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Dalla prevenzione degli eventi estremi agli investimenti verdi, al SAIE 2026 AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili punta su dati, tecnologie predittive e pianificazione di lungo periodo per costruire territori più sicuri e resilienti

Le infrastrutture non possono più essere progettate guardando soltanto alle esigenze del presente. Il cambiamento climatico, l’aumento degli eventi meteorologici estremi e la necessità di attrarre nuovi capitali impongono un ripensamento del modo in cui strade, reti e opere pubbliche vengono progettate, realizzate e gestite. La sfida è trasformare la sostenibilità da principio generale a criterio concreto di progettazione, investimento e manutenzione.

È questo il messaggio emerso dagli incontri promossi dall’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (AIS) al SAIE Bologna 2026, dove operatori del settore, istituzioni, imprese e mondo accademico si sono confrontati sul futuro delle infrastrutture italiane.

La posta in gioco è anche economica: secondo i dati citati durante il confronto, gli eventi estremi provocano danni alle infrastrutture europee per oltre 9 miliardi di euro ogni anno. Una cifra destinata, secondo le stime richiamate da AIS, a quadruplicare nei prossimi quarant’anni.

Rischio climatico, la priorità è prevenire i danni

Il passaggio dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione è uno dei punti centrali emersi al SAIE. Per rendere le infrastrutture più sicure non basta intervenire quando si verifica un dissesto: occorre individuare in anticipo i segnali di rischio e programmare gli interventi sulla base di informazioni affidabili.

«Affrontare la crescente complessità del rischio climatico richiede un cambio di passo decisivo, dotandoci di strumenti di misurazione oggettivi, storicizzati e misurabili», ha sottolineato Alfredo Martini, vicepresidente di AIS. «Solo misurando con precisione il comportamento reale di infrastrutture e territori possiamo prendere decisioni strategiche per garantirne la sicurezza e la resilienza».

In questa prospettiva, le tecnologie di osservazione della Terra, i satelliti radar e ottici, i modelli climatici e gli algoritmi predittivi possono contribuire a individuare variazioni e segnali precoci di instabilità. L’integrazione di questi strumenti consente di monitorare il territorio e le opere, supportando valutazioni più tempestive e una programmazione degli interventi maggiormente basata sui dati.

Il tema è stato approfondito anche da Paolo Tortora, professore del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna, che ha evidenziato il valore della space economy, un mercato globale che supera i 620 miliardi di dollari. Le tecnologie satellitari, ha spiegato, non rappresentano più un ambito separato, ma una risorsa di servizio per le infrastrutture fisiche.

L’osservazione della Terra e l’interferometria radar satellitare possono infatti contribuire al monitoraggio delle reti e del territorio prima e dopo un evento critico. Insieme alla sensoristica, all’intelligenza artificiale e ai modelli digitali delle opere, questi strumenti aprono nuove possibilità per migliorare la sicurezza e la capacità di risposta ai rischi climatici.

Dati satellitari ad alta risoluzione e modelli fisici del territorio permettono inoltre di valutare con continuità l’esposizione delle infrastrutture ai pericoli ambientali. Un approccio che, come ha osservato Gaetano Volpe, CEO e cofondatore di Latitudo 40, rende la misurazione oggettiva una condizione essenziale per assumere decisioni tempestive.

Pianificazione di lungo periodo e governance integrata

La tecnologia, tuttavia, non basta senza una strategia pubblica capace di guardare oltre l’emergenza. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà storiche dell’Italia nel programmare gli interventi infrastrutturali con una visione di lungo periodo.

Per affrontare la crisi climatica, secondo Giovannini, è necessario ripensare la governance e il ciclo della spesa pubblica, integrando la resilienza nelle decisioni che riguardano gli investimenti pubblici e privati. L’obiettivo è superare una gestione frammentata e prevalentemente emergenziale, facendo della sostenibilità un criterio trasversale alle politiche infrastrutturali.

La pianificazione deve quindi coinvolgere diversi livelli istituzionali e mettere in relazione territori, amministrazioni, imprese e investitori. Solo attraverso obiettivi condivisi è possibile individuare le priorità, programmare le risorse e valutare nel tempo l’efficacia degli interventi.

