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Caldo, siccità, grandine e incendi hanno provocato oltre 3 miliardi di euro di danni all’agricoltura italiana secondo Coldiretti. A rischio raccolti, allevamenti e riserve idriche

Oltre 3 miliardi di euro di danni all’agricoltura italiana. È la prima stima diffusa da Coldiretti sull’impatto combinato di caldo estremo, siccità, grandine e incendi. E il bilancio potrebbe ancora peggiorare se l’assenza di precipitazioni dovesse proseguire.

A preoccupare maggiormente è il Nord, dove la scarsità d’acqua sta mettendo sotto pressione intere filiere agricole. In alcune aree il mais rischia di andare completamente perso, mentre per il riso si registrano stime di calo del raccolto che arrivano al 40%.

Non è soltanto una questione di quantità prodotte. Per le aziende agricole aumentano anche i costi di irrigazione, energia e carburante, mentre la riduzione delle rese comprime ulteriormente margini già messi a dura prova.

Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: l’acqua diventa il fattore decisivo

In Piemonte riserve idriche sotto la media del 30%

Il Piemonte è tra le regioni più esposte. Secondo Coldiretti, il deficit di precipitazioni ha portato le riserve idriche a livelli inferiori di circa il 30% rispetto alla norma.

A soffrire sono soprattutto riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli. La situazione ha spinto Coldiretti a chiedere nuovamente di accelerare la realizzazione del piano nazionale degli invasi e di attivare lo stato di calamità, richiesta avanzata anche per la Liguria.

In Lombardia acqua dimezzata nelle aree risicole

La situazione resta critica anche in Lombardia e nelle principali aree risicole del bacino del Po, dove la disponibilità di acqua si sarebbe ridotta fino alla metà.

Mais e colture estive sono particolarmente esposti, con perdite che in alcune zone arrivano al 70%. Nel Mantovano è scattato inoltre l’allarme per le zucche.

In Veneto ed Emilia-Romagna gli agricoltori stanno aumentando il ricorso all’irrigazione per cercare di salvare le colture. Una risposta necessaria, ma che si traduce in ulteriori costi per le imprese. Pomodoro, soia, barbabietola e foraggi restano sotto osservazione, mentre il cuneo salino avanza e riduce la disponibilità di acqua dolce.

Nel Lazio il caldo colpisce colture e allevamenti

Ortofrutta, mais e foraggi tra le produzioni più vulnerabili

Anche il Centro Italia deve fare i conti con temperature elevate e stress idrico. Nel Lazio, secondo la fotografia tracciata da Coldiretti, sono soprattutto ortofrutta, foraggi e mais a risentire del caldo prolungato.

Per alcune produzioni ortofrutticole i cali delle rese arrivano al 20%, mentre per i foraggi le perdite sono stimate tra il 20% e il 30%.

La pressione climatica coinvolge anche gli allevamenti. Le alte temperature possono determinare una riduzione della produzione di latte fino al 10% al giorno.

A questo si aggiunge l’effetto sui bilanci aziendali: per cercare di mantenere le colture in produzione servono più acqua, energia e gasolio. Una combinazione che aumenta i costi proprio mentre diminuiscono le quantità raccolte.

Al Sud e nelle Isole cresce lo stress idrico

Nelle regioni meridionali e nelle Isole l’emergenza assume caratteristiche diverse, ma non meno preoccupanti. Lo stress idrico interessa soprattutto ortaggi e pomodoro, con il rischio di una riduzione delle rese.

In Sardegna, inoltre, alla siccità si somma l’emergenza incendi. I roghi hanno devastato migliaia di ettari di pascoli e coltivazioni, provocando la perdita di animali, alveari, foraggi e strutture agricole.

Secondo l’analisi Coldiretti basata sui dati Effis, dall’inizio dell’anno sono quasi 80mila gli ettari di boschi e terreni andati in fumo.

Laghi e Po ai minimi: la crisi dell’acqua non riguarda solo l’agricoltura

Lago Maggiore al 3% del volume teorico di riempimento

A rendere ancora più evidente la portata della crisi è la situazione dei grandi laghi italiani. Secondo i dati citati da Coldiretti e da Laghi.net, il riempimento del Lago di Como è intorno al 7% rispetto al volume teorico, mentre il Lago Maggiore si ferma al 3%. L’Iseo è all’11%, mentre il Garda è al 46%.

Anche il Po registra livelli particolarmente bassi. A Pontelagoscuro il livello indicato è di 6,90 metri sotto lo zero idrometrico, mentre a Cremona raggiunge gli 8,50 metri sotto lo zero.

Sono numeri che fotografano un problema che va oltre il settore primario: la disponibilità di acqua è ormai una questione strategica per l’intero Paese.

Coldiretti: “Serve un piano nazionale degli invasi”

Di fronte a una situazione caratterizzata da periodi di siccità più frequenti e intensi, Coldiretti torna a chiedere un’accelerazione sul piano nazionale degli invasi.

Secondo l’organizzazione agricola, l’Italia riesce oggi a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana. L’obiettivo sarebbe quindi aumentare la capacità di accumulo attraverso bacini dotati anche di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica.

Acqua, agricoltura ed energia in un’unica infrastruttura

L’idea è utilizzare i periodi piovosi per accumulare acqua e renderla disponibile durante quelli caratterizzati da maggiore siccità. Una rete di invasi potrebbe contribuire non soltanto a garantire risorse per gli usi agricoli e civili, ma anche a ridurre gli effetti degli eventi meteorologici estremi, comprese esondazioni e allagamenti.

Secondo la proposta di Coldiretti, i bacini dovrebbero essere realizzati con materiali naturali e senza cemento, destinati agli usi civili e agricoli e potenzialmente in grado di produrre anche energia idroelettrica rinnovabile.

Il progetto comprende inoltre il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti.

La sfida è gestire l’acqua prima che diventi emergenza

La crisi climatica sta rendendo sempre più evidente un paradosso: l’Italia può trovarsi contemporaneamente alle prese con precipitazioni intense e con periodi prolungati di siccità. Il problema, dunque, non è soltanto quanta acqua arriva, ma quanto il Paese riesce a conservarla e distribuirla quando serve.

Per Coldiretti, oltre agli invasi, occorre una strategia più ampia che comprenda la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione.

Per l’agricoltura italiana, la gestione della risorsa idrica si sta trasformando così da tema infrastrutturale a vera e propria questione di competitività. Salvare i raccolti significa sempre più riuscire a programmare l’acqua prima che caldo e siccità presentino il conto.

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