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Le mense scolastiche di Roma diventano un modello di sostenibilità: secondo uno studio di Fondazione Ecosistemi, menu vegetali, biologico e filiere locali consentono di ridurre fino al 33% delle emissioni di CO₂

Le mense scolastiche possono trasformarsi in uno degli strumenti più efficaci per ridurre le emissioni di gas serra e promuovere modelli alimentari più sostenibili. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Fondazione Ecosistemi insieme all’Ufficio Clima di Roma Capitale sul nuovo bando della ristorazione scolastica del Comune di Roma, uno dei più grandi servizi pubblici di refezione in Italia.

Secondo lo studio, l’introduzione di una maggiore quota di menu vegetali, prodotti biologici e alimenti provenienti dal territorio consente di abbattere fino al 33% delle emissioni legate al servizio mensa. Un risultato significativo se si considera che ogni anno nelle 730 scuole della Capitale vengono serviti oltre 30 milioni di pasti, destinati a circa 150 mila utenti al giorno tra studenti e personale scolastico.

Menu vegetali protagonisti della riduzione delle emissioni

L’analisi evidenzia come la misura più efficace sia rappresentata dall’incremento delle proposte alimentari a prevalenza vegetale. Da sola, questa scelta contribuisce per circa il 77% alla riduzione complessiva delle emissioni ottenuta grazie alle nuove regole del bando.

A incidere positivamente sono anche l’elevata presenza di prodotti biologici, che raggiungono l’84% del totale, e la quota di alimenti regionali, pari al 55%. Elementi che permettono di ridurre l’impatto ambientale della filiera alimentare e contemporaneamente valorizzare le produzioni locali.

Oltre 104 mila tonnellate di CO₂ evitate ogni anno

I numeri dello studio restituiscono la dimensione del fenomeno. Il sistema della ristorazione scolastica romana genera complessivamente oltre 314 mila tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. Grazie ai nuovi criteri introdotti dal bando pubblico, però, più di 104 mila tonnellate di emissioni possono essere evitate.

Il modello adottato da Roma Capitale supera inoltre gli standard ambientali previsti dalla normativa nazionale. L’analisi mostra infatti una riduzione delle emissioni superiore del 22% rispetto a uno scenario che applica esclusivamente i Criteri Ambientali Minimi (CAM) e del 18% rispetto agli standard previsti dal programma “Mensa Bio”.

Non solo ambiente: benefici per salute ed economia locale

Lo studio, sviluppato attraverso il calcolatore europeo Green Spoon, non si limita alla valutazione dell’impatto climatico. L’analisi prende in considerazione anche gli effetti delle politiche alimentari pubbliche sulla salute, sull’educazione alimentare, sull’agricoltura sostenibile e sul rafforzamento delle economie territoriali.

Secondo Fondazione Ecosistemi, la mensa scolastica rappresenta una vera e propria infrastruttura pubblica strategica, capace di orientare la domanda verso produzioni agricole a basso impatto ambientale e di sostenere cooperative, aziende agricole e filiere locali.

Le filiere più corte consentono infatti di ridurre trasporti, imballaggi e consumi energetici, aumentando al tempo stesso la resilienza dei sistemi agroalimentari territoriali.

Il ruolo educativo delle mense scolastiche

Oltre agli effetti ambientali ed economici, la ricerca sottolinea il valore educativo della refezione scolastica. Educazione al gusto, riduzione dello spreco alimentare, formazione del personale e diffusione di abitudini alimentari più equilibrate sono considerati fattori essenziali per consolidare nel tempo i risultati ottenuti.

“Di fronte a una crisi climatica sempre più evidente, le politiche pubbliche possono rappresentare una risposta concreta e misurabile”, afferma Fabio Ciconte, presidente del Consiglio del Cibo di Roma. “L’esperienza delle mense scolastiche dimostra come sia possibile generare contemporaneamente benefici ambientali, sociali ed economici”.

Sulla stessa linea anche Silvano Falocco, direttore di Fondazione Ecosistemi: “La mensa scolastica è uno dei pochi luoghi pubblici in cui è possibile intervenire contemporaneamente su salute, educazione, equità sociale e sostenibilità ambientale. La domanda pubblica può orientare modelli produttivi più equilibrati e costruire filiere agroalimentari resilienti e giuste”.

Roma come modello replicabile per le città italiane

L’esperienza della Capitale dimostra come gli appalti pubblici possano diventare uno strumento concreto per affrontare la transizione ecologica. La scelta di investire su prodotti biologici, filiere territoriali e menu a maggiore componente vegetale non rappresenta soltanto una misura ambientale, ma una strategia capace di produrre benefici diffusi per cittadini, imprese agricole e sistema sanitario.

Un modello che potrebbe essere replicato anche in altre città italiane, trasformando il cibo pubblico in una leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi climatici e di sostenibilità.

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