Il Segretario generale dell’ONU António Guterres interviene in videocollegamento alla riunione ministeriale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia a Parigi
Condividi questo articolo

Alla ministeriale dell’AIE a Parigi, António Guterres chiede una piattaforma globale per accompagnare l’uscita dai combustibili fossili. “La transizione non è più rinviabile”

Un cambio di paradigma è già in corso, ma rischia di essere frenato da resistenze politiche ed economiche. È questo il messaggio che il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha inviato in videocollegamento alla riunione ministeriale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), che si è riunita a Parigi.

“Siamo entrati nell’era dell’energia pulita”, ha affermato, sottolineando come le rinnovabili siano ormai “la fonte di nuova elettricità più economica, veloce e sicura quasi ovunque”. Non solo una dichiarazione d’intenti, ma un dato di fatto sostenuto dai flussi finanziari: lo scorso anno, secondo quanto ricordato dal numero uno dell’Onu, circa 2.000 miliardi di dollari sono stati investiti nell’energia pulita, quasi il doppio rispetto a quanto destinato ai combustibili fossili.

Per Guterres, chi guiderà questa trasformazione guiderà anche “l’economia globale del futuro”.

La dipendenza dai fossili come rischio sistemico

Il cuore dell’intervento è però un avvertimento: la dipendenza mondiale dai combustibili fossili non è soltanto una questione ambientale, ma una minaccia diretta alla stabilità economica e geopolitica.

Tre quarti dell’umanità vivono in Paesi importatori netti di combustibili fossili, ha ricordato il Segretario generale. Ciò significa dipendere da fonti energetiche che non si controllano, a prezzi imprevedibili, con bilanci pubblici spesso schiacciati dal costo delle importazioni e vulnerabili a crisi internazionali e interruzioni delle forniture.

“Questa insicurezza è insita nel sistema”, ha detto con chiarezza. E continuare a rinviare la transizione non farebbe che amplificare instabilità e tensioni.

“La transizione non può essere un tabù”

Guterres ha denunciato apertamente le resistenze di parte dell’industria fossile, accusata di rallentare il progresso e diffondere disinformazione, alimentando l’idea che la transizione sia irrealistica o economicamente insostenibile.

Il punto politico è netto: smettere di trattare l’uscita dai combustibili fossili come un tabù. La storia – ha osservato – è segnata da transizioni fallite, che hanno lasciato dietro di sé economie in crisi e comunità impoverite. Oggi la scelta è tra “progettare la transizione insieme” o subirla attraverso “crisi e caos”.

La proposta: una piattaforma globale per governare il cambiamento

Da qui la proposta concreta: creare una piattaforma globale dedicata a un “dialogo onesto” sulla graduale eliminazione dei combustibili fossili.

Secondo Guterres, questo spazio dovrebbe riunire:

  • Paesi produttori e consumatori

  • Economie avanzate e Paesi in via di sviluppo

  • Istituzioni finanziarie pubbliche e private

  • Società civile

L’obiettivo sarebbe coordinare il progressivo calo degli investimenti nei fossili con l’accelerazione di quelli nelle rinnovabili, costruendo un piano di transizione globale capace di allineare sicurezza energetica, obiettivi climatici e sviluppo economico.

Un passaggio chiave riguarda i finanziamenti, soprattutto per i Paesi più vulnerabili, affinché il cambiamento sia “equo, ordinato e accessibile”, in linea con il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi.

Energia, clima e sviluppo: un’unica agenda

Nel messaggio inviato alla ministeriale dell’AIE, Guterres ha intrecciato tre dimensioni: riduzione delle emissioni, sicurezza energetica e crescita economica. Non come obiettivi in conflitto, ma come parti di un’unica strategia.

La transizione, ha sottolineato, deve proteggere lavoratori e comunità, garantire l’accesso ai servizi energetici moderni a centinaia di milioni di persone e rafforzare la stabilità globale.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia, ha concluso, ha già contribuito a rendere “innegabile” la traiettoria verso l’energia pulita. Ora la sfida è politica: trasformare una tendenza economica in un processo irreversibile.

“Rendiamola inarrestabile”, è l’appello finale. Un invito che suona come un monito ai governi riuniti a Parigi: la finestra per guidare la transizione si sta restringendo, e l’alternativa è lasciarsi travolgere dagli eventi.

Condividi questo articolo