L’impatto del cambiamento climatico sugli oceani aumenta il costo sociale del carbonio
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Un nuovo studio del CMCC rivela che i danni del cambiamento climatico sono stati sottostimati: includere l’impatto sugli oceani quasi raddoppia il costo sociale del carbonio

Il vero conto del cambiamento climatico potrebbe essere molto più salato di quanto pensiamo. Non perché i modelli economici siano sbagliati, ma perché finora hanno lasciato fuori l’oceano. E l’oceano, come dimostra un nuovo studio internazionale guidato da scienziati del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), è una delle colonne portanti del nostro benessere economico e sociale.

Secondo la ricerca, pubblicata da Francesco Granella, Johannes Emmerling e Massimo Tavoni, includere i danni climatici agli ecosistemi marini quasi raddoppia il costo sociale del carbonio, cioè il valore economico associato a ogni tonnellata di CO₂ emessa in atmosfera.

Cos’è il costo sociale del carbonio e perché conta

Il costo sociale del carbonio (SCC) è uno strumento chiave per le politiche climatiche: indica quanto danno economico provoca, nel tempo, l’emissione di una tonnellata aggiuntiva di anidride carbonica. Su questa cifra si basano il prezzo del carbonio, le tasse sulle emissioni e le analisi costi-benefici che orientano le scelte dei governi.

Finora, questi calcoli hanno considerato effetti come:

  • aumento della mortalità,

  • peggioramento della salute,

  • perdita di biodiversità terrestre,

  • danni economici diretti.

Ma hanno ignorato un attore fondamentale: il mare.

L’oceano: il grande escluso dei modelli economici

L’oceano copre oltre il 70% della superficie terrestre e sostiene attività vitali come pesca, commercio marittimo, turismo, protezione delle coste e sicurezza alimentare. Eppure il suo ruolo è stato largamente assente nei modelli climato-economici.

Lo studio del CMCC colma questo vuoto introducendo un nuovo indicatore: il “costo sociale del carbonio basato sull’oceano”, chiamato anche SCC blu.

Quanto vale il danno climatico agli oceani

Integrando le più recenti conoscenze oceanografiche con modelli economici avanzati, i ricercatori hanno stimato che i danni climatici agli ecosistemi marini valgono 48 dollari per ogni tonnellata di CO₂.

Una cifra che va aggiunta alle stime già esistenti del costo sociale del carbonio.

In uno scenario “business as usual”, cioè senza nuove politiche climatiche, questo significa che il costo reale delle emissioni è quasi il doppio rispetto a quanto oggi considerato nei principali quadri decisionali.

Barriere coralline, pesca e salute: i danni che non vediamo

Lo studio prende in esame diversi impatti, tra cui:

  • degrado delle barriere coralline, colpite da riscaldamento e acidificazione;

  • perdita di mangrovie, fondamentali per la protezione costiera;

  • calo della pesca, con effetti diretti sull’economia e sull’alimentazione;

  • danni alle infrastrutture portuali.

Ma uno dei risultati più sorprendenti riguarda la salute umana.

La pesca e la salute valgono quasi metà dei danni

Quasi il 50% dei danni economici legati all’oceano deriva dagli effetti sulla salute causati dal declino della pesca. In molti Paesi – soprattutto quelli a basso reddito e negli Stati insulari – il pesce è una fonte essenziale di proteine e micronutrienti.

Quando gli stock ittici diminuiscono peggiora la nutrizione, aumenta la mortalità, crescono i costi sanitari. Un impatto enorme, spesso invisibile nelle valutazioni economiche tradizionali.

Un costo che pesa di più sui Paesi più vulnerabili

I danni agli oceani non colpiscono tutti allo stesso modo. Le perdite di benessere sono particolarmente elevate nei Paesi che dipendono maggiormente dal mare per cibo, turismo, trasporti.

In alcune economie, i danni agli ecosistemi marini rappresentano fino al 20-30% delle perdite totali legate al clima, ampliando le disuguaglianze già esistenti.

Prezzo del carbonio troppo basso? I numeri lo suggeriscono

Oggi il prezzo della CO₂ nei principali mercati, come quello europeo, si aggira intorno ai 70-80 euro a tonnellata. Ma questi valori non includono i danni agli oceani.

Secondo lo studio, una contabilizzazione completa giustificherebbe prezzi del carbonio molto più elevati, rafforzando le basi economiche per una riduzione più rapida delle emissioni.

“Perdere l’oceano significa perdere benessere umano”

«La natura sostiene il benessere umano in modi profondi e spesso invisibili», ha spiegato Francesco Granella del CMCC. «Perdere una barriera corallina o una foresta di mangrovie non è solo una perdita ambientale: è una perdita che non può essere facilmente compensata».

Un messaggio condiviso anche da Massimo Tavoni, responsabile scientifico del CMCC: «La contabilità standard dei danni climatici ha ignorato la natura. Questo studio dimostra quanto gli ecosistemi marini siano centrali per valutare il costo reale del cambiamento climatico».

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