- 15/10/2025
- Luca Martino
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Al XXIII Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, l’AD di ENI lancia un appello per un approccio pragmatico alla transizione: “Serve un piano solido e integrato”
Nel corso del Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti ed in corso a Roma, l’Amministratore Delegato di ENI, Claudio De Scalzi, ha fatto il punto sullo stato della transizione energetica in Europa.
Un’analisi che ha messo in evidenza ritardi strutturali, debolezze strategiche e l’urgenza di rivedere le priorità del continente in materia di energia.
“Negli ultimi anni l’attenzione verso i temi dell’energia e della transizione energetica è cresciuta in modo significativo. Se ne parla molto, ma è bene ricordare che fino a poco tempo fa l’Europa non disponeva di un vero piano di sicurezza energetica”, ha esordito De Scalzi. “Lo si è compreso solo di recente, quando la chiusura improvvisa di alcune forniture ha messo in evidenza la fragilità del sistema.”
Un’Europa senza un mercato unico dell’energia
Il capo di ENI ha sottolineato come, a differenza di attori globali come Stati Uniti, Russia o Cina, l’Unione Europea non abbia ancora costruito un mercato unico dell’energia. “Ogni Paese procede con strategie e tempistiche diverse,” ha detto De Scalzi, “mentre gli altri hanno già avviato da tempo politiche di sicurezza logistica e di approvvigionamento, sia per gas e petrolio sia per i minerali critici. In questo senso, l’Europa è arrivata in ritardo.”
Transizione sì, ma non solo a suon di sussidi
Pur ribadendo che la transizione energetica è un obiettivo fondamentale, De Scalzi ha messo in guardia da approcci ideologici o economicamente insostenibili.
“La transizione non può essere solo ‘sussidiata’: il sistema deve reggersi su basi economiche solide e generare ritorni reali. Altrimenti, non è sostenibile nel lungo periodo.” Ha quindi criticato l’approccio “monodimensionale” dell’Europa, troppo focalizzato sulla sola riduzione delle emissioni, trascurando il contesto globale e la realtà industriale.
Il ritorno del carbone e l’assenza di equilibrio
Un esempio emblematico: il ritorno del carbone in Germania dopo la chiusura delle centrali nucleari. “Il carbone rappresenta ancora il 34-35% della produzione elettrica mondiale,” ha spiegato De Scalzi. “La Germania, dopo aver dismesso il nucleare, ha riaperto impianti a carbone, con conseguenze evidenti sull’aumento delle emissioni.”
Secondo l’AD di ENI, la transizione non deve essere sostitutiva, ma complementare, tenendo conto che ancora oggi l’80% della domanda energetica globale è coperta da fonti fossili. Anche le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale richiedono energia che non può provenire solo da fonti rinnovabili.
“Serve un equilibrio, un mix diversificato che includa tutte le fonti disponibili.”
Il caso Spagna e i limiti delle rinnovabili
De Scalzi ha citato la Spagna come esempio di tentativo estremo di affidarsi quasi esclusivamente alle rinnovabili. Un approccio che, secondo l’AD di ENI ha però evidenziato forti limiti operativi.
“In alcune aree del Nord del Paese si sono verificati blackout localizzati proprio perché la rete non era in grado di reagire tempestivamente alla mancanza di sole o vento. Esperimenti di questo tipo sono utili, ma dimostrano che le rinnovabili da sole non bastano.”
Biocarburanti ignorati e dipendenza dalla Cina
Altro tema centrale dell’intervento è stato l’uso dei biocarburanti, una risorsa trascurata a livello europeo. “Oggi la mobilità dipende ancora per oltre il 95% dai carburanti tradizionali. Eppure, i biocarburanti di ultima generazione riducono le emissioni fino al 90%,” ha affermato De Scalzi, citando i test condotti in Germania.
Nonostante questi risultati, Bruxelles continua a favorire le soluzioni elettriche, che però richiedono materie prime critiche come litio e cobalto, importate in larga parte dalla Cina. “Pechino ha costruito una posizione dominante lungo l’intera filiera: dall’estrazione al raffinamento, fino alla produzione di batterie e veicoli elettrici,” ha spiegato.
“L’Europa, al contrario, ha trasformato la transizione in una bandiera ideologica, spesso scollegata dalla realtà industriale ed economica.”
Differenze di costo nell’energia: Italia penalizzata
Il discorso si è poi spostato sul costo dell’energia nei diversi Paesi europei. “La Francia, grazie al nucleare, ha un prezzo medio dell’energia intorno ai 60 euro per MWh. La Spagna, con un mix tra nucleare e rinnovabili, si mantiene su 65 euro. L’Italia, invece, sconta una maggiore dipendenza dal gas e tariffe più alte, aggravate da costi di trasporto e differenze infrastrutturali.”
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Il ritorno del nucleare? Possibile, ma con tempi lunghi
Infine, De Scalzi ha affrontato la questione del ritorno all’energia nucleare in Europa.
“Sì, è tecnicamente possibile tornare a produrre energia atomica, ma servono tempi lunghi — da 6-7 anni in avanti — e soprattutto un consenso sociale e politico chiaro. In Paesi come la Cina si costruiscono centrali in cinque anni, ma in Europa le procedure sono più complesse.”
Nonostante ciò, ha concluso, il nucleare rappresenta una risposta credibile per garantire energia a basso costo e ridurre le emissioni.

































































































































































































































































































































































