- 03/11/2025
- Redazione
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Idroelettrico, l’economista Alessandro Marangoni (Althesys – TEHA Group) ad Aquawatt lancia l’allarme: servono interventi per ammodernare impianti vecchi di 80 anni e rilanciare un settore che vale 3,2 miliardi di ricadute economiche annue e 16.500 posti di lavoro
Serve una svolta per il settore idroelettrico italiano. È l’appello lanciato dall’economista Alessandro Marangoni, ceo di Althesys (TEHA Group), nel corso di Aquawatt a Piacenza. Secondo Marangoni, “mettere mano a un progetto di rinnovamento degli impianti vale fino a 15 miliardi di euro in dieci anni, con un aumento medio della producibilità compreso tra il 10% e il 20%”.
Un piano che avrebbe ricadute socio-economiche rilevanti: “Ogni anno si genererebbero 3,2 miliardi di euro di impatti sull’economia e 16.500 nuovi posti di lavoro, diretti e indiretti”.
Un patrimonio da 50 miliardi da preservare
Il valore complessivo dell’intero parco idroelettrico italiano è stimato tra 35 e 50 miliardi di euro. Tuttavia, l’86% delle concessioni di grandi derivazioni è già scaduto o scadrà entro il 2029, creando una situazione di incertezza che blocca investimenti cruciali. “In assenza di interventi – avverte Marangoni – si rischia una perdita di produzione del 30% entro il 2040”.
Un pilastro strategico per l’energia italiana
L’idroelettrico rappresenta oggi un pilastro del sistema energetico nazionale, sia per la sicurezza energetica, con un potenziale risparmio fino a 3 miliardi di euro rispetto al gas, sia per la stabilità della rete elettrica grazie agli accumuli forniti dai pompaggi.
Nel 2024 in Italia erano operativi 4.907 impianti idroelettrici, per una potenza efficiente lorda di 19,6 GW. Il settore copre il 19% della capacità produttiva elettrica nazionale e il 40% di quella rinnovabile.
Impianti sempre più vecchi e meno produttivi
Il comparto si trova oggi di fronte a un bivio: rilancio o declino. L’età media delle centrali supera gli 80 anni: oltre la metà della capacità installata risale a prima del 1960. Questo comporta una progressiva riduzione della produttività, passata da 3.000–3.200 ore annue nel 2000 alle 2.000–2.500 attuali, con un calo del 20–35%.
Alla perdita di efficienza si aggiunge la diminuzione della capacità di invaso, legata ai cambiamenti climatici, alla competizione con altri usi dell’acqua (come l’agricoltura) e alle limitazioni sugli interventi di manutenzione e dragaggio.
“Serve una regolazione più equa e stabile”
Per Marangoni, il rilancio del settore passa dallo sblocco delle concessioni e da una regolamentazione più equilibrata:
“Va superata l’anomalia tutta italiana – ha sottolineato – per cui non esiste reciprocità nella regolazione delle concessioni rispetto agli altri Paesi europei. È necessario garantire all’operatore uscente il rientro degli investimenti già realizzati e prevedere durate delle concessioni coerenti con i nuovi progetti”.
Il futuro dell’idroelettrico italiano dipende da scelte rapide e mirate. Rinnovare gli impianti non è solo una questione di efficienza energetica, ma un investimento strategico per l’economia e la sostenibilità del Paese.






























































































































































































































































































































































