- 16/09/2026
- Simone Martino
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Voto CBAM, dopo i moniti lanciati alla vigilia, Strasburgo conferma i dazi sull’urea e cancella le clausole di salvaguardia. Con il gas alle stelle, FederlegnoArredo lancia l’allarme sui costi per l’intera filiera del mobile
Un colpo duro per il manifatturato italiano e una transizione ecologica che rischia di trasformarsi in un boomerang per la competitività industriale europea. Gli appelli della vigilia e i moniti lanciati da Assopannelli prima del voto a Strasburgo non sono bastati a fare breccia nell’Eurocamera.
La sessione plenaria del Parlamento europeo ha confermato la propria posizione negoziale sul CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), bocciando le richieste di flessibilità avanzate dalla filiera del legno-arredo e confermando un impianto normativo che rischia di penalizzare pesantemente il manifatturiero italiano ed europeo.
L’esito delle votazioni segna così uno scenario critico per le imprese, che vedono concretizzarsi esattamente i timori manifestati nelle scorse settimane dalle associazioni di categoria.
La stangata sull’urea e l’effetto domino del gas
A preoccupare maggiormente la categoria è la conferma dell’inserimento dell’urea tra i prodotti soggetti al regolamento CBAM. L’urea non è una materia prima secondaria: costituisce un componente chimico fondamentale per la produzione delle resine e dei collanti sintetici impiegati nella realizzazione dei pannelli in legno e, di conseguenza, di gran parte del mobilio che finisce nelle case dei consumatori.
L’impatto di questa tassa di frontiera viene ulteriormente esacerbato dalla violenta fiammata dei prezzi energetici. Il gas naturale, che incide per circa il 75% sul costo di produzione complessivo dell’urea, ha registrato un’impennata drammatica, passando rapidamente da 35 a 85 euro al megawattora (MWh). L’effetto combinato della tassa ecologica e della crisi energetica rischia di innescare una spirale inflazionistica ingestibile lungo tutta la catena del valore.
A peggiorare il quadro normativo contribuisce poi la decisione dell’Eurocamera di cancellare l’articolo 27a dal testo del regolamento, eliminando di fatto lo strumento di flessibilità che avrebbe consentito alle istituzioni europee di sospendere o calibrare le misure in presenza di circostanze eccezionali o picchi incontrollati dei prezzi.
“Il voto del Parlamento europeo sul CBAM purtroppo conferma alcune delle criticità che FederlegnoArredo evidenzia da tempo e si traducono in nuovi costi e oneri per le imprese. L’eliminazione dell’articolo 27a, in particolare, priva il sistema di uno strumento di flessibilità importante per intervenire in presenza di circostanze eccezionali.” ha dichiarato Paolo Fantoni, Presidente di Assopannelli (FederlegnoArredo).
Tensioni geopolitiche e materie prime: una tempesta perfetta
Le conseguenze della decisione europea rischiano ora di propagarsi lungo tutta la catena del valore. La combinazione tra dazi all’importazione dell’urea e prezzi energetici alle stelle minaccia di scaricarsi a cascata dai produttori di pannelli ai fabbricanti di mobili, fino ad arrivare alle tasche del consumatore finale con stimati aumenti a doppia cifra sul prodotto finito.
Le criticità segnalate da FederlegnoArredo si inseriscono in un panorama internazionale già profondamente compromesso. Le tensioni geopolitiche e i conflitti in corso nelle aree geografiche chiave per l’approvvigionamento hanno progressivamente ridotto la disponibilità di sostanze essenziali per l’industria della trasformazione.
L’assenza di clausole di salvaguardia all’interno del CBAM rischia quindi di far cadere l’intero peso fiscale ed economico unicamente sulle spalle delle imprese manifatturiere europee, le quali si trovano a competere con concorrenti extra-UE soggetti a regolamentazioni ambientali assai meno stringenti e a costi energetici notevolmente inferiori.
Il trilogo europeo come ultima finestra per la revisione
Nonostante la battuta d’arresto incassata a Strasburgo, il percorso legislativo della misura non è ancora terminato. Con l’approvazione della posizione del Parlamento si apre ora la delicata fase del cosiddetto “trilogo”, il tavolo di negoziazione interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea chiamato a formulare il testo definitivo del regolamento.
FederlegnoArredo ha già annunciato che intensificherà le proprie azioni di sensibilizzazione e confronto presso le sedi comunitarie e con il governo italiano per fare in modo che nel testo finale vengano reinseriti meccanismi di salvaguardia per la manifattura.
L’obiettivo auspicato dalle imprese non è contrastare il processo di decarbonizzazione, bensì garantire che la tutela dell’ambiente non si trasformi in una deindustrializzazione del continente.
“Gli obiettivi ambientali devono essere perseguiti senza compromettere la competitività del sistema produttivo europeo. Ci aspettiamo pertanto che il confronto istituzionale consenta di correggere le criticità emerse e di arrivare a un CBAM efficace sul piano ambientale, ma anche sostenibile per le imprese” ha concluso Paolo Fantoni




























































































































































































































































































































































































































































