- 28/08/2025
- Redazione
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Il nucleare torna al centro del dibattito sulla transizione energetica: sicurezza, innovazione e sostenibilità al Meeting di Rimini 2025
Nel cuore del Meeting di Rimini si è svolto uno degli incontri più attesi e delicati della manifestazione: “Dentro la transizione energetica: quale ruolo per il nucleare?”. In un contesto segnato dall’urgenza climatica, dall’indipendenza energetica e dall’instabilità geopolitica, l’Italia si interroga seriamente sul ritorno al nucleare come parte del suo mix energetico. Non più una questione ideologica, ma strategica.
Moderato da Giuliano Frosini, docente alla Luiss Business School, il panel ha riunito voci istituzionali, scientifiche e industriali: Francesco Campanella (ISIN), Lorenzo Fiorillo (Eni), Gilberto Pichetto Fratin (ministro dell’Ambiente), Francesca Mariotti (ENEA), Luca Mastrantonio (Nuclitalia) ed Elizabeth Rizzotti (Newcleo Italia).
Un dibattito acceso, ma costruttivo, che ha provato a rispondere a domande fondamentali: il nucleare è sicuro? È economicamente sostenibile? Può davvero contribuire alla decarbonizzazione?
Sicurezza: una realtà quotidiana, non un auspicio
«Non è una promessa per il futuro, è una prassi consolidata», ha detto Francesco Campanella, direttore generale dell’ISIN, riferendosi alla sicurezza nucleare in Italia. Ogni anno oltre 235.000 trasporti di materiale radioattivo avvengono sul territorio per usi medici e industriali senza incidenti, grazie a un sistema di controllo indipendente e rigoroso: «Dal 2014 operiamo come Autorità autonoma. La sicurezza unisce, anche in un tema che divide».
ENEA: l’alternativa non è nucleare sì o no, ma come
Per Francesca Mariotti, presidente dell’ENEA, il dibattito deve superare i dualismi: «Il vero nodo è l’integrazione del nucleare in un sistema articolato con rinnovabili, reti intelligenti e sistemi di accumulo». La posta in gioco è anche economica: una filiera nucleare nazionale potrebbe generare 117.000 posti di lavoro e un impatto sul PIL del 2,5%. I piccoli reattori modulari, secondo Mariotti, rappresentano una frontiera tecnologica concreta e sostenibile.
Newcleo: la quarta generazione come svolta sulle scorie
In collegamento, Elizabeth Rizzotti, direttrice di Newcleo Italia, ha presentato una delle innovazioni più promettenti: i reattori autofertilizzanti di quarta generazione, capaci di utilizzare le attuali scorie come combustibile. «Trasformiamo un problema in risorsa. È il momento di superare la contrapposizione nucleare-rinnovabili. Serve neutralità tecnologica e una visione di lungo periodo».
Nuclitalia: studio di fattibilità in corso
A testimoniare il rinnovato interesse industriale, Luca Mastrantonio, AD di Nuclitalia (joint venture tra Enel, Ansaldo Nucleare e Leonardo), ha parlato di un percorso concreto: «Abbiamo avviato uno studio per analizzare scenari, partnership e impatti occupazionali. Siamo la seconda industria nucleare d’Europa. Ora serve una strategia nazionale chiara». I costi, ha spiegato, sono alti all’inizio, ma ammortizzati su una durata operativa di 60-80 anni e con un’efficienza del 90%.
Eni: la fusione è sempre più vicina
Non solo fissione. Lorenzo Fiorillo, direttore R&D di Eni, ha illustrato i progressi sulla fusione nucleare, definita “l’energia delle stelle”. Attraverso la collaborazione con il MIT e il progetto Commonwealth Fusion Systems, Fiorillo ha parlato di «progressi settimanali»: «Riuscire a contenere la fusione a oltre 100 milioni di gradi non è più fantascienza, ma tecnologia in via di sviluppo industriale. L’Italia è già protagonista, anche se senza centrali attive».
Pichetto Fratin: “Il nucleare è un dovere generazionale”
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha chiuso l’incontro con parole nette: «La transizione energetica è un obbligo morale e strategico. Non possiamo affrontare il raddoppio della domanda elettrica solo con rinnovabili: mancano accumuli e territorio. Il nucleare è complementare, non alternativo». Il governo punta su una legge delega e sulla Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile per strutturare un percorso chiaro. «Fermarsi ora – ha detto – significherebbe condannare i nostri figli a un futuro energeticamente fragile e meno competitivo».
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Il tempo delle scelte
L’incontro di Rimini ha lasciato un messaggio inequivocabile: il nucleare non è più un tabù ideologico, ma una questione tecnica, industriale e strategica. La sicurezza è garantita da controlli indipendenti, le tecnologie evolvono, le competenze italiane esistono e la sfida climatica impone realismo. Ora tocca alla politica e alla società decidere.
Come ha sintetizzato il ministro: “Non possiamo lasciare ai nostri figli una decrescita infelice. Dobbiamo costruire un’Italia protagonista nella transizione energetica globale.”













































































































































































































































































































































