- 27/11/2025
- Simone Martino
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Agrivoltaico in Italia: 11,5 GW di nuovi progetti nel 2025. Benefici economici fino a 11,8 miliardi e nuova certificazione per qualità e sostenibilità
L’agrivoltaico italiano accelera. Nei primi nove mesi del 2025 sono stati sviluppati 11,5 GW di nuovi progetti, di cui 1,4 GW “elevati”, cioè installazioni che integrano strutture rialzate e produzione agricola.
A dirlo è lo studio “L’agrivoltaico crea valore condiviso con il territorio”, commissionato da AIAS (Associazione Italia Agrivoltaico Sostenibile, presieduta da ENEA) e realizzato da Althesys Strategic Consultants, presentato durante il convegno organizzato all’Auditorium del GSE.
Un potenziale da 11,8 miliardi di euro
Secondo l’analisi, lo sviluppo dell’agrivoltaico elevato potrebbe generare fino a 11,8 miliardi di euro di benefici nel ciclo di vita degli impianti (2025-2059).
Solo il comparto agricolo potrebbe ricevere 1,7 miliardi tra ricavi diretti e indiretti: dall’integrazione del reddito alle nuove opportunità imprenditoriali, dalla digitalizzazione delle aziende alla valorizzazione di superfici poco sfruttate.
Lo studio ribadisce come questa tecnologia non sia una semplice variante del fotovoltaico a terra, ma un nuovo modello produttivo capace di trasformare il rapporto tra imprese agricole ed energetiche.
Costi e vantaggi: un “LCOE integrato” competitivo
Nonostante costi di generazione più elevati rispetto al fotovoltaico tradizionale, l’agrivoltaico elevato raggiunge un LCOE integrato tra 40,4 e 53 €/MWh, grazie ai benefici ambientali, sociali e territoriali. Un valore competitivo che rafforza la posizione del settore nella transizione energetica.
Il sostegno delle istituzioni
Per il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, l’agrivoltaico è «uno degli strumenti chiave per una transizione pragmatica», capace di unire produzione energetica e valorizzazione dei campi agricoli.
Il settore, ha sottolineato il Ministro, permette di «migliorare la redditività, recuperare terreni produttivi e risparmiare acqua». E gli agricoltori mostrano «fortissima attenzione» verso queste opportunità.
ENEA: “È una leva strategica per competitività e sviluppo rurale”
Per Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA, l’agrivoltaico elevato può «rafforzare le aziende agricole, creare occupazione qualificata e generare valore condiviso».
Ma per far decollare davvero il settore servono politiche abilitanti, un quadro normativo stabile, strumenti che riconoscano le esternalità positive e procedure autorizzative più semplici.

Foto: Alessandra Scognamiglio, Presidente AIAS e Paolo Arrigoni, Presidente GSE
La nuova Certificazione Agrivoltaico Sostenibile
Tra gli strumenti presentati spicca la Certificazione Agrivoltaico Sostenibile (AS) AIAS–RINA, pensata per qualificare i progetti e garantire che rispettino criteri ambientali, agricoli e territoriali.
Secondo Alessandra Scognamiglio, ricercatrice ENEA e presidente AIAS, la certificazione aiuterà a «definire cosa rende un impianto realmente sostenibile». Ma avverte: servono anche interventi normativi che chiariscano compatibilità urbanistica e uso del suolo, oltre a una maggiore uniformità tra Regioni.
GSE: “Alleato dell’agricoltura e tassello del PNIEC”
Il presidente del GSE, Paolo Arrigoni ha ricordato che l’agrivoltaico innovativo, sostenuto dal DL Agricoltura, è «alleato e non nemico dei campi» e sarà determinante per raggiungere gli obiettivi del PNIEC 2030.
Arrigoni ha definito la certificazione AIAS–RINA una «tappa fondamentale» per garantire equilibrio tra agricoltura, energia e paesaggio, e ha sottolineato che l’agrivoltaico può generare anche effetti positivi sui costi dell’energia, come dimostra la procedura FER X basata sui contratti per differenza.
Un settore in movimento
Il quadro emerso dal convegno conferma un settore in piena trasformazione, capace di unire innovazione tecnologica, produzione energetica e sviluppo agricolo.
A decidere la velocità del suo sviluppo saranno ora le politiche abilitanti, la chiarezza normativa e la capacità di costruire modelli di business che creino valore condiviso per territori, imprese agricole e filiera energetica.
































































































































































































































































































































