- 05/02/2026
- Redazione
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Legambiente presenta il Libro bianco per un Clean Industrial Deal Made in Italy: 30 proposte per rilanciare l’industria italiana verso la transizione ecologica
Rilanciare la manifattura italiana puntando sulla transizione ecologica non è solo una necessità ambientale, ma anche una scelta strategica per la competitività del Paese. È questo il cuore del Libro bianco per un Clean Industrial Deal Made in Italy, presentato ieri a Roma da Legambiente alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
Il documento mette in campo 30 proposte, individua otto settori chiave e costruisce un piano industriale fondato su sei pilastri, dalla decarbonizzazione all’innovazione, dalla legalità alla nuova occupazione green. Un lavoro nato da un lungo confronto avviato nel luglio 2025 che ha coinvolto istituzioni, imprese, sindacati e mondo della ricerca.
Un piano industriale nato dal confronto con imprese e territori
Il Libro bianco non è un esercizio teorico. Secondo Legambiente, nasce “dal basso”, dall’ascolto di chi ogni giorno lavora nei territori e nelle filiere produttive. L’obiettivo è dare gambe a un Clean Industrial Deal italiano capace di coniugare lotta alla crisi climatica, competitività e innovazione.
Per l’associazione ambientalista, oggi l’Italia non è frenata dalla mancanza di tecnologie, ma da ostacoli non tecnologici: burocrazia, iter autorizzativi troppo lenti, costi energetici elevati e scarsa applicazione delle norme ambientali. Un problema che pesa anche sull’economia: il mancato rispetto delle regole ambientali costa all’Unione europea fino a 180 miliardi di euro l’anno.
Le voci di Legambiente
Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: “Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non può sprecare. Serve una politica industriale ambiziosa che riduca i costi energetici senza scorciatoie sulla deregulation ambientale”.
Sulla stessa linea Giorgio Zampetti, direttore generale: “L’Italia può contare su imprese leader mondiali nella sostenibilità. Ora bisogna trasformare queste eccellenze in un modello strutturale di politica industriale”.
L’intervento di Urso: autonomia strategica e produzione di energia
Intervenendo al forum “L’Italia in cantiere”, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato l’importanza di non dipendere da soggetti esterni in una fase storica segnata da una duplice transizione, digitale ed energetica.
“Non mi posso consegnare a una tecnologia che non mi appartiene senza mettere a rischio la mia autonomia e la mia libertà”, ha spiegato il ministro, chiarendo come il tema della competitività industriale sia oggi strettamente legato a quello della sovranità tecnologica ed energetica.
Secondo Urso, la strada da seguire poggia su due binari che devono procedere insieme: da un lato la tutela dell’industria europea, dall’altro l’apertura a nuovi mercati, per evitare isolamento e perdita di competitività. “La strategia deve aprirsi ed evitare l’accerchiamento e tutelarsi ed evitare la decadenza”, ha ribadito.
Al centro della ricetta italiana c’è il concetto di autonomia strategica, che per il ministro passa soprattutto dalla capacità di produrre energia. Per liberare il Paese dalla dipendenza da attori terzi, i pilastri indicati sono due: lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il ricorso al nucleare di nuova generazione, in particolare agli small modular reactor, considerati una possibile leva per rafforzare sicurezza energetica e competitività industriale nel medio-lungo periodo.
Energia, economia circolare e acqua al centro del Clean Industrial Deal
Il piano individua alcuni ambiti strategici su cui accelerare. Energia, bioeconomia, economia circolare, gestione delle risorse idriche e agroecologia sono considerati decisivi per costruire un’industria più moderna e resiliente.
A questi si affiancano la necessità di velocizzare le autorizzazioni, rafforzare i controlli e contrastare l’illegalità ambientale. Tutti elementi che, secondo Legambiente, devono poggiare su sei pilastri fondamentali: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, inclusione e nuova occupazione green.
Bollette più basse e meno burocrazia: cosa chiede Legambiente
Tra le proposte rivolte a Governo e Parlamento spicca l’introduzione dei prezzi zonali dell’energia elettrica, al posto del prezzo unico nazionale, per ridurre il costo dell’elettricità nelle aree con maggiore produzione da fonti rinnovabili.
Legambiente chiede anche di rafforzare gli uffici pubblici che valutano e autorizzano i progetti, spesso sotto organico, e di semplificare le procedure che rallentano lo sviluppo dell’economia circolare. Dalla riduzione dei tempi per i decreti End of Waste al repowering degli impianti eolici esistenti, l’obiettivo è sbloccare investimenti già pronti.
Dall’acqua ai reati ambientali, le altre priorità
Il Libro bianco dedica ampio spazio anche alla gestione dell’acqua, proponendo il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura e nell’industria. Centrale anche il tema della legalità, con nuove norme contro i reati agroalimentari e ambientali e il rafforzamento del Sistema nazionale di protezione ambientale.
Secondo Legambiente, senza controlli efficaci e senza il rispetto delle regole non può esistere una vera transizione ecologica dell’industria.
I settori in crisi e la sfida della riconversione
Chimica, siderurgia e automotive sono tre grandi comparti industriali oggi in difficoltà. Una crisi che, secondo l’associazione ambientalista, non è causata dal Green Deal europeo, ma dall’assenza di politiche industriali negli ultimi trent’anni.
La riconversione passa dalla chimica verde, dalla bonifica dei siti industriali inquinati e da un approvvigionamento energetico libero dalle fonti fossili. Accelerare su rinnovabili, accumuli e reti è considerato fondamentale anche per abbassare le bollette e rendere le imprese più competitive.
La transizione è già iniziata, anche in Europa
I dati internazionali confermano che la direzione è tracciata. Nel mondo, oltre il 90% della nuova potenza elettrica installata proviene ormai da fonti rinnovabili. In Europa, per la prima volta, fotovoltaico ed eolico hanno superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica.
Anche le imprese credono nella rivoluzione green e investono, ma chiedono certezze, costi energetici più bassi e meno burocrazia.
I 39 campioni italiani della transizione ecologica
A dimostrare che il Clean Industrial Deal è già realtà sono le esperienze raccontate dalla campagna “I cantieri della transizione ecologica” di Legambiente. Dal 2023 a oggi sono stati censiti 39 campioni nazionali in 12 regioni italiane.
Dall’eolico al riciclo, dalla carta al vetro, dall’edilizia sostenibile al biometano, sono storie che mostrano come l’industria italiana più innovativa stia già coniugando sostenibilità ambientale e competitività. Un modello che, secondo Legambiente, può diventare la base di una nuova politica industriale nazionale.



























































































































































































































































































































































































































