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Dalle ondate di calore alla siccità, le città europee sono sempre più vulnerabili. La UNECE propone nuovi modelli per finanziare le foreste urbane e garantire la loro manutenzione nel tempo

Le città sono sempre più esposte alle ondate di calore e il verde urbano diventa una delle infrastrutture fondamentali per affrontare temperature sempre più elevate. Alberi, parchi e foreste urbane contribuiscono infatti a raffreddare strade e quartieri, migliorare la qualità dell’aria e rendere gli spazi urbani più vivibili.

Il problema è che, mentre gli interventi per piantare nuovi alberi riescono spesso a ottenere attenzione politica e risorse economiche, molto più difficile è trovare finanziamenti sufficienti per curare e mantenere nel tempo quelli già presenti.

È su questo nodo che interviene la nuova guida dell’UNECE, intitolata Funding and Financing Strategies for Urban Forests, che propone alle amministrazioni locali nuovi strumenti per finanziare le foreste urbane e renderle più resistenti alla crisi climatica.

Il caldo estremo mette alla prova le città

Le ondate di calore stanno diventando una questione sempre più rilevante per la salute pubblica europea. Secondo i dati riportati nel comunicato UNECE, durante l’estate circa 80 milioni di persone in Europa sono state esposte a temperature superiori ai 40 °C.

In questo scenario, le città rappresentano uno dei territori più vulnerabili. La presenza massiccia di edifici, asfalto e cemento può contribuire a trattenere il calore, alimentando il cosiddetto effetto isola di calore urbano.

Le foreste urbane e periurbane possono svolgere un ruolo decisivo. La vegetazione, attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione, contribuisce infatti a ridurre le temperature locali e può offrire una protezione importante soprattutto nelle aree densamente costruite.

Ma c’è un paradosso: proprio gli alberi chiamati a proteggere le città dal caldo sono sempre più esposti agli effetti del cambiamento climatico.

Siccità e temperature elevate minacciano gli alberi

Siccità prolungate, temperature estreme e condizioni ambientali più difficili possono indebolire gli alberi urbani e aumentare la necessità di interventi di manutenzione.

Per questo, spiega la UNECE, non basta piantare nuovi alberi. Una foresta urbana efficiente richiede una strategia di lungo periodo: irrigazione quando necessaria, potature, monitoraggio dello stato di salute, sostituzione degli esemplari compromessi e pianificazione della crescita del patrimonio arboreo.

Sono attività meno visibili rispetto a una nuova piantumazione, ma fondamentali per garantire che gli alberi arrivino alla maturità e continuino a fornire servizi ambientali alle comunità.

La nuova sfida: trovare soldi oltre i bilanci comunali

La guida UNECE parte proprio da questa difficoltà. I comuni, sottolinea il documento, non possono necessariamente fare affidamento soltanto sui bilanci pubblici per sostenere nel tempo le proprie foreste urbane.

La soluzione proposta è diversificare le fonti di finanziamento, combinando risorse pubbliche e private e coinvolgendo, dove possibile, cittadini, fondazioni e altri soggetti interessati.

Tra gli strumenti considerati rientrano investimenti privati, filantropia, incentivi economici e partecipazione della comunità.

L’obiettivo non è semplicemente raccogliere più denaro, ma costruire meccanismi finanziari capaci di accompagnare la foresta urbana durante tutto il suo ciclo di vita.

La vera sfida non è soltanto piantare un albero, ma fare in modo che possa crescere e sopravvivere abbastanza a lungo da diventare una vera infrastruttura climatica.

Da Londra a Melbourne: come le città stanno finanziando il verde

La guida raccoglie esempi internazionali che mostrano come questo approccio possa essere tradotto in politiche concrete.

A Londra, i corridoi verdi vengono integrati nelle principali reti di trasporto e sostenuti anche attraverso i relativi budget infrastrutturali e i processi di approvvigionamento.

A Lipsia, in Germania, la partecipazione dei cittadini diventa invece parte integrante della strategia. Il programma dedicato agli alberi stradali permette infatti ai residenti di contribuire direttamente al finanziamento del patrimonio arboreo urbano.

A Melbourne, in Australia, il modello punta su fondi specificamente dedicati alle foreste urbane, con l’obiettivo di assicurare risorse finanziarie stabili nel lungo periodo per il verde cittadino.

Esperienze diverse, ma accomunate da una stessa idea: l’albero urbano non deve essere considerato soltanto come un elemento decorativo dello spazio pubblico, bensì come un’infrastruttura che produce benefici ambientali e sociali.

Dalla piantumazione alla manutenzione: cambia la prospettiva

Uno dei punti centrali della guida riguarda proprio il modo in cui le amministrazioni valutano gli investimenti nel verde.

Piantare alberi è spesso un’operazione facilmente comunicabile e visibile: può diventare un progetto simbolico, inaugurato e raccontato pubblicamente. La manutenzione di una foresta urbana, invece, è un’attività continua e meno evidente.

Eppure è proprio questa seconda fase a determinare il successo dell’investimento iniziale. Un albero giovane ha bisogno di anni prima di raggiungere dimensioni tali da offrire un contributo significativo all’ombreggiamento e alla mitigazione delle temperature. Se viene trascurato, però, può non arrivare mai a quel punto.

La questione finanziaria diventa quindi anche una questione di pianificazione urbana e adattamento climatico.

Il verde urbano come infrastruttura contro i rischi climatici

La prospettiva proposta dalla UNECE porta a considerare le foreste urbane all’interno delle più ampie politiche di resilienza delle città.

Investire negli alberi significa infatti intervenire non soltanto sul paesaggio, ma anche sulla capacità dei quartieri di affrontare temperature elevate e altri rischi legati al cambiamento climatico.

Per i sindaci e gli amministratori locali, la domanda sta quindi cambiando: non più soltanto se investire nel verde urbano, ma come garantire che questi investimenti siano sostenibili nel tempo.

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