- 08/12/2025
- Redazione
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Occupazione energetica in crescita ma le aziende faticano a trovare tecnici qualificati: l’allarme dell’IEA su rischi per investimenti e sicurezza energetica
Il settore energetico corre più veloce dell’economia globale, ma rischia di restare senza lavoratori qualificati. È il quadro che emerge dal World Energy Employment 2025, il nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), secondo cui nel 2024 l’occupazione mondiale nell’energia ha raggiunto 76 milioni di addetti, oltre 5 milioni in più rispetto al 2019.
La crescita registrata lo scorso anno — +2,2%, quasi il doppio del ritmo dell’occupazione globale — riflette i massicci investimenti in infrastrutture energetiche, dalle rinnovabili ai sistemi di rete fino allo stoccaggio.
Solare, nucleare e mobilità elettrica trainano l’occupazione
A guidare il boom è soprattutto il solare fotovoltaico, affiancato dall’espansione del nucleare, delle reti e dei sistemi di accumulo. In forte crescita anche la filiera della mobilità elettrica: solo nel 2024, la produzione di veicoli elettrici e batterie ha generato quasi 800 mila nuovi posti di lavoro.
Nel complesso, il comparto energetico ha contribuito al 2,4% dei nuovi posti di lavoro netti creati negli ultimi cinque anni, diventando uno dei principali motori dell’occupazione mondiale.
Fossili ancora resilienti
Nonostante la transizione in corso, i combustibili fossili non scompaiono dal panorama occupazionale: nel 2024 l’industria del carbone è addirittura cresciuta in India, Cina e Indonesia, portando l’occupazione 8% sopra i livelli del 2019. Anche petrolio e gas hanno recuperato gran parte delle perdite del 2020, sebbene nel 2025 si intravedano tagli dovuti a prezzi bassi e incertezze economiche.
Per l’anno in corso, l’IEA prevede un rallentamento della crescita occupazionale al +1,3%, frenata da tensioni geopolitiche, catene di fornitura sotto stress e maggiore cautela nelle assunzioni.
Il nodo critico: mancano tecnici qualificati
Ma dietro i numeri positivi si nasconde un problema strutturale: oltre metà delle 700 aziende, sindacati e istituti di formazione interpellati dall’IEA segnala gravi difficoltà nel reperire personale qualificato.
Le professioni più richieste — elettricisti, tubisti, operai specializzati, operatori di impianti, tecnici delle reti, ingegneri nucleari — da sole hanno creato 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro dal 2019 e ora rappresentano più della metà della forza lavoro energetica globale.
Invecchiamento della forza lavoro e ricambio insufficiente
Il settore affronta inoltre una sfida demografica: nei Paesi avanzati ci sono 2,4 lavoratori prossimi alla pensione per ogni nuovo ingresso sotto i 25 anni. Le filiere più esposte sono quelle del nucleare e delle reti elettriche, dove i pensionamenti superano le nuove assunzioni rispettivamente di 1,7 a 1 e 1,4 a 1.
Per evitare che il divario si allarghi in modo irreversibile, entro il 2030 sarà necessario aumentare del 40% l’ingresso di lavoratori qualificati. Un obiettivo che richiederebbe 2,6 miliardi di dollari l’anno in investimenti formativi — meno dello 0,1% della spesa globale per l’istruzione.
Le soluzioni: più formazione, più incentivi, più riqualificazione
Secondo il rapporto, i principali ostacoli all’accesso alla formazione sono i costi, la perdita di salario durante i corsi e la scarsa conoscenza dei programmi disponibili.
L’IEA indica una serie di strumenti per colmare il gap:
incentivi finanziari agli studenti
ampliamento degli apprendistati
maggiore coinvolgimento delle imprese nei curricula
investimenti in nuove strutture formative
programmi di riqualificazione per i lavoratori delle fonti fossili
Un intervento urgente, come sottolinea il direttore esecutivo IEA Fatih Birol: “L’energia è stata un forte motore di occupazione in un periodo di incertezze. Ma questo slancio non è garantito. Senza lavoratori qualificati, rischiamo ritardi nei progetti, costi più alti e minore sicurezza energetica”.
Una sfida decisiva per la transizione energetica
Il settore energetico sta vivendo una trasformazione storica, capace di creare milioni di posti di lavoro. Ma senza un rapido rafforzamento della formazione tecnica, l’intera transizione rischia di rallentare.
Il capitale umano, avverte l’IEA, sarà uno dei veri fattori determinanti per il futuro dell’energia globale.



















































































































































































































































































































































































































