- 07/07/2026
- Redazione
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La Commissione europea approva i nuovi standard ESRS sulla rendicontazione della sostenibilità: meno obblighi per le imprese, costi ridotti e un nuovo modello volontario per le PMI
La Commissione europea apre una nuova fase della rendicontazione di sostenibilità con l’approvazione della revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), gli standard che disciplinano le informazioni ambientali, sociali e di governance che le imprese sono chiamate a comunicare.
L’obiettivo è alleggerire gli oneri amministrativi senza compromettere la qualità delle informazioni destinate agli investitori, alle banche e agli altri soggetti interessati a valutare l’impatto delle aziende sull’ambiente e sulla società.
L’intervento rientra nel Pacchetto Omnibus I, il piano con cui Bruxelles punta a semplificare la normativa europea sulla sostenibilità e a ridurre gli obblighi previsti dalla direttiva CSRD, limitando anche il numero delle imprese coinvolte.
Meno burocrazia per le aziende europee
Il cuore della riforma è rappresentato dalla forte semplificazione degli obblighi di rendicontazione. La Commissione ha rivisto gli standard con l’intento di eliminare le richieste informative considerate meno rilevanti e di rendere il sistema più chiaro e facilmente applicabile.
Secondo le stime dell’esecutivo europeo, i dati obbligatori da comunicare saranno ridotti di oltre il 60%, mentre il numero complessivo delle informazioni richieste diminuirà di oltre il 70%. Una revisione che dovrebbe tradursi in una riduzione dei costi di rendicontazione superiore al 30% per ciascuna impresa, contribuendo all’obiettivo più ampio di diminuire del 25% gli oneri amministrativi derivanti dalla normativa europea.
Restano centrali ambiente, diritti umani e governance
La semplificazione non modifica però la filosofia della normativa. Gli standard ESRS continueranno a richiedere alle aziende di rendicontare gli aspetti più rilevanti della sostenibilità, dal cambiamento climatico alla tutela della biodiversità, passando per i diritti umani, le condizioni di lavoro e i sistemi di governance aziendale.
L’intenzione della Commissione è mantenere elevato il livello di trasparenza richiesto dal mercato, fornendo agli investitori strumenti affidabili per valutare sia i rischi ai quali sono esposte le imprese sia gli effetti che le loro attività producono sulle persone e sull’ambiente. Cambia quindi il modo in cui le informazioni vengono richieste, ma non viene meno l’obiettivo di rendere la sostenibilità un elemento centrale nelle strategie aziendali.
Un nuovo standard volontario dedicato alle piccole imprese
Tra le principali novità figura anche l’introduzione di uno standard volontario destinato alle aziende che non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva CSRD.
Si tratta di un modello pensato soprattutto per le piccole e medie imprese, che spesso si trovano comunque a dover fornire informazioni sulla sostenibilità ai propri clienti, agli istituti finanziari o ai grandi gruppi con cui collaborano.
Il nuovo quadro di riferimento punta a uniformare queste richieste e a evitare che le PMI siano costrette a rispondere a questionari differenti a seconda dell’interlocutore. Inoltre viene introdotto un limite lungo la catena del valore: le grandi imprese soggette agli obblighi della CSRD non potranno pretendere dai propri fornitori un numero di informazioni superiore a quello previsto dallo standard volontario. Una misura che mira a evitare che il peso della rendicontazione ricada indirettamente sulle aziende di dimensioni più ridotte.
Un lavoro condiviso con imprese e stakeholder
La revisione degli standard nasce da un lungo percorso di confronto tecnico coordinato da EFRAG, l’organismo europeo incaricato di elaborare le regole sulla rendicontazione di sostenibilità. Le modifiche recepiscono le osservazioni raccolte nel corso del 2025 attraverso consultazioni pubbliche, incontri con imprese, associazioni di categoria e altri soggetti interessati.
L’obiettivo è stato quello di individuare gli aspetti più complessi della normativa e semplificarli senza compromettere gli obiettivi della politica europea sulla sostenibilità e sulla trasparenza dei mercati.
Ora l’ultima parola spetta a Parlamento e Consiglio
Gli atti delegati approvati dalla Commissione europea saranno ora trasmessi al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea, che avranno due mesi di tempo per esaminarli, con la possibilità di prorogare il periodo di controllo di ulteriori due mesi.
Se non emergeranno obiezioni, le nuove regole entreranno in vigore e segneranno una delle più importanti revisioni della normativa europea sul reporting ESG degli ultimi anni. Per molte imprese si tradurranno in procedure più snelle e costi amministrativi più contenuti, mentre per investitori e mercato resterà garantita la disponibilità di informazioni considerate essenziali per valutare la sostenibilità delle attività economiche.















































































































































































































































































































































































