Anche la scelta delle variabili climatiche da monitorare assume un ruolo decisivo. Come ha evidenziato Samantha Pilati, climatologa e responsabile della rete meteorologica e dell’Area Studi della Fondazione Osservatorio Meteorologico Milano Duomo, ogni infrastruttura e ogni territorio richiedono l’individuazione di indicatori, scale spaziali e orizzonti temporali realmente significativi.

Dopo il PNRR, la sfida è attrarre nuovi capitali per le infrastrutture sostenibili

Con la conclusione del PNRR, il settore infrastrutturale italiano è chiamato a individuare nuove fonti di finanziamento per sostenere la realizzazione delle opere di cui il Paese ha ancora bisogno. La questione non riguarda soltanto la disponibilità di capitali, ma anche la capacità di presentare progetti in grado di rispondere ai criteri di sostenibilità, sicurezza e affidabilità richiesti dal mercato finanziario internazionale.

Dopo il PNRR, quale sarà la vera sfida per il settore? A questa nostra domanda, il presidente di AIS, Lorenzo Orsenigo, ha risposto indicando nella finanza sostenibile e nella capacità di attrarre investitori internazionali due leve fondamentali per la prossima fase di sviluppo delle infrastrutture italiane.

«Il PNRR è stata un’iniezione di finanza per il sistema infrastrutturale italiano. Noi avremo bisogno ancora di infrastrutture e sicuramente ci sono fondi internazionali che guardano alla possibilità di investire in Italia: sono interessati, le infrastrutture rendono economicamente», ha spiegato Orsenigo.

Il punto, secondo il presidente di AIS, è che una quota crescente dell’interesse finanziario si orienta verso strumenti legati alla sostenibilità, come i green bond. Per intercettare questi capitali, tuttavia, non basta ricorrere a strumenti finanziari verdi: anche le opere e i soggetti che le realizzano e gestiscono devono possedere caratteristiche di sostenibilità riconoscibili e verificabili.

«Gli investitori vogliono investire attraverso prodotti green, green bond e così via, perché hanno una redditività maggiore. Questo vuol dire che il sottostante, quindi l’opera e l’operatore, devono essere anch’essi sostenibili», ha sottolineato il presidente dell’Associazione.

Criteri diversi per fondi istituzionali e assicurazioni

Per tradurre questa esigenza in strumenti operativi, AIS ha costituito un gruppo di lavoro dedicato a Infrastrutture e finanza sostenibili. L’obiettivo è individuare e organizzare i requisiti che possono rendere un progetto infrastrutturale più attrattivo per i capitali internazionali, tenendo conto delle differenti strategie e priorità degli investitori.

Non esiste, infatti, un unico parametro valido per tutti. Un fondo istituzionale può attribuire particolare importanza agli effetti dell’opera sulla collettività, alla sua accettazione da parte dei territori e al rispetto del cronoprogramma. Eventuali opposizioni e conflitti locali, ha osservato Orsenigo, possono incidere sui tempi di realizzazione e, di conseguenza, sulla regolarità dei flussi finanziari previsti.

Per una compagnia assicurativa, invece, possono assumere un peso maggiore la resilienza dell’infrastruttura agli eventi climatici, l’esposizione ai rischi geologici e idrogeologici e la qualità delle analisi preventive. Valutazioni che incidono sulla capacità di prevenire danni e contenere le conseguenze economiche di eventi avversi.

«Dobbiamo un po’ mappare e fare una matrice di quali possono essere le esigenze per attrarre finanza sostenibile», ha spiegato Orsenigo, indicando nella definizione di criteri differenziati uno degli obiettivi del lavoro avviato dall’Associazione.

Partenariati pubblico-privati per una nuova fase degli investimenti

La ricerca di nuovi capitali si lega anche alla necessità di sviluppare modelli di collaborazione capaci di affiancare le risorse pubbliche agli investimenti privati. In questo quadro, AIS guarda con interesse al partenariato pubblico-privato, che potrebbe assumere un ruolo significativo nei prossimi anni.

