- 11/07/2025
- Simone Martino
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Al via, presso la sede della FAO, l’assemblea nazionale di Slow Food Italia, un momento corale in cui seicento delegati da tutta Italia si riuniscono non solo per rinnovare le cariche, ma per dialogare e condividere pensieri e visioni
E’ cominciata oggi la due giorni dell’assemblea nazionale di Slow Food Italia, un’occasione fondamentale per rafforzare la democrazia e un luogo in cui i soci discutono e si confrontano per delineare la strada che Slow Food Italia seguirà nei prossimi anni.
«In un’epoca di disinteresse e disimpegno civile e politico – sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia -, abbiamo rimesso al centro l’importanza della partecipazione, della rappresentanza democratica, della delega per adesione a un sistema valoriale, della collettività come soggetto politico. D’altronde, rappresentare la voce di migliaia di persone che credono in noi e nel diritto al cibo “buono, pulito e giusto per tutti” determina il valore etico di ciò che facciamo. Il dialogo costante con i territori, con compagne e compagni di viaggio ci restituisce suggestioni e prospettive che guardano al futuro e ci permette di evolvere, di accogliere la complessità del cibo e del sistema alimentare. Ci permette di elaborare contenuti, renderli organici e calarli nell’attualità, metterli a terra tramite progettualità concrete di comunità e di filiera, tramite attività a tutela della biodiversità e percorsi di educazione e formazione».
All’Assemblea parteciperanno anche molti amici di Slow Food (accademici, economisti, attivisti, musicisti) per disegnare insieme un’Altra Idea di Mondo.
Che cosa ha detto Maurizio Martina, vicedirettore generale FAO
“Un’altra idea di mondo? Giusto pensarci e poi cercare ostinatamente su questo pianeta di realizzare quei cambiamenti utili necessari per le persone e il pianeta. Sicuramente sogno un mondo dove la parola “interdipendenza” assuma il valore cruciale del destino comune. Dove “l’unità nella diversità” sia la premessa di ogni azione. Dove il cibo non sia mai un’arma di guerra come invece purtroppo ancora è. Dove la fatica di chi produce sia riconosciuta in modo equo con prezzi giusti, dove il lavoro sottopagato e tutte le forme di caporalato siano bandite sempre. Dove lo spreco non sia la regola. Dove la difesa della biodiversità sia sempre la premessa convinta di ogni idea di sviluppo. Ma per non aspettare il mondo che vorrei, vorrei concentrarmi sul mondo che c’è e che produce quotidianamente buone pratiche e valori positivi. Parlo di attività sociali, economiche, culturali, ambientali che generano equità, benessere diffuso, giustizia sociale, solidarietà, buona economia anche a partire dal cibo. Qual è la loro agenda del cambiamento? Di cosa hanno bisogno per fare di più e meglio? Voglio che la mia “altra idea di mondo” parta proprio da loro”.
Che cosa ha detto Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste
“La nostra idea di mondo risiede nelle nostre tradizioni. Il Made in Italy si fonda sul cibo di qualità, sulle indicazioni geografiche, sulla cultura e sull’agricoltura legata al territorio: questi non sono solo tratti distintivi, ma presidi di valore, di identità, di lavoro e di coesione sociale. È un modello che ha radici profonde proprio perché capace di sviluppare benessere nel futuro. Stiamo investendo per valorizzare la tradizione e il meglio dell’innovazione, coinvolgendo le nuove generazioni e rendere più efficiente il nostro sistema produttivo senza mai dimenticare che l’agricoltore è il primo custode delle risorse naturali. Oggi più che mai siamo chiamati a investire nella sostenibilità concreta, che tuteli al contempo l’economia, l’ambiente e le comunità”.
Il ruolo del cibo nel mondo di oggi
Oggi il cibo, dalla produzione al consumo, è sempre più centrale nella nostra vita, non solo per le implicazioni nutrizionali – come ricorda sempre il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini “quello che mangiamo diventa noi” -, ma anche per le implicazioni ambientali e sociali.
Il cibo svolge un ruolo cruciale nelle dinamiche geopolitiche, influenzando le relazioni internazionali e i conflitti, ed economiche.
Slow Food Italia, da quasi quarant’anni, attraverso il cibo e il suo portato valoriale e identitario, fa politica e cultura, battendosi per uscire da una logica basata sul profitto e per dirigersi verso un modello di società incardinata sulla vita e sulla sua diversità.
«Lavoriamo – prosegue Barbara Nappini – per garantire a tutti il diritto a un cibo di qualità, prodotto nel rispetto della terra, del lavoro e della nostra salute ed è per questo che migliaia e migliaia di persone in Italia ci danno forza e fiducia diventando soci Slow Food ed entrando in una rete globale che conta nel mondo più di un milione di attivisti! Siamo in un percorso che ricerca il punto di equilibrio tra attività umane ed ecosistemi, che pone al centro il governo del limite, la pace come obiettivo esistenziale e la giustizia come necessaria premessa».
Slow Food e la FAO
Per Slow Food Italia poter contare sull’apporto operativo e intellettuale di un vasto gruppo di soci, presenti su territori che conoscono bene, che hanno un dialogo con i produttori, ristoratori, persone, scuole e istituzioni, è fondamentale. Per questo la scelta della prestigiosa sede della FAO a Roma non è, infatti, casuale.
Slow Food collabora con la FAO da tanti anni, anche attraverso partenariati ufficiali, come quello rinnovato nel 2022 per lo sviluppo sostenibile delle regioni montane. Portare i lavori dell’Assemblea dei soci nella casa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura è un modo per consolidare un rapporto e ribadire una sintonia valoriale.
«L’assemblea 2025 genererà idee, pensiero, strategie, grazie a quel patrimonio di saperi ancestrali, pratiche virtuose, biodiversità, che, insieme alla ricerca scientifica, insieme alle competenze tecniche e tecnologiche, possono generare un sistema alimentare buono, giusto, equilibrato, sostenibile e resiliente. Un sistema da cui nessuno è escluso. L’assemblea 2025 genererà la nostra dichiarazione d’amore per il futuro e per le nuove generazioni».











































































































































































































































































































































































































