperazione tra Paesi produttori e consumatori
  • diversificazione dei contratti di fornitura, soprattutto a lungo termine

In un contesto sempre più instabile, la capacità di garantire forniture flessibili e diversificate diventa cruciale, anche per sistemi energetici sempre più orientati alle rinnovabili ma ancora dipendenti dal gas come fonte di bilanciamento.

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