La prospettiva è costruire un sistema in cui la qualità tecnica delle opere, la sostenibilità ambientale, la gestione dei rischi e la capacità di generare benefici per i territori siano elementi valutabili anche dal punto di vista finanziario.

La sfida del dopo PNRR, quindi, non si esaurisce nel reperimento di nuove risorse. Richiede progetti capaci di dimostrare la propria solidità nel tempo, procedure di valutazione trasparenti e criteri che mettano in relazione gli obiettivi degli investitori con le esigenze delle comunità e la protezione delle infrastrutture dai cambiamenti climatici.

È su questo terreno che la sostenibilità può diventare un fattore determinante per il futuro delle opere italiane: non soltanto un obiettivo ambientale, ma anche una condizione per migliorare la capacità del settore di attrarre investimenti e programmare interventi durevoli.

La necessità di creare un collegamento più stretto tra il mondo finanziario e quello infrastrutturale è condivisa anche da Gabriella Chiellino, consigliera di AIS. La sfida, ha sottolineato, è individuare un linguaggio comune che metta in relazione gli investimenti con la durabilità delle opere e la loro capacità di adattarsi al cambiamento climatico. In questa prospettiva, i partenariati pubblico-privati possono contribuire ad aprire una nuova fase per lo sviluppo del sistema infrastrutturale italiano.

Infrastrutture sostenibili, una trasformazione che riguarda tutta la filiera

Il ripensamento delle opere richiede un’evoluzione che coinvolga l’intero ciclo di vita delle infrastrutture: dalla progettazione alla costruzione, fino alla gestione e alla manutenzione.

Stefano Susani, consigliere AIS e CEO di Officine Maccaferri, ha ricordato il ruolo fondamentale delle infrastrutture per la società e per il sistema economico. La digitalizzazione e il rischio climatico stanno modificando profondamente le condizioni in cui queste opere vengono realizzate, rendendo necessario un nuovo equilibrio tra ingegneria, bisogni collettivi ed ecosistemi.

L’obiettivo non è soltanto costruire nuove opere, ma realizzare infrastrutture capaci di proteggere il territorio, adattarsi alle condizioni ambientali e conservare nel tempo la propria funzionalità.

AIS, che riunisce 150 soci e rappresenta oltre il 3% del PIL nazionale secondo i dati riportati dall’Associazione, punta a mettere a disposizione di stazioni appaltanti, enti locali, imprese e professionisti strumenti operativi, linee guida e modelli di analisi. Il lavoro si inserisce in un percorso volto a trasferire i criteri di sostenibilità nei processi decisionali e nelle procedure di valutazione degli investimenti.

Dalle strade smart alla rigenerazione dei territori

Il prossimo appuntamento annunciato dall’Associazione è fissato per venerdì 30 ottobre 2026, quando alla Sala Stampa della Camera dei Deputati sarà presentato il nuovo Position Paper From black to green roads, dedicato alle strade intelligenti e sostenibili.

Il documento affronta un tema spesso associato soltanto agli impatti negativi della mobilità: il consumo di suolo, l’inquinamento e il rumore. La proposta è invece considerare la strada come un’infrastruttura integrata nel territorio, capace di offrire anche servizi ambientali ed energetici.

Tra le soluzioni indicate figurano l’installazione di sensori e sistemi di comunicazione tra strada e veicoli, l’integrazione di impianti fotovoltaici, la ricarica a induzione dei veicoli elettrici, la produzione di idrogeno verde, il recupero dell’acqua piovana e il monitoraggio dei fenomeni di dissesto. Il documento richiama inoltre l’impiego di materiali rinnovabili e di pratiche già adottate da grandi stazioni appaltanti.

Sono proposte che puntano a coniugare innovazione, sicurezza stradale e mitigazione degli impatti ambientali, contribuendo anche alla rigenerazione dei territori.

La sfida delineata al SAIE Bologna 2026 è dunque chiara: fare della sostenibilità un criterio concreto per progettare e gestire le infrastrutture, rafforzare la prevenzione dei rischi climatici e orientare le risorse verso opere più sicure, efficienti e durevoli. Una trasformazione che richiede tecnologia, investimenti e soprattutto una visione condivisa di lungo periodo.

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