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La riforma Omnibus I e la revisione degli ESRS ridisegnano la rendicontazione ESG in Europa: si riduce il numero di imprese obbligate e il volume di dati richiesti, ma aumenta l’attenzione alla qualità, alla rilevanza e alla leggibilità delle informazioni di sostenibilità.

Per anni la rendicontazione ESG è stata percepita da molte imprese come un esercizio complesso, costoso e spesso distante dalla realtà operativa. Oggi l’Europa prova a cambiare rotta. E’ quanto emerge dall’ultimo Position Paper di Laboratorio Ref RicercheLe Utility tra ESRS e Omnibus: criticità, semplificazioni e prospettive“.

Con l’entrata in vigore del Pacchetto Omnibus I e la revisione degli standard ESRS, la Commissione Europea avvia una profonda revisione delle regole sulla sostenibilità aziendale, puntando a semplificare gli obblighi e a migliorare la qualità delle informazioni fornite al mercato.

L’obiettivo non è ridurre l’importanza della sostenibilità, ma rendere la rendicontazione più utile, comprensibile e realmente collegata alle performance delle imprese.

Per settori infrastrutturali come il Servizio Idrico Integrato, la riforma rappresenta un passaggio particolarmente significativo: meno adempimenti formali, maggiore spazio per raccontare in modo efficace gli impatti ambientali, economici e sociali delle attività svolte.

Cos’è il Pacchetto Omnibus I e perché cambia le regole del gioco

La Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), entrata in vigore nel 2023, era nata con l’ambizione di uniformare la rendicontazione di sostenibilità in Europa. Fin dalle prime applicazioni, però, imprese e operatori hanno evidenziato difficoltà legate alla complessità degli obblighi, alla quantità di dati richiesti e alla difficoltà di reperire informazioni affidabili lungo le catene di fornitura.

Per rispondere a queste criticità, Bruxelles ha avviato un percorso di revisione culminato nel Pacchetto Omnibus I, diventato operativo il 18 marzo 2026.

La novità più rilevante riguarda il drastico restringimento del perimetro delle aziende soggette agli obblighi di rendicontazione. Secondo il nuovo assetto, dovranno applicare gli standard ESRS soltanto le imprese con oltre 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro.

Una modifica che riduce di oltre l’80% il numero delle aziende coinvolte rispetto all’impianto originario della CSRD.

Per il settore idrico italiano l’impatto è evidente: solo una piccola quota degli operatori continuerà a essere soggetta agli obblighi di rendicontazione europea.

Stop the Clock e Quick Fix: più tempo alle imprese

La riforma è stata accompagnata da due provvedimenti che hanno avuto effetti immediati.

Il primo, denominato “Stop the Clock”, ha rinviato di due anni l’applicazione della CSRD per numerose categorie di imprese, offrendo più tempo per adeguare sistemi informativi e processi interni.

Il secondo, chiamato “Quick Fix”, ha alleggerito gli obblighi per le aziende già coinvolte nella prima fase di applicazione della direttiva, consentendo di posticipare alcune informazioni previste dal meccanismo di gradualità.

L’obiettivo è chiaro: evitare che la sostenibilità venga vissuta come un mero adempimento amministrativo.

ESRS, la grande semplificazione degli standard europei

Se la CSRD stabilisce chi deve rendicontare, gli ESRS definiscono cosa e come comunicare. Proprio questi standard sono stati oggetto di una revisione profonda.

L’esperienza maturata durante il primo ciclo di applicazione nel 2025 ha evidenziato numerose difficoltà operative. Nel settore idrico, ad esempio, una delle problematiche più complesse è stata la misurazione degli effetti finanziari collegati ai rischi e alle opportunità ESG.

La nuova versione degli ESRS punta quindi a semplificare il processo senza comprometterne l’efficacia.

Meno dati, più informazioni utili

La revisione prevede una riduzione di circa il 61% dei datapoint obbligatori. Vengono eliminate duplicazioni, semplificata la struttura degli standard e rafforzato il collegamento tra indicatori quantitativi e descrizioni qualitative. L’attenzione si sposta dalla quantità delle informazioni alla loro reale rilevanza.

Doppia materialità più chiara e meno burocratica

Uno dei pilastri della rendicontazione ESG europea è il principio della doppia materialità, che valuta sia gli impatti dell’azienda sull’ambiente e sulla società sia i rischi che tali fattori possono generare per il business.

La revisione introduce criteri più chiari e una maggiore flessibilità nell’identificazione degli impatti, rischi e opportunità realmente significativi.

Le imprese non saranno più obbligate a coprire ogni possibile scenario teorico, ma potranno concentrarsi sugli aspetti più rilevanti per la propria attività.

Catena del valore: stop alle richieste eccessive

Importanti novità riguardano anche la supply chain. Le aziende potranno focalizzarsi sulle aree della filiera dove gli impatti negativi risultano più probabili o significativi, senza dover ricostruire in modo dettagliato l’intera catena del valore. Una semplificazione destinata a ridurre la pressione soprattutto sulle imprese più piccole.

Dalla compliance alla qualità: arriva il principio di “fair presentation”

La novità forse più significativa riguarda l’introduzione esplicita del principio di fair presentation. In altre parole, non sarà più sufficiente rispettare formalmente gli standard. Le imprese dovranno garantire una rappresentazione fedele, equilibrata e comprensibile dei propri impatti, rischi e opportunità.

È un cambio culturale che segna il passaggio da una logica di conformità normativa a una logica di qualità dell’informazione. Non conta più rendicontare tutto. Conta rendicontare bene ciò che davvero è importante.

Cosa cambia per le utility idriche italiane

Per il comparto del Servizio Idrico Integrato si apre una fase completamente nuova. Solo le utility di maggiori dimensioni e le multiutility quotate continueranno a essere soggette agli obblighi previsti dalla CSRD e, in alcuni casi, dalla Direttiva sulla Due Diligence.

La maggior parte degli operatori potrà invece scegliere percorsi volontari di rendicontazione, utilizzando standard semplificati o mantenendo l’approccio ESRS già adottato negli ultimi anni.

Questo scenario offre maggiore libertà, ma comporta anche un rischio: l’aumento della disomogeneità tra le informazioni pubblicate dalle diverse aziende.

La sostenibilità resta una leva strategica

Al di là della riduzione degli obblighi normativi, il messaggio che emerge dalla riforma europea è chiaro: la sostenibilità non perde centralità.

Clienti, investitori, istituti finanziari e stakeholder continueranno a richiedere informazioni ESG affidabili e comparabili, indipendentemente dagli obblighi formali.

Per il settore idrico la revisione degli ESRS rappresenta quindi un’opportunità per valorizzare metriche più aderenti alle reali performance industriali, migliorare la qualità della comunicazione e rafforzare l’integrazione tra sostenibilità, governance e pianificazione strategica.

La sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente adeguarsi a regole più leggere, ma trasformare la rendicontazione ESG in uno strumento stabile di gestione, trasparenza e creazione di valore.

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