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Emissioni di metano dalle miniere fuori controllo: l’89% non dichiarato. Il report Ember svela dati nascosti e soluzioni ignorate

Le emissioni globali di metano provenienti dalle miniere di carbone restano sostanzialmente invariate dal 2021, nonostante l’aumento della produzione mondiale. È il quadro che emerge dalla prima edizione del Global Coal Mine Methane Review pubblicato dal think tank energetico Ember.

Il dato più critico riguarda però la trasparenza: nel 2023 solo 23 Paesi su 73 produttori di carbone hanno comunicato le proprie emissioni. Secondo le stime, circa l’89% del metano globale legato a questo settore non è stato incluso negli inventari ufficiali presentati alla UNFCCC.

Un gas serra potente ma sottovalutato

Il metano è uno dei gas serra più impattanti nel breve periodo, con un potere climalterante molto superiore alla CO₂. Viene rilasciato durante e dopo l’estrazione del carbone, ma resta ancora poco monitorato e spesso fuori dal dibattito politico.

Nel 2023, le miniere di carbone hanno emesso circa 35 milioni di tonnellate di metano, una quantità paragonabile a quella dell’intero settore petrolifero o del gas. Tuttavia, l’assenza di misurazioni dirette suggerisce che i numeri reali potrebbero essere significativamente più alti.

Sette Paesi concentrano quasi tutte le emissioni

Un dato chiave riguarda la distribuzione geografica: il 94% delle emissioni globali di metano da miniere di carbone proviene da soli sette PaesiCina, Stati Uniti, Russia, India, Australia, Polonia e Ucraina.

Nonostante ciò, la maggior parte dei dati disponibili si basa su fattori di emissione generici e non su rilevazioni dirette a livello di singola miniera, riducendo l’affidabilità complessiva delle stime.

Global Methane Pledge: obiettivi lontani

L’analisi evidenzia come non ci siano stati progressi significativi dalla firma del Global Methane Pledge, l’iniziativa internazionale che punta a ridurre del 30% le emissioni di metano entro il 2030.

A quasi cinque anni dal lancio, il settore del carbone rappresenta ancora un “punto cieco” nelle strategie globali sul clima.

Tecnologie già disponibili, ma poco utilizzate

Riduzioni possibili già entro questo decennio

Nonostante il quadro critico, il report individua anche una via d’uscita concreta: oltre la metà delle emissioni potrebbe essere ridotta entro il 2030 utilizzando tecnologie già esistenti, alcune delle quali a costo zero.

Tra queste:

  • ossidatori termici rigenerativi per il metano nell’aria di ventilazione
  • sistemi di drenaggio e recupero per catturare il gas
  • riutilizzo del metano come fonte energetica

Queste soluzioni non solo ridurrebbero l’impatto climatico, ma trasformerebbero uno spreco in una risorsa economica.

Un’energia sprecata che potrebbe fare la differenza

Il metano recuperabile dalle miniere è stimato in circa 15 miliardi di metri cubi all’anno, pari a circa un ottavo del gas naturale liquefatto transitato nello Stretto di Hormuz nel 2025. Un volume significativo, soprattutto in un contesto di instabilità delle forniture energetiche globali.

Trasparenza e misurazioni: la vera sfida

Secondo gli analisti, il nodo centrale resta la qualità dei dati. Senza misurazioni affidabili e rendicontazioni complete, è impossibile valutare l’efficacia delle politiche climatiche o pianificare interventi mirati.

Migliorare la trasparenza significherebbe anche rafforzare la credibilità degli impegni internazionali e accelerare la transizione energetica.

Il nodo politico: un problema ignorato troppo a lungo

“Le emissioni di metano dalle miniere di carbone sono in gran parte non dichiarate, il che ne maschera la reale portata”, sottolinea Rebekah Horner, analista di Ember.

Sulla stessa linea Nishant Bhardwaj, direttore del programma sul metano: senza interventi mirati in questo settore, gli obiettivi globali non saranno raggiunti.

Il punto

Il metano delle miniere di carbone rappresenta oggi uno dei fronti più trascurati della crisi climatica. Eppure è anche uno dei pochi ambiti in cui esistono soluzioni immediate, economicamente sostenibili e già disponibili.

Il problema, più che tecnologico, appare quindi politico: misurare, dichiarare e intervenire.

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